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Farmaceutico da esportazione

I dati Ice raccontano che l’export italiano funziona. Trainato anche dalle aziende del farmaco che si impongono sui mercati internazionali



21 Set 2018 - 12:11

L’export italiano cresce e non conosce battute d’arresto. Lo conferma l’Ice, l’agenzia per la promozione delle aziende italiane fuori dai confini nazionali, i cui dati sono a dir poco lusinghieri: 448 miliardi di euro il valore del nostro export lo scorso anno, con una crescita del 7,4%. Tra i settori più performanti, la farmaceutica (+16%) e la metallurgia (+9,9%). Nomi storici come Menarini, Chiesi, Bracco o Alfasigma, rappresentano vere e proprie eccellenze che il mondo ci invidia.

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Menarini, tutto è iniziato con una farmacia

Uno dei nomi più noti del settore farmaceutico è Menarini, realtà con sede a Firenze, filiali sparse in oltre 100 Paesi del mondo e 17mila dipendenti; un’avventura partita da una farmacia di Napoli nel 1886 che si è trasformata in una delle più grandi aziende al mondo con 3,5 miliardi di euro di ricavi (il 63% realizzati all’estero, sui mercati europei, americani e asiatici). Oggi Menarini concentra i propri sforzi principalmente sulla ricerca oncologica: lo dimostrano le recenti partnership e acquisizioni, come quella della società americana Janseen Diagnostics con lo scopo di studiare soluzioni terapeutiche personalizzate per pazienti oncologici.

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Chiesi punta sulla ricerca

Da Firenze, prendendo l’autostrada A1 in direzione nord e percorrendo poco meno di 200 chilometri, si arriva a Parma. Qui ha sede un altro big player della farmaceutica, Chiesi: 4.800 dipendenti, filiali in 24 Paesi e 1,7 miliardi di fatturato, di cui l’85% realizzato all’estero. L’azienda fondata nel 1935 da Giacomo Chiesi punta tutto sulla ricerca, a cui destina il 22% dei suoi ricavi annui: grazie a questo è tra le prime imprese per deposito di brevetti in Europa (oltre 500). La vocazione innovativa si rafforza negli anni, come dimostra la recente partnership con StartUp Health, azienda leader nel sostegno di startup in ambito sanitario.

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Bracco leader nella diagnostica per immagini

Milano è invece la terra d’origine del gruppo Bracco, nato nel 1927 da un’idea di Elio Bracco. Inizialmente specializzato in prodotti vitaminici, come il celebre Cebion, rilasciato sul mercato negli anni Quaranta, fa le sue fortune facendosi spazio in una nicchia di mercato, quella della diagnostica per immagini (mezzi di contrasto, dispositivi medicali) di cui è leader mondiale. L’87% del fatturato annuo – che nel 2017 ha toccato quota 1,3 miliardi di euro – viene dall’export: i prodotti dell’azienda, oggi guidata da Diana Bracco, trovano sbocco soprattutto in Nord America, Europa e Giappone.

 

Alfasigma, due eccellenze in una

Completa il poker d’assi nella farmaceutica Alfasigma. Sede a Bologna, l’azienda è relativamente giovane, dato che è nata lo scorso anno dalla fusione di due storiche realtà: la Alfa Wasserman di Marino Golinelli e la Sigma-Tau fondata da Claudio Cavazza. L’azienda crea e commercializza prodotti di punta soprattutto nell’ambito della gastroenterologia e della medicina vascolare. Qualche numero? Oltre 3mila addetti e un fatturato di 1 miliardo di euro, di cui il 40% generato all’estero.


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