Non solo “Mondazzoli”

Editoria libraria in crisi? Non esattamente. Piuttosto, in grande trasformazione, con diverse recenti operazioni che hanno ridisegnato la mappa delle case editrici italiane



The Van, 23 Lug 2019 - 16:45

Che in Italia si leggano pochi libri rispetto agli altri principali paesi europei è un dato di fatto risaputo. Che l’avvento del digitale abbia messo in difficoltà l’editoria libraria è cosa altrettanto nota. Tuttavia sarebbe sbagliato arrivare frettolosamente alla conclusione che il libro italiano è in declino. È invece interessante capire quanto e come questo mercato così particolare stia cambiando.

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Bene i grandi marchi

Secondo l’ultimo report Istat su editoria e lettura, nel 2017 si è rilevato un netto segnale di ripresa della produzione editoriale: rispetto all’anno precedente i titoli pubblicati sono aumentati del 9,3% e le copie stampate del 14,5%. La ripresa, tuttavia, sembra aver interessato esclusivamente i grandi marchi (+12,6 per i titoli e +19,2% per le tirature) mentre per i piccoli e ancor più per i medi editori si sono riscontrate flessioni. Questi numeri vanno interpretati anche alla luce delle radicali trasformazioni che hanno interessato l’editoria libraria italiana negli ultimi anni, e che l’hanno portata a ridefinirsi in termini di maggiore concentrazione. In questo senso, la madre di tutte le operazioni è stata la fusione (o, se si preferisce, acquisizione) avvenuta a cavallo di 2015 e 2016, fra i primi due gruppi di editoria libraria italiana. Cioè, in ordine di grandezza, Mondadori (che, oltre all’omonimo marchio comprende Einaudi, Piemme, Sperling&Kupfer, Frassinelli ed Electa), e RCS Libri. La nuova Mondadori nata da questa operazione – quotata in Borsa – detiene oggi una quota di mercato del del 27,5% dei libri a valore.

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Effetto domino

L’operazione “Mondazzoli”, come viene comunemente chiamata, ha determinato a cascata una serie di altri cambiamenti. Per dare il via libera all’acquisizione, infatti, l’Antitrust ha disposto che i marchi Marsilio e Bompiani – che facevano parte di RCS al pari di Rizzoli, Fabbri, BUR ed Etas – non confluissero nel nuovo colosso editoriale. Adelphi, altra partecipata Rcs, era nel frattempo uscita dal gruppo, tornando a una dimensione indipendente. Una scelta inizialmente compiuta anche da Marsilio (che comprende anche Sonzogno), che però dal 2017 è entrata in orbita Feltrinelli, portando la quota di mercato di questo gruppo al 5%. Più complicata la vicenda di Bompiani. Prima della pronuncia dell’Antitrust, rifiutando il passaggio a Mondadori che sembrava imminente, la direttrice editoriale Elisabetta Sgarbi aveva dato vita, insieme ad alcuni soci, a una nuova casa editrice, La nave di Teseo, portando con sé i diritti di alcuni importanti autori fino a quel momento detenuti da Bompiani. Successivamente, La nave di Teseo ha anche preso sotto la sua ala Baldini+Castoldi, erede di un brand, Baldini & Castoldi, passato negli ultimi decenni attraverso numerose trasformazioni societarie. Bompiani, invece, è stata acquisita da Giunti, altro nome di spicco dell’editoria italiana, legato però storicamente soprattutto ad alcune nicchie (scolastica, infanzia) e che invece, anche grazie all’acquisizione di Bompiani, si è affacciata prepotentemente alla narrativa. Recentemente Giunti ha anche acquisito Treccani, altro marchio storico che ha dovuto reinventarsi a causa della crisi delle enciclopedie cartacee: ora punta sulla saggistica e in futuro potrebbe anche aprire alla narrativa. Oggi, con il suo 8,7%, Giunti è il terzo gruppo editoriale italiano. Il secondo è il Gruppo editoriale Mauri Spagnol (GeMS), che comprende marchi di rilievo come Garzanti, Longanesi, Guanda e Salani. Proprio Gems è stata protagonista, lo scorso marzo, dell’ultima importante operazione, rilevando il 51% di Newton Compton, realtà romana forte soprattutto nei libri a basso costo. GeMS pesa attualmente sul mercato per l’11,7%

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Player globali

Mentre i marchi storici italiani erano impegnati in questi rimescolamenti, il mercato nazionale è stato scosso anche dall’approdo di due grandi player globali. HarperCollins, secondo editore di libri al mondo, con una storia lunga oltre duecento anni, è arrivata in Italia nel 2015 acquistando da Mondadori Harlequin (il marchio che pubblicava gli Harmony) e ha iniziato a fare sul serio soprattutto dal 2017. Si definisce una startup all’interno di un grande gruppo internazionale. Pubblica circa 80 titoli all’anno, fra fiction e non fiction, con un occhio di riguardo al pubblico femminile. Il 2017 è stato anche l’anno di nascita di DeA Planeta, nuovo marchio di DeA Planeta Libri. Quest’ultima è una joint venture tra De Agostini Libri SpA e Editorial Planeta, società del Gruppo Planeta, primo editore internazionale di libri in lingua spagnola. Già attivo negli ambiti kids e ragazzi, saggistica e varia con marchi come De Agostini e UTET, con DeA Planeta il gruppo ha aperto alla narrativa. Un ambito in cui ha presto fatto parlare di sé, se è vero che il Premio DeA Planeta, la cui prima edizione si è conclusa nell’aprile di quest’anno, con i suoi 150mila euro è la competizione libraria più ricca in Italia.


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