Con la pasta avanti tutta

Un cambio negli stili di alimentazione sta spingendo le vendite. Premianti la capacità di gratificazione, la fama di alimento sano e la facilità di stoccaggio



The Van, 29 Set 2021 - 12:37

Dopo anni di lenta ma costante contrazione a volume dei consumi di pasta, per effetto di un cambio negli stili di vita e d’alimentazione, durante il lockdown si è registrata un’inversione di tendenza. In particolare, in Italia le vendite di pasta sono cresciute nella Gdo del 10% (dati IRI), raggiungendo nel 2020 i 720 milioni di euro.

Positivo anche l’export: a fronte di un calo dei vini dell’8,4% e delle acque minerali dell’8,5%, la pasta nei primi 10 mesi del 2020 è cresciuta del 15,6% (Federalimentari). Tra i motivi del successo, la facilità di stoccaggio, ma anche il modo in cui viene percepita. Soprattutto all’estero, la pasta è considerata un alimento sano ma anche gratificante, simbolo di convivialità e allegria.

 

Una vittoria Made in Italy

In generale, oltre il 50% del fatturato del settore si realizza all’estero e, con un piatto di pasta su quattro consumato nel mondo, l’Italia è leader mondiale a livello produttivo. All’interno dell’Unione Europea, la leadership nostrana è ancora più accentuata con un 67% della produzione proveniente dal nostro paese. Tra i competitor più aggressivi figura la Turchia, la cui produzione di pasta è cresciuta del 77% in 5 anni.

 

Un piatto amato soprattutto al Sud

In Italia mangia pasta il 98% della popolazione, con un pro-capite annuo di 23,1 kg e 6 italiani su 10 che la mangiano tutti i giorni. I consumi più elevati si registrano al Sud, dove si realizza un terzo del fatturato, il doppio rispetto a quello del Nord Est e un terzo in più rispetto a quello del Nord Ovest e del Centro.

Nettamente più basso il pro-capite di americani e francesi, rispettivamente di 9 e 8 kg, ma all’estero (soprattutto Inghilterra e Francia) è cresciuto l’interesse per un prodotto di qualità che vuol dire Made in Italy. Al contrario rispetto all’Italia, in cui prevale la pasta corta, oltreconfine piace di più quella lunga.

 

Oltre la pasta classica

Secondo IRI, per il futuro dovremo attenderci una polarizzazione dei consumi: da una parte una ricerca sempre più accentuata di prodotti premium, certificati e di qualità, e dall’altra parte di prodotti economici, dal prezzo unitario basso. Tra i fenomeni da sottolineare, l’allargamento dell’offerta dalla pasta di semola classica a quella con farina integrale, cereali, kamut, farro, mais, riso, ecc. Tutte queste nicchie sono arrivate a pesare il 12% del mercato. A esse va affiancata la nicchia della pasta di origine biologica, che vale il 5%.

I pastifici italiani sono 120, mentre i formati di pasta prodotti sono 300. Negli ultimi 20 anni la produzione è raddoppiata. Nel 2020, quasi tutti i produttori italiani hanno aumentato le vendite con crescite davvero consistenti per La Molisana e Rummo, ma anche Voiello.

 

Un quarto del mercato a Barilla

Il leader rimane Barilla con circa un quarto del mercato, davanti a De Cecco e Garofalo. L’azienda emiliana è presente in circa cento paesi ed esporta quasi due milioni di tonnellate di pasta. I dipendenti sono 8.600. Il fatturato complessivo del gruppo, realizzato per circa il 40% nel mercato europeo, ha sfiorato nel 2020 i 3,9 miliardi di euro.

De Cecco ha chiuso il 2020 con un fatturato di 510 milioni, in netta crescita (+6%) rispetto ai 481 del 2019, mantenendosi così salda al secondo posto con il 15% del mercato e confermandosi tra i primi produttori di pasta premium al mondo.

 

Crescite a due cifre

Ammonta a 220 milioni il fatturato del pastificio Garofalo, che ha chiuso lo scorso anno con una crescita del 35%. L’export rappresenta il 60% dei ricavi con un incremento del 48% rispetto al +15% del mercato italiano. Previsti investimenti per continuare la crescita oltreconfine (i mercati più dinamici sono Usa, Spagna, Francia e Germania grazie a campagne rivolte agli italiani residenti all’estero), ma anche nel mercato nazionale.

La Molisana è invece il quarto player del mercato per la pasta bianca e co-leader per quella integrale con 130 milioni di fatturato e 270 dipendenti.

Rummo, infine, che ha appena festeggiato i 175 anni, rivela una buona dinamicità con i suoi 160 dipendenti e un fatturato di 122 milioni di euro per 75mila tonnellate di prodotto. È presente in 60 paesi con una quota di export che attualmente vale il 35% dei ricavi ed è destinata a crescere grazie a ulteriori investimenti.


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