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L’economia va in porto

Gli scali italiani stanno vivendo un buon momento, grazie anche all’aumento del traffico di container. Settore, questo, nel quale spicca la “nostra” MSC



The Van, 03 Lug 2018 - 17:04

Italiani popolo di santi, poeti e navigatori. Se per quanto riguarda le prime due qualità tradizionalmente attribuite ai nostri connazionali non abbiamo dati a supporto, possiamo invece confermare il nostro primato nel campo della navigazione. I porti italiani, infatti, hanno registrato, nel 2016, un traffico di 484 milioni di tonnellate movimentate: si tratta del valore più elevato dal 2009. Merito soprattutto del traffico ro-ro (rotabili), che ha sfiorato i 94 milioni di tonnellate, record negli ultimi 12 anni. Dati, questi, raccolti e diffusi dal centro studi SRM (gruppo Intesa Sanpaolo) e inseriti nel rapporto Italian maritime economy.

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Trieste principale scalo italiano

Parallelamente, come evidenzia il bollettino Assoporti 2017, l’associazione che rappresenta gli scali italiani, cresce anche il commercio via mare: +3,6% rispetto all’anno precedente, con incrementi sulle importazioni (+3,8%) e sulle esportazioni (+2,9%). In generale, nella movimentazione merci, a livello mondiale l’Italia è terza nel 2016 – anno dell’ultimo aggiornamento Eurostat – dopo Paesi Bassi e Regno Unito e il 38% degli scambi commerciali italiani avviene via mare (Il nostro Paese resta saldo al primo posto per quanto riguarda il traffico crocieristico)

Gli scali più importanti? Trieste, che muove oltre 62 milioni di tonnellate di merci, di cui 43 milioni in petrolio, seguita da Genova (49 milioni), Cagliari (40 milioni), Livorno (32 milioni) e Gioia Tauro. Buoni numeri, anche se lontani da quello del principale porto europeo, Rotterdam (116 milioni di tonnellate movimentate).

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Napoli a tutto gas

Ad essere movimentate sono le merci più disparate. Registrano il maggior incremento nelle importazioni le materie prime secondarie, i rifiuti (+41%), i mezzi di trasporto (+19,3%) e altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi (+19,1%). Quelle che hanno invece registrato un incremento delle esportazioni via mare sono state carboni fossili, ligniti, petrolio greggio e gas naturale (+13%); mezzi di trasporto (+12%); coke e prodotti petroliferi raffinati (+9,5%); legno, prodotti in legno, carta e prodotti di carta (+8,8%); prodotti chimici e fibre sintetiche (+7,2%); prodotti alimentari, bevande e tabacchi (+2,9%).

Il porto di Napoli, in particolare, ha aumentato la movimentazione di gas naturale liquefatto (un milione, +20,7%) e un forte aumento si riscontra anche a La Spezia-Marina di Carrara (443 mila tonnellate, +201,4%).

Infine, per quanto riguarda la presenza di portacontainer – cresciuta in tutto il Mediterraneo grazie anche ai recenti investimenti cinesi nei porti europei – dal 2012 ad oggi la presenza di grandi navi nei tre principali scali italiani per contenitori (Gioia Tauro, Genova e La Spezia) è aumentata dell’86,4%. La cosiddetta “nuova Via della Seta” avrà infatti, anche secondo il report Srm, un ruolo principe nello sviluppo del comparto, attivando circa 1.400 miliardi di dollari di investimenti in infrastrutture, tra cui i porti.

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MSC, autentica eccellenza italiana

In uno scenario di questo tipo, dominato da veri e propri colossi del trasporto via mare come la danese Maersk (il più grande armatore di navi mercantili al mondo con 117mila dipendenti e 35 miliardi di dollari di fatturato), la cinese China Cosco Shipping Group (38 miliardi di fatturato) o la francese Cma-Cgm (21 miliardi di dollari di fatturato), spicca la nostra MSC (Mediterranean Shipping Company), che in molti associano al mercato delle crociere ma che in realtà è uno dei principali player mondiale delle linee cargo. L’azienda fondata nel 1970 dal napoletano Gianluigi Aponte, infatti, ha un fatturato che sfiora i 30 miliardi di euro e dà lavoro a oltre 28mila persone. Niente male per uno che aveva cominciato acquistando una nave per i commerci con l’Africa.


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