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Stati Uniti tricolore

La storia di quattro aziende italiane che hanno raggiunto risultati ragguardevoli oltre oceano. Dal settore metalmeccanico fino alle startup innovative



The Van , 16 Mar 2018 - 14:30

Tu vuò fà l'americano”, cantava Renato Carosone descrivendo il sogno a stelle e strisce degli italiani. Quel sogno si realizza oggi negli affari: aumentano infatti le imprese nostrane che fanno business negli Stati Uniti. Gli investimenti hanno subìto un incremento negli ultimi anni, passando da 1,95 miliardi del 2013 fino ai 5,14 miliardi del 2015 (dati Ice, l’agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane). Il settore manifatturiero, dei macchinari e i trasporti sono tra quelli più attivi.

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L’officina sbarca in USA

Gli Stati Uniti sono uno dei primi mercati di Brembo, realtà leader nella produzione di sistemi frenanti: l’azienda ha infatti due stabilimenti in Michigan e la fonderia americana si estende su una superficie di 30mila mq e assicura 250 posti di lavoro.

D’altronde, l’internazionalizzazione è una delle chiavi per capire il successo dell’azienda bergamasca. Nel 1961 viene fondata da Emilio Bombassei. All’inizio è una piccola officina che produce dischi frenanti. La svolta avviene negli anni Settanta, quando Enzo Ferrari, patron dell’omonima casa automobilistica, sceglie Brembo per la sua monoposto. È l’inizio di una parabola che porta l’azienda a diventare un punto di riferimento per i maggiori brand delle competizioni motoristiche. Un successo che continua anche in anni recenti: nel 1995 arriva infatti la quotazione in Borsa. I numeri? Brembo ha chiuso il 2016 con ricavi in crescita del 10%, raggiungendo i 2,3 miliardi.

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Dallara innova Indianapolis

Parla americano anche il gruppo emiliano Dallara, leader nella produzione di vetture da competizione. Nel luglio del 2012 nasce a Indianapolis il Dallara Indycar Factory, un investimento di 15 milioni di dollari. Si tratta di un centro di innovazione e ricerca: i visitatori possono conoscere la storia dell’azienda e scoprire i segreti della progettazione e sviluppo delle vetture; all’interno si trova anche un avveniristico simulatore, realizzato per condurre ricerche sulla dinamica dei veicoli in collaborazione con la Purdue University, un istituto universitario statunitense.

L’azienda nasce nel 1972 dalla mente di Giampaolo Dallara – ingegnere con un passato in Ferrari – a Varano de’ Melegari, in provincia di Parma. Straordinari sono i risultati raggiunti negli ultimi 10 anni sotto la guida di Andrea Pontremoli: i dipendenti sono passati da 106 a 620, mentre il fatturato è triplicato, fino a raggiungere 90 milioni di euro. Crescita che si sposa con gli investimenti in innovazione: 40 milioni negli ultimi tre anni.

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Sacmi spopola nel Tennessee

Un po’ più datata la presenza negli Stati Uniti di Sacmi: è datata 1994. La prima fabbrica si trova a De Moines in Iowa: 80mila metri quadrati per la produzione di macchine per l’industria del packaging e della ceramica. A questo primo investimento ne segue un altro, a Nashville, nel Tennessee. La scelta non è casuale: lo Stato americano è uno dei distretti mondiali più promettenti nel settore del “ceramics”. Traguardi straordinari per un’azienda che tra un anno compirà un secolo di vita: è stata fondata nel 1919 a Imola da nove tra meccanici e fabbri, tutti imolesi, che costituiscono la Società Anonima Cooperativa Meccanici Imola.

Oggi Sacmi è presente in circa 80 Paesi e sviluppa l’88% del suo fatturato proprio all’estero. Può contare su impianti propri e aziende di supporto in circa 26 Paesi e sull’impiego di 3.500 dipendenti. La cooperativa archivia il 2016 con 1,4 miliardi di euro di ricavi e 642 milioni di patrimonio netto.

 

Digital Magics porta l’Italia in Silicon

In questo panorama non poteva mancare il digitale: c’è, infatti, chi ha pensato di portare un po’ di Italia nella Silicon Valley. Questa è la mission di Digital Magics, incubatore di startup milanese, che ha aperto la sua sede internazionale a Los Angeles. In terra americana ha stretto una partnership con LAVA, l’associazione di venture capitalist di Los Angeles e con l’ItalianTrade Agency (ICE) con l’obiettivo di favorire investimenti in startup innovative italiane da parte di investitori istituzionali americani.

Nato da un’idea di Gabriele Gresta e del compianto Enrico Gasperini, tra i primi imprenditori Internet in Italia, Digital Magics opera dal 2008 come incubatore di startup innovative. Nel 2013 la società si quota all’AIM, il mercato alternativo per le piccole e medie imprese gestito da Borsa Italiana. Da allora ha investito in progetti innovativi circa 16,5 milioni di euro.

 


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