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Con la parità di genere si lavora meglio

Fondare e far crescere un’azienda non è mai facile. E per le donne lo è ancora di meno, soprattutto in Italia. Ma ci sono imprenditrici che hanno saputo lasciarsi alle spalle le difficoltà per costruire società a misura di persona



The Van, 14 Nov 2019 - 11:15

Si chiama Gender Gap, la disparità fra donne e uomini in termini retributivi, di riconoscimenti e di carriera. Un solco reso ancora più profondo dalla crisi economica. Lo conferma il Gender Gap Index 2018 del World Economic Forum: la presenza femminile nell’ultimo anno è diminuita nei settori salute, istruzione e politica. Basterebbe qualche cifra per dare la misura del “fenomeno”: l’Italia è all’82° posto (su 144 Paesi) in Gender Equality e al 126° posto per parità di salario per lo stesso lavoro; una donna su due non lavora, mentre solo il 30% delle startup ha una founder (fonte: Infocamere). Eppure le ragazze che fanno studi universitari sono più dei ragazzi (140 contro 100). Ma anche un contesto problematico come quello descritto può generare storie virtuose, quelle di donne partite proprio da queste difficoltà per costruire imprese a misura di persona.

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Vetrya: tecnologia e cultura per evolversi

Il gruppo Vetrya crea soluzioni tecnologiche e servizi innovativi per il mondo delle telecomunicazioni, dei media, internet delle cose, blockchain e intelligenza artificiale. L’ha fondato Katia Sagrafena con il marito Luca Tomassini. La crescita annua dei ricavi dell’azienda – oggi quotata all’AIM di Borsa Italiana – è arrivata quasi al 30% negli ultimi tre anni. Sagrafena racconta con orgoglio come ha sviluppato il capitale umano: ha puntato non solo sulla formazione scientifica, ma sulla cultura in generale. A Orvieto ha creato una grande struttura, che occupa 140 persone, con aree lavoro, museali, sale con esposizioni a tema, una biblioteca e un Campus a disposizione di dipendenti, ospiti e studenti. E c’è anche un miniclub che accoglie i figli dopo la scuola. «Il 45% dei dipendenti sono donne. Gli unici part time sono quelli delle ragazze del miniclub – afferma l’imprenditrice –. Madri e padri sono felici di lavorare vicino ai propri figli. E i servizi sono gratuiti. Le donne non temono di rivelare una gravidanza, perché non dovranno scegliere tra famiglia e lavoro. Vogliamo favorire le individualità e mettere i cervelli in condizione di dare il meglio: ognuno ha le proprie conoscenze ed è più forte se valorizzato».

Zeta service: più lavoro, in un’azienda felice

Anche Zeta Service, specializzata in payroll, consulenza del lavoro e risorse umane, punta sulla felicità di dipendenti e clienti. Ne ascolta le necessità e le alleggerisce per aumentare la produttività. «Fatturiamo oltre 19 milioni di euro, serviamo 500 clienti, lavorano per noi 240 persone; abbiamo sette sedi, spesso nate da dipendenti che lavoravano da casa per conciliare lavoro e famiglia» racconta Silvia Bolzoni, 58 anni, founder e Ceo. Ha cominciato giovanissima in Zucchetti (oggi grande società di servizi e produzione software e hardware), per poi avviare Zeta Service nel 2003, con tre persone e 300mila euro, che servivano per gli stipendi di un anno. Ma i clienti pagavano e il fatturato cresceva. La forza di Zeta Service è l’attenzione alle persone: «Abbiamo istituito un maggiordomo aziendale, a disposizione per le faccende che portano via tempo: posta, farmacia, cambio gomme, ritiro pacchi. Offriamo visite mediche in azienda e prevediamo orari flessibili e smart working». Da Zeta Service è partito Progetto Libellula, che ha unito un network di aziende contro la violenza sulle donne e la discriminazione di genere, e la divisione aziendale “Felicità e Valori” che progetta attività e benefit. Scelte premiate dai risultati economici e da vari riconoscimenti, tra cui l’Ambrogino d’Oro.

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Mukako: intuire un bisogno condiviso

Mukako invece è un e-commerce al servizio delle famiglie con bambini, che offre 10mila articoli, dai prodotti per l’igiene fino agli elementi di arredo. Nasce dai bisogni di una mamma, oggi imprenditrice, Martina Cusano, 38 anni, che un giorno si trovò sprovvista di pannolini. Da quel problema, grazie a uno scambio di idee con Elisa Tattoni (sua futura socia), è nato un portale che oltre a garantire consegne in tempi brevi ha sviluppato prodotti di design pluripremiati, che vendono in tutto il mondo. Fra questi, MuTable, tavolo multi-gioco, e MuWall, muro didattico, per cui è stata lanciata recentemente una campagna di crowfunding: fioccano ordini ancor prima che sia in produzione. Cusano, una laurea in Bocconi e un MBA ad Harvard, ha lavorato in finanza e in Privalia, a Barcellona, dove ha conosciuto Tattoni. I loro studi sono stati fondamentali, ma ancora di più lo sono l’esperienza diretta dei problemi e l’ascolto dei clienti. L’azienda nel 2017 ha fatturato 3,7 milioni di euro, nel 2018 ha ricevuto il Primo premio nella categoria Kids al Netcomm E-commerce Award. E nello stesso anno Martina è stata una delle 50 Inspiring Fifty italiane, “modelli” femminili cui ispirarsi.

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Gli appuntamenti di Bookcity

Il tema approda anche a Bookcity, l’evento clou dell’editoria italiana a Milano, in programma dal 14 al 17 novembre, che ospiterà un focus sull’apporto femminile allo sviluppo dell’informatica. Ne parlano il 17 novembre alle 14.30, nel palazzo della Borsa Italiana, Cinzia Ballesio e Giovanna Giordano, autrici di L’informatica al femminile. Storie sconosciute di donne che hanno cambiato il mondo (Neos edizioni).


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