Il distretto della felicità

In Romagna, sulle sponde del Rubicone, operano alcune affermate aziende del calzaturiero. Il modello locale coniuga qualità, successo economico e attenzione al welfare



The Van Group, 03 Nov 2020 - 11:10

Era il 49 avanti Cristo quando, attraversando un piccolo fiume, Giulio Cesare compì un grande passo, per sé e per l’umanità. Affermò «Alea iacta esta» (il dado è tratto), varcò il Rubicone e riscrisse la storia. Anche oggi, oltre duemila anni dopo, il fiume Rubicone conserva un ruolo da protagonista. È infatti lungo le sue sponde che si è sviluppato un distretto calzaturiero di eccellenza, che conta marchi noti e di grande qualità.

Siamo in Romagna, in provincia di Forlì Cesena, nel comune di San Mauro Pascoli, rinominato così in onore di un suo illustre cittadino, il poeta Giovanni Pascoli (fino al 1932 si chiamava San Mauro di Romagna). Da un paio d’anni, il distretto è al centro di un progetto volto ad attrarre forza lavoro di qualità, in particolare giovane e femminile, e rendere le condizioni di lavoro migliori e più conciliabili con la vita di famiglia. Il progetto coinvolge una decina di aziende e un totale di mille lavoratori. Si parla quindi di “distretto della felicità”, grazie a più welfare e flessibilità e a orari più a misura di famiglia.

felicita1

 

Dagli scarponi all’alta moda

Il distretto è nato ai primi del Novecento, quando l’articolo principale erano gli scarponi per l’esercito. Nel tempo, i ciabattini si trasformarono in piccole aziende artigiane. Risale poi agli anni 70 del secolo scorso il fiorire di aziende specializzate in calzature di moda femminile che diventano eccellenze nel mondo.

Una delle realtà più importanti prende il nome dal suo fondatore, Sergio Rossi, scomparso in primavera all’età di 85 anni. Aveva fondato l’azienda nel 1951, a 16 anni, partendo dagli strumenti e dalla tradizione del padre calzolaio. Dopo la produzione di sandali venduti in spiaggia, era passato alle scarpe, che già negli anni 60 erano diventate un sinonimo di design e qualità al femminile. Molte le attrici che hanno indossato le sue calzature, da Anita Ekberg a Silvana Mangano, da Sharon Stone a Sarah Jessica Parker. La produzione avviene in Italia (nell’86% dei casi nello stabilimento di San Mauro Pascoli) per un totale di circa 1.500 paia di scarpe al giorno, con un procedimento artigianale che è composto da 124 passaggi.

L’azienda era stata acquistata nel 1999 dal Gruppo Gucci, per poi confluire nel gruppo francese Kering di François Pinault. Dal 2015, la Sergio Rossi è tornata italiana: oggi fa parte del fondo Investindustrial e il suo ceo è Riccardo Sciutto. Il fatturato nel 2019 è stato di 66,5 milioni di euro (+4,5% rispetto al 2018), il 50% frutto dell’export e il 10% legato all’ecommerce. Sergio Rossi ha 50 monomarca posizionati nelle principali vie del lusso nel mondo e 530 dipendenti (220 in fabbrica).

felicita2

 

Due eccellenze e una startup

C’è poi Pollini, storica maison calzaturiera fondata nel 1953 dai fratelli Lidia, Lucia, Alberto e Vittorio (figli del calzolaio Ettore). Nel 2000 l’azienda è stata rilevata dal gruppo Aeffe e ha iniziato a produrre non solo accessori a marchio proprio, ma anche per gli altri brand del gruppo fra cui Moschino. La realizzazione di una calzatura Pollini richiede 135 passaggi, di cui molti manuali. Nel 2019 il fatturato è stato di 120 milioni di euro, in aumento dell’8,6% rispetto all’anno precedente.

Un’altra eccellenza della zona è Zanotti. Il fondatore Giuseppe Zanotti, classe 1957, benché i genitori abbiano una gelateria, preferisce imboccare altre strade: prima fa il dj e poi il designer. Nei primi anni 90, acquista il laboratorio Vicini, che conta 15 persone. In pochi anni il brand cresce, il personale arriva a 300 persone, i negozi monomarca a quota 115 in tutto il mondo. Nel tempo, la produzione spazia: dalle calzature per donna si arriva anche a quelle per uomo (che oggi pesano quasi per la metà sul totale) e alla produzione di gioielli. Nel 2014, Zanotti cede il 30% dell’azienda a L Catterton, fondo di private equity americano partecipato dal colosso francese Lvhm. Nel 2017 l’azienda ha fatturato 174 milioni e dato lavoro a 760 dipendenti. Negli anni successivi, il fatturato ha avuto una progressiva contrazione.

Da segnalare infine la startup Alevì, fondata da Perla Alessandri (la sua famiglia possiede a San Mauro il calzaturificio Greymer, in cui lei si è fatta le ossa) e Valentina Micchetti, pierre nel mondo del fashion. Le due imprenditrici puntano su scarpe esclusive (prezzi da 500 euro), hanno un respiro internazionale (una sede si trova a Los Angeles) e manifestano una grande attenzione alla comunicazione, anche social. Nel 2020, nonostante la pandemia, Alevì ha messo a segno una crescita del 15% rispetto all’anno precedente.

felicita3


Borsa Italiana non ha responsabilità per il contenuto del sito a cui sta per accedere e non ha responsabilità per le informazioni contenute.

Accedendo a questo link, Borsa Italiana non intende sollecitare acquisti o offerte in alcun paese da parte di nessuno.


Sarai automaticamente diretto al link in cinque secondi.