L’oro dell’Adriatico

Dalle reti al prodotto allevato e lavorato: la filiera ittica del Nordest tra Rovigo, Chioggia e Ferrara è la più importante d’Europa



The Van Group, 09 Dic 2020 - 11:00

Qualcuno la chiama “blue economy” ma, considerando l’importanza che riveste per il nostro Paese, è più opportuno attenersi all’italiano e chiamarla economia del mare. Sotto questa definizione ricadono diverse categorie imprenditoriali: movimentazione passeggeri e merci, ricerca e regolamentazione ambientale, allevamenti ittici e pesca, cantieristica, estrazioni marine. Secondo il VI rapporto sull’economia del mare, stilato dalla Federazione del Mare in sinergia con l’istituto Censis e pubblicato nel dicembre 2019, l’economia del mare è in crescita: nel 2015 il valore aggiunto prodotto dalla blue economy italiana ammontava a 32 miliardi di euro, nel 2017 si arriva a 34 miliardi. Oggi il valore complessivo prodotto dalle aziende della blue economy si attesta sui 47 miliardi di euro, stando all’VIII rapporto sull’Economia del Mare redatto dalla Camera di Commercio di Latina. Di questi 47 miliardi, la filiera ittica detiene una quota di 3,7 miliardi, con un focus di oltre 700 milioni sull’export, come evidenziato dai dati del rapporto Ismea di agosto 2020.

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Veneto blu

In Veneto ha sede un’eccellenza del settore: il Distretto Ittico di Rovigo e Chioggia, il più importante d’Europa. 3.400 le aziende complessive di cui oltre 2mila con base in provincia di Rovigo e circa 1.200 nel Veneziano. Il maggior numero di imprese è attivo nella pesca e nell’acquacoltura. In totale sono 8mila gli addetti impiegati, mentre il fatturato annuo ammonta a 850milioni. Il distretto si ispira al modello organizzativo del consorzio: diverse organizzazioni che collaborano attraverso una capillare struttura a rete, che consente una rappresentanza diretta di ciascun ambito della filiera ittica.

Istituito formalmente dalla Regione Veneto nel 2003, il Distretto fa della completezza della filiera il suo punto di forza: dalla pesca tradizionale agli allevamenti, passando per l’import-export di fresco e congelato, fino alla lavorazione e conservazione della materia prima.

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Ogni step produttivo è rappresentato da un nucleo rilevante di aziende: ci sono quasi 50 imprese attive nel settore della lavorazione e della conservazione del prodotto, a cui si sommano le oltre 100 società di commercio all’ingrosso, per arrivare fino al commercio al dettaglio, che conta quasi 300 aziende.

Tra le aziende più importanti del Distretto spicca Polesana Pesca, il cui core business è la commercializzazione di pesce fresco dai principali porti pescherecci italiani ed europei, con distribuzione del prodotto anche oltreconfine. Da un capitale sociale iniziale di 94mila euro, Polesana Pesca ha raggiunto un fatturato medio di 18,5 milioni, grazie anche a una recente apertura verso il mercato della lavorazione e trasformazione del pescato.

Moceniga Pesca è invece attiva nell’allevamento, nella depurazione e nel commercio dei molluschi, mentre Megliopronto è una startup che opera nel settore della lavorazione di prodotti della pesca.

 

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Un bel Po di vongole

Qualche chilometro più a sud, a Goro in provincia di Ferrara, c’è un altro fiore all’occhiello dell’economia del mare tricolore: Copego, ossia il Consorzio dei Pescatori di Goro, che gestisce 1.720 ettari all’interno del Parco del Delta del Po. Copego può vantare il primato di principale polo produttore di vongole d’Europa, nella varietà delle Veraci e Filippine, arrivando nel 2019 a 5.500 tonnellate. Le vongole crescono particolarmente bene in questo territorio, dove la salinità del Mare Adriatico è mitigata dall’acqua proveniente dalla foce del Po. Il fatturato del consorzio si attesta sui 49 milioni di euro, contando sulla forza lavoro di 1.200 operatori di cui oltre la metà sono soci attivi del consorzio.

«Abbiamo due progetti all’orizzonte – dice Paola Giannella, Responsabile Amministrativa di Copego –. Prima di tutto siamo pronti a partire con l’e-commerce: consegna a domicilio con mezzi refrigerati; al momento serviremo solo chi ha una partita Iva. L’altro progetto è legato agli aspetti produttivi: stiamo costruendo un impianto di pre-ingrasso vongole che ci consentirà l’approvvigionamento del 30% del seme di vongola destinato poi al ripopolamento dei nostri impianti di pesca situati nella Sacca di Goro».


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