L’Italia alla sfida della transizione ecologica

Roberto Cingolani, ministro della Transizione ecologica, è stato l’ospite d’eccezione dell’evento che ha inaugurato l'Italian Sustainability Week, organizzata da Borsa Italiana.



The Van, 29 Giu 2021 - 17:48

«Se l’Italia vuole sfruttare appieno l’opportunità unica offerta dal Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza, ndr.), è necessario che adotti una visione di lungo periodo, proprio quello che è mancato negli ultimi decenni». È questa la convinzione di Roberto Cingolani, attuale ministro della Transizione ecologica, che ha aperto l'Italian Sustainability Week organizzata da Borsa Italiana, l’evento a cui partecipano esperti e opinion leader che sono chiamati a confrontarsi sui temi che riguardano la finanza sostenibile.

L’incontro di apertura, intitolato “Nrrp & green deal: public and private players in a synergic strategy” è stato introdotto dal CEO di Borsa Italiana, Raffaele Jerusalmi, che ha ricordato l’impegno dell’azienda nel «promuovere un'economica sostenibile a lungo termine». «Oltre all'impegno nelle attività di educazione grazie anche a eventi come questo – ha aggiunto Jerusalmi –, Borsa Italiana ha come obiettivo quello di favorire lo sviluppo di strumenti Esg, ed è per questo che già nel 2017 abbiamo lanciato un segmento dedicato ai green e social bond, per la quotazione e la negoziazione di questi prodotti».

 

Non si può dire sempre “no”

Ma il vero protagonista della prima giornata è stato appunto il ministro Cingolani che, riprendendo l’argomento del webinar, ha ribadito la necessità di collaborazione tra pubblico e privato per raggiungere l’obiettivo della transizione ecologica. «Non esiste possibilità di riuscita senza il reciproco coordinamento tra questi due mondi – ha sottolineato –. Dobbiamo trasformare il nostro stesso modello di sviluppo e non possiamo certo farlo in una settimana. Dobbiamo ripensare il modo in cui produciamo, investire in infrastrutture in campi come il digitale, i trasporti, la produzione di energia elettrica e lo smaltimento dei rifiuti. Lo Stato può accelerare tutti questi cambiamenti, ma è necessario che le aziende private collaborino in maniera decisa».

Il ministro si è poi soffermato sulla grande opportunità offerta dal Pnrr, un treno che l’Italia non può permettersi di perdere. «Fare bei progetti è piuttosto semplice, ma il difficile arriva quando bisogna realizzarli – ha dichiarato –. Proprio per questo motivo l’Italia deve capire cosa vuole diventare nei prossimi 20 o 30 anni. Il Piano nazionale copre soltanto i prossimi cinque anni, ma noi dobbiamo ragionare sul lungo periodo. Per farlo dobbiamo garantire una certa stabilità, soprattutto politica. Questa visione non deve mutare ogni volta che cambia il governo. Dobbiamo poi insistere nella semplificazione della burocrazia, uno dei mali cronici di questo Paese. Infine, investire in educazione, perché solo in questo modo possiamo assicurare che il percorso iniziato con il Pnrr prosegua anche dopo questi cinque anni».

«Spero che le nuove generazioni imparino dai nostri errori – ha concluso Cingolani –. Negli ultimi anni in Italia, ma non solo, si è diffusa una cultura del “no” a tutto. No al progresso, no alla conoscenza, persino no ai vaccini contro il Covid-19. Ma, nel lungo periodo, un atteggiamento di questo tipo non può che portare a conseguenze nefaste».

 

Il settore privato risponde presente

Sulla necessità di una stretta collaborazione tra pubblico e privato è d’accordo anche Alberto De Paoli, CFO di Enel, che ha aperto la tavola rotonda dedicata alle aziende. «È necessaria una visione comune per favorire la transizione energetica – ha spiegato –. Enel in particolare si sta focalizzando su quattro aspetti fondamentali: la decarbonizzazione della produzione, gli investimenti nelle infrastrutture digitali, il consumo di energia e l’economia circolare. Perché le aziende che lavorano in maniera ecologica non solo fanno bene all’ambiente, ma sono anche più profittevoli e vanno incontro a minori rischi».

 

Per Alessandra Pasini, CFO and Chief International & Business Development Officer di Snam, il Pnrr rappresenta una straordinaria occasione per mettere in piedi quelle «riforme che semplificheranno la collaborazione tra pubblico e privato e che rappresentano un volano per la cooperazione e gli investimenti. Snam, in particolare, focalizzerà le sue risorse sull’idrogeno».

 

Fari puntati gli strumenti Esg

Il panel dedicato agli strumenti finanziari è stato invece aperto da Massimo Mocio, Deputy Chief of IMI Corporate & Investment Banking Division, Head of Global Markets & Investment Banking di Intesa Sanpaolo, secondo cui le banche rivestono un ruolo chiave nella transizione verso un mondo più sostenibile, anche grazie al sostegno all’economia reale.

«Negli ultimi anni UniCredit ha cambiato la sua policy, scegliendo di non finanziare le aziende che hanno comportamenti controversi in settori quali per esempio l’oil&gas – gli fa eco Alfredo Maria De Falco, Deputy Head of CIB, Head of CIB Italy di UniCredit –. In questo senso il Pnrr rappresenta un’occasione unica per dare un forte impulso alle tematiche Esg (Environmental, social and governance, ndr.), che le aziende non devono assolutamente lasciarsi sfuggire. Noi siamo pronti ad aiutarle».

E proprio sulle tematiche Esg è focalizzata Banca Akros, l’investment bank del Gruppo Banco Bpm, che ha tra i suoi obiettivi quello di favorire la transizione anche per le piccole medie imprese, vale a dire l’ossatura del sistema industriale italiano. «Per farlo abbiamo puntato soprattutto su due strumenti – ha affermato il CEO Marco Turrina –. Da un lato un green interest rate swap il cui tasso fisso può essere abbassato se l’azienda raggiunge determinati obiettivi Esg; dall’altro la sponsorizzazione del programma Elite promosso proprio da Borsa Italiana, con uno specifico corso dedicato alle tematiche di sostenibilità».

 

Piuttosto ottimistica è poi la visione di Giovanni Sandri, Head of BlackRock Italia, sul futuro del nostro Paese, per diverse ragioni: «Innanzitutto perché i fondi che provengono dalla Ue sono vincolati alle riforme e rappresentano quindi un incentivo. In secondo luogo perché il premier Mario Draghi, sebbene un uomo solo non possa essere la soluzione, ha una credibilità internazionale tale che può fare la differenza. Infine, perché gran parte del Pnrr è dedicato proprio alla sostenibilità, che rappresenta un aspetto molto attraente per gli investitori».

Alla schiera degli investitori appartiene anche Impact Sim, il cui approccio, secondo il CEO Stefano Mach, è differente rispetto ad altre realtà: «Cerchiamo infatti di investire in aziende che possano avere un impatto positivo nei campi che riguardano la sostenibilità sociale e ambientale, un segmento che riteniamo possa crescere in maniera sostanziale nei prossimi anni».

 

«Il recovery plan metterà l’Italia lungo un sentiero positivo, ma cruciale sarà la cooperazione tra pubblico e privato», ha concluso Andrea Sironi, Chairman di Borsa Italiana, che dopo aver sentito tutti gli interventi si è detto moderatamente ottimista sul futuro del nostro Paese.


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