L’Emilia alla conquista del mondo

Investimenti, stampa digitale, tecnologie ecosostenibili: il distretto della ceramica di Sassuolo è già pronto per il futuro



The Van Group, 24 Mar 2020 - 10:30

Automobili sportive. Cantautori ispirati. Gastronomia di qualità. Quando si parla di eccellenze emiliane, solitamente vengono in mente queste tre cose. Ma ce n’è una quarta, non meno importante: il distretto della ceramica di Sassuolo, che oltre all’omonimo comune comprende anche le aree di Fiorano Modenese, Formigine, Frassinoro, Maranello, Montefiorino, Palagano e Prignano sulla Secchia. In totale sono circa 300 aziende (alcune in realtà anche in provincia di Reggio Emilia) che danno lavoro a 18mila persone, più o meno l'80% della produzione nazionale di piastrelle, per un fatturato di oltre 4 miliardi di euro secondo Promos Italia, azienda speciale della Camera di Commercio di Modena per l'internazionalizzazione. Un distretto che è letteralmente risorto dalla polvere del sisma del 2012, grazie anche ai fondi per la ricostruzione e alle misure antidumping, e oggi è tornato a essere uno dei fiori all’occhiello dell’industria italiana e guarda al futuro con fiducia.

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Futuro roseo

Sono alte infatti le prospettive per il 2020, a fronte di un 2019 che ha visto consolidarsi il rallentamento che ha interessato l’intero settore nel 2018, con un calo dei ricavi del 2% per i primi dieci gruppi italiani. Una crisi congiunturale in un’industria, quella della ceramica, che vive di esportazioni e subisce le difficoltà del mercato internazionale dovute alla guerra dei dazi e alla conseguente volatilità del prezzo del petrolio. La soluzione? Puntare tutto sul design e su prodotti innovativi in un mercato globale dove il Made in Italy è ancora sinonimo di creatività e qualità.

Il modello di riferimento della cittadella della ceramica è quello del vicino distretto dell’automotive. In un’intervista al Sole 24 Ore, Giovanni Savorani, presidente di Confindustria Ceramica ha parlato della necessità di incanalare e valorizzare gli investimenti record degli ultimi cinque anni, 1,8 miliardi in totale. Per farlo, ha spiegato, servono tecnici, designer e architetti all’altezza di aziende di livello top, che esportano oltre l’80% dei propri volumi. In questo senso, i concorrenti non sono i produttori stranieri di ceramiche ma le imprese meccaniche, quelle emiliane in primis, che hanno una maggiore capacità di attirare talenti specializzati.

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Il futuro è green

Sono tante le aziende che da questa zona, ai piedi dell’appennino modenese, sono partite alla conquista del mondo. Tra queste c’è Florim Ceramiche Spa che ha chiuso il 2018 con un fatturato di 408 milioni, ha avviato un investimento quinquennale di 300 milioni di euro per ampliare la sua struttura adattandola alle esigenze del mercato delle grandi lastre e, nell’ultimo biennio ha dato alla luce due nuove fabbriche 4.0 dotate dei più evoluti impianti tecnologici per la produzione in maxiformato. Inoltre, l’azienda ha adottato soluzioni mutuate dalla stampa digitale per la realizzazione delle fantasie e usa forni ceramici a ridotto consumo energetico. Lo stabilimento di Fiorano, ad esempio, è l’emblema del nuovo corso (e dell’industria ceramica in generale): oltre 48 mila metri quadrati interamente dedicati alle grandi lastre, con impianti di aspirazione specificatamente progettati per ridurre al minimo le polveri di lavorazione. Investimenti considerevoli che hanno portato Florim Spa a essere inserita da Pambianco Magazine e Barclays al settimo posto della classifica leQuotabili, che raccoglie le imprese internazionali più rappresentative del Made in Italy nel mondo (Florim è al primo posto nel settore design/rivestimenti).

L’industria ceramica del futuro, inoltre, abbatterà ulteriormente le emissioni grazie alle ricerche portate avanti da un’altra eccellenza emiliano-romagnola, ma dal respiro internazionale: Sacmi Group, azienda di Imola (circa 80 chilometri più a sud rispetto a Sassuolo), leader nella realizzazione di forni industriali, che nel 2018 ha chiuso con ricavi da 1,44 miliardi di euro, dei quali l’85% prodotti dal settore export. Grazie all’adesione al programma di ricerca europeo Horizon 2020, Sacmi è capofila del progetto Dream (Design for Resource and Energy efficiency in cerAMicKilns) per la realizzazione di forni specifici per l’industria ceramica: l’obiettivo è dare vita a un prodotto che assicuri il 30% in meno di emissioni rispetto alle attuali tecnologie.

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Panariagroup sempre più green

Nel frattempo, anche uno dei più importanti protagonisti del settore, Panariagroup Industrie ceramiche, si sta impegnando attivamente nella riduzione dell’impatto ambientale dei suoi stabilimenti. Realtà anch’essa originaria di Fiorano Modenese e presente in 130 paesi, con 1.700 dipendenti e forte di un fatturato che nel 2018 ha toccato quota 371 milioni di euro, nell’ultimo bilancio di sostenibilità ha mostrato i concreti risultati della sua crociata per ridurre le emissioni inquinanti, la richiesta energetica e il consumo idrico delle lavorazioni. L’obiettivo dichiarato è arrivare alla piena sostenibilità ambientale. In quest’ottica, Panariagroup ha aderito a UN Global Compact, Patto mondiale delle Nazioni Unite, un’iniziativa nata per incoraggiare le aziende di tutto il mondo ad adottare politiche ambientali sostenibili e di tutela della salute dei lavoratori.

Il futuro della ceramica di Sassuolo è sempre più green.


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