Quando il gioco è una cosa seria

Le ripetute limitazioni alla circolazione hanno fatto riscoprire la passione per i giochi da tavolo. Dal Monopoly alle carte, il mercato è cresciuto e promette ulteriori incrementi



The Van, 21 Giu 2021 - 17:47

Se pensavamo che la tecnologia potesse uccidere i cari vecchi giochi da tavolo, dobbiamo ricrederci. In crescita da oltre una decina d’anni, il mercato dei giochi da tavolo recentemente ha registrato un nuovo boom a seguito del lockdown della scorsa primavera. In una ricerca svolta da Hasbro, casa statunitense produttrice di giochi, il 37% degli intervistati ha indicato di aver sentito la necessità di distrarsi da quanto stava succedendo ricorrendo anche ai giochi da tavolo. E il colosso americano ha confermato un’impennata delle vendite di cui hanno beneficiato best seller come il Monopoly, il Trivial Pursuit, il Risiko, ma anche il gioco di ruolo Dungeons & Dragons. Il contesto di utilizzo è stato ovviamente quello familiare, ma non solo. C’è chi ha giocato online attraverso dirette su Zoom o Skype. E sembra che il fenomeno non sia destinato a fermarsi. A livello globale, si parla di una crescita del mercato dal 2020 al 2025 del 4%.

 

Italiani, grandi giocatori

L’Italia e gli italiani non sono stati da meno. Infatti, alla riapertura dei negozi, in sei mesi le vendite sono cresciute del 17%. Secondo Assogiocattoli, l’associazione di categoria, games e puzzles hanno visto un incremento nel 2020 dell’11% e i giochi da tavolo del 33%.

Quello dei giochi da tavolo è un mercato che vale circa 100 milioni di euro e che appare destinato ad aumentare ulteriormente grazie anche a un’intensa innovazione: solo nel nostro Paese, i nuovi titoli ogni anno sono circa 800.

Stefano De Carolis, responsabile di Giochi Uniti, azienda del settore nata nel 2006 e con sede a Napoli dal 2009, in un’intervista a la Repubblica ha indicato i motivi del successo nell’importanza di questa attività ludica: «La distanza imposta ha fatto crescere la necessità di ricreare in casa le meccaniche sociali. In questo tipo di intrattenimento si stimolano una serie di comportamenti che ritroviamo nella vita di tutti i giorni. Dalla cooperazione alla sfida, dall’inganno alla necessità di alleanze».

Tra le aziende dei giochi da tavolo si segnala anche Asmodee Italia, parte del gruppo francese Asmodee, che vanta titoli destinati a giocatori esperti come Star Wars Destiny, Pandemic e Il Trono di Spade.

Produce puzzles e giochi da tavolo per bambini (il famoso Sapientino, ma anche L’eredità o I Soliti Ignoti) la Clementoni. Fondata a inizio anni ’60 da Mario Clementoni, l’azienda di Recanati ha proprio i giochi da tavolo nei suoi esordi.

 

Carte in regola

Tra i giochi più famosi presso gli italiani troviamo il Risiko, L’Allegro Chirurgo, Monopoly, Trivial Pursuit e le carte da gioco. Proprio in quest’ultimo comparto operano aziende storiche come Dal Negro, nata a metà ’700 e presente attualmente nel mercato mondiale con un’offerta di oltre 1.500 articoli. Dopo la crescita importante degli anni ’60 e ’70, all’inizio degli anni 2000 è cresciuta anche grazie a un paio di acquisizioni: quella della Masenghini, storica fabbrica bergamasca di carte da gioco fondata nel 1878, e quella della NTP (Nuove Tecniche di Plastificazione), specializzata nella produzione di carte da gioco in plastica per casinò. Con 16mila mq di area produttiva e uffici, 57 dipendenti, 32 agenti in tutto il mondo, Dal Negro è attualmente tra i leader mondiali del settore.

Altro brand di riferimento per le carte da gioco in Italia e all’estero è Modiano. Fondata a Trieste nel 1868, fino a pochi anni fa risentiva della concorrenza cinese, ma adesso, con la riscoperta di ramino, bridge e burraco, ha potuto riprendersi, contando anche sul buon andamento dell’export, che rappresenta il 60% del suo business, e sull’e-commerce.

Infine, vale la pena ricordare un mercato vicino a quello dei giochi da tavolo: quello delle carte da gioco collezionabili, dai Pokemon alle Magic. Stimato a livello globale in circa 2 miliardi di dollari con una fetta abbondante (circa un terzo) del fatturato realizzato nel Nord America, negli ultimi anni ha virato dal prodotto fisico a quello digitale.


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