Carta canta

Torniamo a parlare, dopo circa quattro anni, del distretto cartario di Lucca, che comprende più di cento aziende con un fatturato pari a quasi 3.500 milioni di euro, e con oltre 6.500 occupati



The Van, 21 Set 2021 - 12:04

È da quasi mille anni che in una zona a est di Lucca si produce carta. La ricchezza d’acqua e il clima ventilato rendevano, già nel dodicesimo secolo, quell’area particolarmente vocata per quell’attività. Oggi, il distretto cartario di Lucca comprende dodici comuni, di cui undici nella parte orientale della provincia di Lucca e uno in provincia di Pistoia (Pescia).

Con circa 900mila tonnellate annue, il distretto controlla circa l’80% della produzione nazionale (17% del dato europeo) di carta “tissue” – i prodotti di carta destinati all’uso igienico e sanitario – e, con circa un milione di tonnellate annue, un valore prossimo al 40% della produzione di cartone ondulato nazionale (5% del dato europeo).

L’export ammonta a circa 700 milioni di euro. Più dell’80% delle esportazioni è destinato ai Paesi europei: i principali sono Francia, Germania, Grecia, Paesi Bassi, Spagna, Svizzera e Austria, ma figurano anche Regno Unito, Ungheria, Slovenia, Portogallo, Polonia e Repubblica Ceca.

Alla produzione di carta è poi legata una componente del settore metalmeccanico: quella che produce i macchinari. Fattura oltre 2.500 milioni e impiega oltre 8.000 persone. Insieme, l’industria cartaria e cartotecnica e quella metalmeccanica, rappresentano più del 50% della forza lavoro impiegata e oltre il 60% del fatturato industriale della provincia di Lucca.

 

“Tissue” e grandi gruppi integrati

Il 78% delle imprese sono cartiere che producono carta per ondulatori, “tissue” e cartoni per usi industriali, alimentari e imballi. La percentuale restante è costituita da cartotecniche.

È in particolare il settore “tissue” a essersi sviluppato, e ad aver favorito la nascita di grandi gruppi che si occupano di tutta la filiera, dalla produzione alla commercializzazione del prodotto finito. Marchi molto noti come Foxy (realizzato dalle Industrie Cartarie Tronchetti), Regina (Sofidel), Tempo (Sca Packaging) e Tenderly (Lucart) testimoniano il peso della presenza di queste aziende nella grande distribuzione.

 

Lucart fa la spesa all’estero

Proprio Lucart – sede a Porcari e 510 milioni di fatturato nel 2020 – ha concluso da qualche mese l’acquisto della inglese Essential Supply Products (in passato aveva già investito in Ungheria e Spagna) e punta sulla sostenibilità ambientale grazie anche al ricorso a un progetto di economia circolare. Il progetto nasce da un accordo con Tetra Pak per il ritiro di confezioni di latte e di bevande. In questo modo, dal 2013 a fine 2020, Lucart ha fatto a meno di 2,8 milioni di alberi ed evitato l’emissione di 170 mila tonnellate di CO2. Oggi il 50% della produzione viene da materiale riciclato.

 

Sofidel, un colosso con 6.700 dipendenti

Sofidel, nato nel 1966, è il secondo produttore in Europa e quinto nel mondo per capacità produttiva nel settore della carta per uso igienico a uso domestico. Dalla sede centrale di Porcari, coordina l’attività di diciassette società in Europa e negli Stati Uniti, che producono ogni anno più di 1,4 milioni di tonnellate di carta e danno lavoro a oltre 6.700 persone.

 

ICT, Dna internazionale

Industrie Cartarie Tronchetti (ICT) nasce nel 1976 in Italia, in provincia di Lucca per dedicarsi al settore del “tissue”, con una produzione di carta di alta qualità partendo esclusivamente da fibra vergine. Oggi ICT è un Gruppo fortemente caratterizzato dalla sua identità internazionale. Il primo stabilimento produttivo fuori dall’Italia è stato quello di ICT Poland, nel 2001. Sono seguiti quelli di ICT Iberica nel 2005 e di ICT France nel 2011. Nel 2014 è stata costituita la società commerciale ICT Deutschland. Il Gruppo ha circa 1.700 dipendenti e fattura oltre 840 milioni di euro.


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