Surgelati: a qualcuno piace freddo

Record di consumi in Italia per un totale di 4,5 miliardi di euro. Le performance migliori per gli snack salati e i prodotti ittici, ma anche pizze e patate ottengono ottimi risultati di vendita



The Van Group, 15 Set 2020 - 09:50

Gli italiani hanno raggiunto il loro massimo storico nel consumo di surgelati: 14,1 chilogrammi annui a testa. Rispetto al 2018 la crescita nel 2019 è stata dell’1,3%. A fronte di un incremento dei volumi, anche il valore di mercato del settore ha segnato un aumento attestandosi sui circa 4,5 miliardi di euro.

L’emergenza legata alla pandemia ha portato, chiusi i ristoranti, a concentrare la spesa nel canale retail con un incremento nel primo quadrimestre 2020 del 13,5%. All’interno di questo dato aggregato, performance particolarmente positive si sono registrate nel segmento dell’ittico (+16,5%), degli snack salati (+21,5%), delle pizze (+12,5%) e delle patate (+12%).

Anche il segmento del “porta a porta” ha registrato nel 2020 un aumento significativo con addirittura un +40% a marzo rispetto al 2019.

A questi numeri positivi ha fatto da contraltare il trend negativo del fuoricasa: nel primo quadrimestre, l’intero comparto della ristorazione commerciale e della ristorazione collettiva, a seguito della chiusura di esercizi pubblici, bar, ristoranti, mense, scuole, si è quasi dimezzato, lasciando presagire per l’intero anno una perdita di almeno un quarto del fatturato dei surgelati nel canale, pari a circa 600 milioni di euro.

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Vegetali e pesce freschi, anzi freschissimi

Il canale retail aveva fatto registrare numeri positivi già nel 2019 rispetto all’anno precedente. Risultavano in crescita, per esempio, i vegetali, che rappresentano quasi la metà dell’intero comparto surgelati: nel 2019, ne sono state consumate 228.000 tonnellate, con un saldo positivo dello 0,5% rispetto al 2018. In questa categoria sono tornati a crescere sia i vegetali semplici (piselli, spinaci, fagiolini, patate) sia zuppe/minestroni e ricettati.

Anche l’ittico era aumentato, con 94.150 tonnellate consumate lo scorso anno e una crescita del +1,2% rispetto al 2018. Il consumatore apprezza soprattutto la provenienza delle materie prime da pratiche certificate di pesca sostenibile, la loro surgelazione veloce e le informazioni contenute in etichetta.

Buoni risultati nel 2019 anche per pizze e snack (+2,4%). La pizza più richiesta rimane sempre la Margherita, cui seguono vegetariana, capricciosa, ai funghi, al prosciutto. In leggero aumento (+0,7% sul 2018) anche il consumo di patate surgelate.

I piatti ricettati (primi, secondi e contorni) si sono confermati un prodotto molto gradito dal consumatore, con una crescita del 2,9% rispetto al 2018. Infine, riprendono a salire i consumi di carne, sia bianca (+3,3% rispetto al 2018) che rossa (+2,4% rispetto al 2018).

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La pizza Made in Italy

Il comparto dei surgelati è anche uno dei fiori all’occhiello dell’export agroalimentare italiano, che nel 2019 ha toccato 35,4 miliardi di euro con un +5,2% sul 2018. Il maggiore mercato di riferimento rimane l’Unione Europea, con la Germania in testa, seguita da Nord America e Asia. Un discorso particolare al riguardo lo merita la pizza surgelata. Nel 2019 l’export italiano di questo prodotto ha oltrepassato le 150mila tonnellate, registrando un incremento di oltre il 10% rispetto al 2018 e le notizie appaiono particolarmente confortanti per il prossimo futuro grazie a un accordo che permetterà all’Italia di esportare carne suina in Usa, dando così la possibilità ai nostri produttori di portare nel Paese prodotti come la “Pepperoni Pizza” (con il salame piccante), di cui c’è grande richiesta.

Quando si parla di aziende italiane produttrici di pizza surgelata, il primo nome che viene in mente è Roncadin, realtà nata nel 1992 a Meduno, in provincia di Pordenone, che dà lavoro a 600 persone con un fatturato che nel 2019 ha toccato quota 120 milioni di euro, in crescita del 15% rispetto al 2018, con 85 milioni di pizze sfornate (di cui il 70% vendute all’estero). Una curiosità: nel 2017 un incendio devastò 6mila metri quadri di capannoni, ma l’azienda si è presto ripresa inaugurando dopo pochi mesi una quarta linea produttiva.

Altro nome conosciuto del settore è la modenese Italpizza, il cui stabilimento è ben visibile dall’autostrada A1: 128 milioni il fatturato 2019.

Prendendo invece l’Autobrennero in direzione nord, da Modena si arriva in mezz’oretta a Mantova: qui ha sede la Mantua Surgelati, una delle prime realtà italiane a utilizzare - negli anni 60 - i congelatori per conservare i prodotti, all’epoca soprattutto pizze. Oggi la realtà fondata da Romano Freddi, imprenditore scomparso nel 2017, può vantare un fatturato che supera i 100 milioni di euro.

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Bastoncini e Sofficini

Le private label giocano quindi un ruolo importante nel comparto produttivo dei surgelati con circa il 40% del totale consumi, ma tra i leader troviamo Findus e Orogel.

Findus, brand nato nell’immediato secondo dopoguerra in Svezia, arriva in Italia, nella sede produttiva di Cisterna di Latina, nel 1964 con un carico di prodotti innovativi, che si arricchisce nel 1967 dei famosi Bastoncini e nel 1975 degli altrettanto noti Sofficini. Dal 2015 è parte del gruppo Nomad Foods Europe con sede nel Regno Unito. È leader di mercato per i vegetali surgelati, che rappresentano un terzo del suo fatturato. L’ultima operazione di lancio del gruppo in Italia – e in altri 11 mercati – è la linea Green Cuisine, dedicata ai prodotti sostitutivi della carne, cioè burger, polpette e salsicce senza carne.  Altro nome conosciuto del settore è la modenese Italpizza, il cui stabilimento è ben visibile dall’autostrada A1: 128 milioni il fatturato 2019.

 

Un freddo Benessere

Tra le numerose aziende italiane, si distingue Orogel, nata in Romagna come cooperativa negli anni 60 che oggi vanta oltre 1.600 soci coltivatori e commercializza più di 140mila tonnellate di surgelati per un fatturato totale nel 2019 di quasi 253 milioni di euro. Tre gli stabilimenti produttivi di surgelazione, uno in Veneto, uno in Emilia-Romagna e uno in Basilicata. Attenta al controllo della filiera, già dal 1988 Orogel ha annunciato l’applicazione su larga scala della coltivazione integrata abbattendo l’utilizzo della chimica del 70% rispetto ai disciplinari dell’Emilia-Romagna. Prodotti di punta sono spinaci e minestroni, che rappresentano rispettivamente il 25% e il 24% del fatturato. Grande successo anche per i contorni Benessere, che arrivano al 28% del valore. Il principale canale di riferimento è il retail (dove Orogel ha un ruolo consolidato nella produzione delle private label) con una quota del 62%. L’export rappresenta il 4% del totale.


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