Lombardia lattea

Quasi la metà del latte italiano proviene da questa regione. Qui troviamo anche il maggior numero di trasformatori della materia prima



02 Feb 2021 - 09:53

La chiamano la locomotiva d’Italia, ma potrebbe anche essere definita il caseificio nazionale. La Lombardia produce il 44% del latte italiano (fonte: Clal 2020), cioè 4,7 milioni di tonnellate di materia prima, che trasforma diventando anche il principale produttore caseario nel nostro Paese. Quindi la regione si delinea come il più importante distretto lattiero caseario italiano e uno dei primi in Europa. Una filiera estesa e profonda che conta decine di migliaia di addetti e presenta al mercato un’offerta estremamente differenziata e segmentata. Un settore che oggi sembra in grado di fronteggiare la pandemia e che appena ieri (cioè dal 2015) ha affrontato quello che si annunciava come un vero e proprio tsunami per il settore lattiero caseario: la fine del regime delle quote latte.

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Produzione in aumento

Nel 2019 in Lombardia le consegne di latte vaccino sono il 44,0% delle nazionali (erano il 41,7% nel 2013). Questo territorio, nel contesto nazionale, ha avuto una decisa accelerazione a partire dalla seconda metà del 2015. Negli ultimi anni, quindi, stiamo assistendo a un rapido processo di concentrazione della produzione di latte italiano verso questa regione, dove si verifica anche un processo di concentrazione degli allevamenti delle vacche da latte che premia le aziende di dimensioni maggiori. La percentuale più elevata è nelle province di Brescia e Mantova, rispettivamente col 28 e il 18% del totale. Segue la provincia di Cremona, che però ha il primato della produzione media per allevamento, cioè ha le aziende di maggiori dimensioni, mentre nelle province di Brescia e Bergamo è localizzato il maggior numero di aziende di piccole dimensioni. Ed è proprio in queste due province che si concentra la vendita diretta di latte o il relativo utilizzo per la produzione di formaggi Dop in caseifici annessi.

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Grana Padano star

Numerosi non solo gli allevamenti, ma anche gli impianti per la trasformazione del latte, che fanno della Lombardia la prima regione italiana per il trattamento della materia prima. La Lombardia tratta tanto latte che, nonostante il primato produttivo, ricorre anche a importazioni, soprattutto da Germania e Francia, seppur di volume modesto. Anche in questo caso il processo di concentrazione è stato evidente negli ultimi anni, facendo scendere da 264 (2008) a 221 (2018) il numero degli stabilimenti del settore, dai quali nel 2018 sono uscite 718mila tonnellate di latte.

Il latte prodotto nel 2018 è stato in gran parte (quasi il 60%) parzialmente scremato e per oltre un terzo intero. La produzione maggiore dei formaggi ha riguardato i freschi, soggetti a una crescita costante nel corso degli anni. Così come sono cresciuti quelli a pasta dura, mentre sono in calo quelli a pasta molle: il tutto nel rispetto di una richiesta del mercato che premia la differenziazione di prodotto e anche la qualità, visto che oltre il 40% dei formaggi venduti nel 2018 era Dop. Fra questi, il Grana Padano, che assorbe il 37% (fonte: Clal 2018) della materia prima. Altri formaggi Dop regionali sono il Parmigiano Reggiano (prodotto nella sola provincia di Mantova), il Gorgonzola, il Taleggio, il Provolone e il Quartirolo.

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Il secondo produttore del settore

In Lombardia ha sede Galbani, fondata nel 1882 ed entrata a far parte nel 2006 del gruppo francese Lactalis, il numero due a livello mondiale con un fatturato globale di 18,8 miliardi di euro (fonte: Rabobank 2019). È nata così Lactalis Italia, con magazzino centrale a Ospedaletto Lodigiano, che riunisce oltre a Galbani, il primo marchio di formaggi italiani nel mondo, Invernizzi, Cademartori e Locatelli, e commercializza in totale oltre 500 prodotti.

Tra le prime aziende italiane del settore, figura anche Soresina, nata in provincia di Cremona nel 1900 come cooperativa di trasformazione del latte. Ha all’attivo 400 milioni di euro di fatturato e 200 soci. Nella vasta gamma dei suoi prodotti spiccano produzioni di qualità come il Grana Padano, il burro e il Provolone.

Auricchio è conosciuto soprattutto per il Provolone, ma nella sua produzione troviamo anche mozzarelle, Taleggio, Gorgonzola e Pecorino. L’azienda, nata in Campania, dall’immediato dopoguerra ha sede a Cremona, ma conta in tutto 9 unità produttive in Italia, e in più una filiale commerciale in Spagna e una negli Usa. Ha un fatturato di oltre 300 milioni ed esporta in 60 paesi.

Fra i primi dieci player del settore c’è anche Ferrari, in provincia di Lodi, che conta su una consolidata tradizione che risale al 1823. Tra i suoi prodotti di punta, i grattugiati di qualità, che concorrono in maniera importante alla formazione del fatturato di oltre 120 milioni di euro.

Infine, ha stabilimenti in Lombardia Granarolo, la cui sede è in Emilia-Romagna. È la più grande filiera del latte in Italia e il secondo produttore caseario nel nostro paese. Con un fatturato di 1,3 miliardi di euro, è presente in 76 paesi. Tra i suoi marchi di punta, oltre a Granarolo, ci sono Yomo e Centrale del Latte Milano.


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