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Non solo piastrelle

Il comparto della ceramica si lascia alle spalle la crisi anche grazie a investimenti in settori diversi da quello residenziale, come insegnano le storie di Panaria, Ricchetti e Abk



The Van, 07 Ago 2018 - 08:56

C’è un’industria che cresce in fatturati ed export. È il comparto della ceramica, da sempre un fiore all’occhiello del Made In Italy. I dati di Confindustria Ceramica parlano infatti di un settore che “scoppia” di salute: nel 2017 il fatturato complessivo ha toccato quota 5,54 miliardi di euro, l’export è salito all’84% (rispetto al 72% di 10 anni fa) mentre gli investimenti del settore hanno raggiunto la cifra record di 514,9 milioni. Numeri che sono possibili grazie ai numerosi player attivi nel settore, molti dei quali hanno il proprio quartier generale in provincia di Modena, il cuore pulsante di questa industria che sta letteralmente conquistando il mondo.

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Panaria Group veste l’aeroporto di Doha

Il rivestimento dell’aeroporto di Doha in Qatar, del Bosco Verticale di Milano e del Protoshop di Lamborghini (5mila mq di estensione per il reparto prototipi della famosa casa automobilistica), sono solo alcuni degli ultimi prestigiosi lavori di Panariagroup Industrie Ceramiche, azienda di Finale Emilia che a chiuso il 2017 con 348,58 milioni di euro di ricavi, un aumento del 2% rispetto all’anno precedente.

Fondata da Giuliano Mussini nel 1974, insieme a un gruppo di imprenditori, è proprietaria di marchi come gruppo Cotto d’Este, brand diventato poi famoso in tutto il mondo per linee di prodotti destinate alla fascia lusso del mercato, o la statunitense Lea North America Inc. Strategie di successo che portano nel 2004 il gruppo a quotarsi in Borsa, all’indice FTSE Italia Star.

E oggi, dopo il successo nel mercato americano, il gruppo si prepara a conquistare l’oriente: nel sud della Cina, ad esempio, ha rivestito con lastre ceramiche ultrasottili una stazione della città di Chongqing.

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Gruppo Ricchetti lancia una linea con Roberto Cavalli

Ma “torniamo” in Italia. A pochi chilometri da Finale Emilia c’è Sassuolo, la vera capitale mondiale della ceramica. Qui ha sede il Gruppo Ceramiche Ricchetti (162,2 milioni di euro, sette stabilimenti produttivi nel mondo e oltre mille dipendenti), altro leader del settore, che collabora con stilisti del calibro di Roberto Cavalli e con architetti come Massimo Iosa Ghini (colui che ha progettato il Museo Maserati a Modena e il restyling della Galleria Museo Ferrari a Maranello) per il lancio di collezioni esclusive. Partnership che hanno rafforzato l’immagine di un brand che punta all’espansione in Estremo Oriente tanto che nel 2016 ha costituito una branch a Hong Kong.

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Abk prepara l’ingresso in Borsa

Ma nel panorama italiano si stanno ritagliando sempre più spazio anche aziende più piccole e nate più di recente. Una di queste è Abk, azienda emiliana leader nella produzione di pavimenti in gres porcellanato, che si sta preparando alla quotazione sul mercato AIM Italia di Borsa Italiana. Un passo, questo, reso possibile dai risultati più che positivi dell’azienda che ha chiuso il 2018 con un valore della produzione di 115,4 milioni di euro (+11% rispetto all’esercizio 2016). Il segreto del successo? Acquistare marchi storici in difficoltà e rimetterli in carreggiata. La prima società acquistata è Ceramica Edera di Finale, a cui segue la reggiana Campeginese. È solo l’inizio di un lungo elenco di marchi acquistati e accorpati come Imoker, Ariana, Sir Tiles con Flaviker e Pi.Sa. Abk oggi opera soprattutto a livello internazionale, ma produce in Italia nelle realtà industriali di Finale Emilia e Solignano, che operano in sinergia con il polo logistico di Fiorano Modenese.


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