Il packaging “parla” emiliano

Oltre 500 aziende danno vita a un distretto strategico per la nostra economia, votato all’export. Quello delle macchine per il packaging è un settore in crescita che ha tenuto anche a fronte del Covid



The Van Group, 17 Set 2020 - 09:30

Il packaging italiano, anzi bolognese, non conosce crisi. Nel 2019, infatti, i costruttori di macchine per l’impacchettamento hanno messo a segno un +2,5%, il dato migliore di tutti i comparti riuniti in Federmacchine, per un fatturato che si aggira intorno agli 8 miliardi di euro. Un risultato positivo ottenuto per il quarto anno consecutivo, in gran parte dovuto all’andamento dell’export che vale il 79% del totale e registra una crescita del 6,7%.

Oltre la metà della produzione di macchine per il confezionamento e il packaging viene assorbita dal food & beverage. Significativa però anche la clientela del settore biomedicale e farmaceutico, così come quella del tabacco.

Le aziende del comparto sono circa 630 e danno lavoro a 30mila dipendenti che diventano 100mila con l’indotto. Le troviamo in Lombardia, Toscana, Veneto e Piemonte, ma per la maggior parte nel cuore dell’Emilia, nella provincia di Bologna, cioè in quella che potremmo definire la “packaging valley”, composta da oltre 200 aziende di dimensioni industriali, alle quali si affiancano circa 350 aziende di stampo artigianale.

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Una macchina su quattro è Made in Italy

“Chiudo il mio quadriennio con un tasso di crescita medio annuo dell’export di oltre due punti sopra il dato dell’interscambio mondiale (+4,4%) delle macchine packaging”, ha affermato Enrico Aureli, presidente uscente di Ucima (Unione Costruttori Italiani Macchine Automatiche per il Confezionamento e l’Imballaggio), riferendosi al 2019. Chiaramente le prospettive per l’anno in corso sono decisamente meno positive a causa della pandemia di Covid-19, ma anche per effetto dell’esplosione del mercato cinese, che va sottraendo clienti soprattutto nei paesi asiatici.

Sui mercati internazionali del settore, il nostro paese, con circa un quarto di tutta la produzione, ha un ruolo di primo piano accanto ai competitor tedeschi. L’export del comparto è diretto soprattutto nei paesi dell’Unione Europea (Francia, Germania, Regno Unito e Spagna i mercati più importanti) con oltre un terzo del totale. Circa il 20% invece varca i confini nazionali verso i mercati asiatici e, a seguire, le Americhe e la Russia.

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Lo sguardo a est

Secondo Ucima, i punti forti delle nostre aziende produttrici di macchine per il confezionamento sono rappresentati dall’elevato livello tecnologico raggiunto, dall’estrema personalizzazione, dall’assistenza post-vendita e dalla competitività. Marco Vacchi, presidente di una delle più importanti aziende del settore, la Ima – che progetta e produce macchine automatiche per il confezionamento di prodotti farmaceutici, cosmetici, alimentari, tè e caffè – ritiene che la strategia vincente sia puntare su precise nicchie di mercato con prodotti personalizzati o ad alto contenuto di innovazione. Vacchi sostiene inoltre che nei prossimi anni un mercato molto interessante sarà quello dell’Europa dell’est. Di proprietà della famiglia Vacchi e quotata in Borsa, la Ima è stata fondata nel 1961. Grazie anche a costanti acquisizioni sia in Italia che all’estero, è arrivata a contare 45 siti produttivi. Vanta 1,5 miliardi di fatturato e 6.200 dipendenti, con l’88% della produzione destinata all’export.

Altra azienda di rilievo nel settore è la Gd. Nata nel 2005, è leader nelle macchine per la produzione e il confezionamento delle sigarette. La sede principale è a Bologna, ma conta su una rete mondiale di filiali (circa 15). È parte di Coesia, gruppo presente in 35 paesi attraverso 84 impianti produttivi. Con oltre 9.000 collaboratori, nel 2018 ha registrato un fatturato di 1,7 miliardi di euro.

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Piccole aziende divenute grandi

Altra realtà conosciuta è il gruppo Marchesini, che prende le mosse dall’azienda fondata nel 1974 da Massimo Marchesini, trasformatasi da piccola realtà imprenditoriale in un’importante impresa industriale grazie a processi di acquisizione e fusione. Il suo quartier generale è a Pianoro, in provincia di Bologna, e nel 2019 il suo fatturato ha raggiunto i 441 milioni di euro.

Inizia invece nei primi anni 80 la storia di Aetna Group, che adesso conta su sette stabilimenti: oltre ai cinque nella “packaging valley”, uno negli Usa e uno in Brasile. Sono oltre 750 i dipendenti e il suo fatturato supera i 200 milioni di euro con una quota di export pari al 90%. Di recente nel gruppo è entrata anche la Ocme, fondata nel 1954 a Parma e specializzata nella progettazione e produzione di macchine per l'imballaggio.


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