Un settore in salute

Il Covid-19 ha impresso un’ulteriore crescita a un comparto, quello farmaceutico, che stava già ottenendo ottimi risultati. L’Italia è il primo produttore europeo



The Van Group, 29 Ott 2020 - 10:30

Mentre il mondo è alle prese con l’emergenza sanitaria, il settore farmaceutico gode di ottima salute. Secondo un rapporto redatto da Cassa Depositi e Prestiti, EY e Luiss Business School, l’industria del settore sta infatti affrontando questo periodo di crisi con ottimi risultati, sia per quanto riguarda il comparto farmaceutico in senso stretto sia quello dei dispositivi medici. Nel 2020 i fatturati del primo dovrebbero aumentare dell’1,3% in caso di attenuazione della pandemia e del 2,3% se dovesse esserci una seconda ondata. Il secondo, invece, crescerà del 3,3% se non ci saranno complicazioni dovute al Covid-19 e del 4,3% in caso di recrudescenza. Va però detto che l’andamento positivo del settore non dipende solo dalla pandemia, ma è la naturale prosecuzione di una crescita costante registrata nel corso degli ultimi anni.

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Il primato dello Stivale

L’Italia è il primo produttore farmaceutico dell’Unione Europea e rafforza la sua posizione anche nell’innovazione grazie a investimenti che negli ultimi cinque anni sono cresciuti più della media continentale (+31% dal 2013 al 2019). Nel 2019 le imprese del farmaco hanno investito in ricerca e sviluppo 1,6 miliardi di euro, il 10% del totale degli investimenti in Italia, dato in crescita di oltre il 30% dal 2013. Gli addetti R&S sono 6.650, in aumento dell’1% rispetto al 2018, equivalenti al 10% del totale degli addetti. Nel 2019 il valore della produzione è aumentato raggiungendo i 34 miliardi, con un incremento del 5,6% rispetto all’anno passato esclusivamente grazie alla crescita dell’export (+26%).

Occupazione e investimenti si sono mantenuti costanti, confermando l’impegno delle imprese del farmaco per lo sviluppo dell’Italia. E anche i dati dei primi mesi del 2020, in un contesto operativo di mercato molto difficile per l’emergenza Covid-19, indicano un ulteriore aumento della produzione, sempre grazie all’export, e la tenuta dell’occupazione.

Le imprese del settore farmaceutico operanti in Italia sono complessivamente 283 (materie prime e specialità medicinali), per il 42% sono imprese a capitale italiano e per il 58% imprese a capitale estero (34% europee e giapponesi, 24% Usa). L’occupazione totale nell’industria farmaceutica in Italia è di 66.500 unità, stabile rispetto al 2018.

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Menarini, prima italiana nel mondo

Diverse sono le aziende italiane del settore che stanno ottenendo risultati importanti. A cominciare da Menarini, la casa farmaceutica fiorentina, prima italiana nel mondo, presente in 140 paesi, che ha fatto della collaborazione con partner internazionali un punto di forza. Il fatturato sfiora i 3,8 miliardi di euro, in crescita del 3,2% rispetto al 2018.

In azienda gli addetti alla ricerca e sviluppo sono quasi mille. Sono invece 16 gli stabilimenti di produzione, l’ultimo dei quali verrà prossimamente aperto nei pressi di Firenze, con un investimento di 150 milioni di euro e occuperà 250 persone più l’indotto. Sarà uno stabilimento di smart manufacturing, con tecnologie produttive innovative e sistemi di automazione e digitalizzazione in linea con il programma Industry 4.0 con importanti obiettivi di sostenibilità ambientale. L’impianto avrà una capacità produttiva annua di circa 100 milioni di confezioni corrispondenti a circa 3 miliardi di compresse.

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Terapie respiratorie e test sierologici

Altra importante azienda del settore è Chiesi Farmaceutici, industria nata a Parma nel 1935 e che al momento occupa 6mila dipendenti. Il fatturato 2019 è stato di 2 miliardi, con un aumento dei ricavi del 12,7% rispetto al 2018. Presente in 29 paesi, Chiesi è un gruppo internazionale orientato alla ricerca, occupandosi in particolare di farmaci innovativi nelle terapie respiratorie, nella medicina specialistica e nelle malattie rare. Il comparto R&S del gruppo ha sede a Parma ed è integrato con altri quattro importanti gruppi di ricerca e sviluppo in Francia, Stati Uniti, Regno Unito e Svezia con l’obiettivo di promuovere i propri programmi preclinici, clinici e di registrazione.

Un’altra eccellenza italiana è infine Diasorin, azienda di immunodiagnostica con un’esperienza di oltre 50 anni, impegnata in prima linea per i test sierologici del Covid-19. Presente in 120 paesi, ha 2mila dipendenti, di cui 200 ricercatori. Tra gli ultimi accordi stipulati, uno con la Cina con l’obiettivo di stabilire un sito di produzione e ricerca a Shangai. Nel 2019 i ricavi sono stati pari a 706 milioni, in aumento del 5,5% rispetto al 2018.


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