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Quando l’impresa è donna

Imprenditoria femminile: l’Italia è fanalino di coda in Europa ma fa progressi. Molte le aziende di successo a guida rosa



The Van, 01 Lug 2019 - 14:30

L’imprenditoria al femminile in Italia è in salute. Lo sostengono i dati forniti dal Registro delle Camere, secondo cui a fine 2017 nel nostro Paese c’erano oltre un milione e 330mila attività economiche a conduzione femminile, 10mila in più rispetto al solo anno precedente e quasi 30mila in più rispetto al 2014. Queste attività rappresentavano circa il 22% del totale delle imprese, concentrate soprattutto in settori come il turismo, i servizi e, sempre più spesso, anche le attività professionali. Il miglioramento è confermato dal Gender gap index 2018 del World economic forum. Su 149 Paesi, l’Italia risale al 70° posto (era all’82°), con un indice del 68% (per raggiungere la completa parità resta un 32% di lavoro da fare), anche se è ancora fanalino di coda in Europa.

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Italiane di successo

In Italia, molte donne sanno quindi distinguersi alla guida di aziende di successo. Fra queste, Miuccia Prada – un patrimonio di 3,2 miliardi certificati da Forbes, è fra le più stimate a livello mondiale – ed Emma Marcegaglia, consigliere e amministratore delegato dell’azienda di famiglia, presidente dell’Eni e prima donna a ricoprire il ruolo di presidente di Confindustria. Massimiliana Landini Aleotti, invece, è secondo Forbes la donna più ricca d’Italia (con un patrimonio stimato di 7,4 miliardi di dollari), avendo ereditato la gestione di Menarini, gruppo farmaceutico che conta 16mila dipendenti e 14 stabilimenti. Sempre in ambito farmaceutico, non si può non citare Diana Bracco, amministratore delegato del gruppo Bracco, la quale ha fra l’altro avuto un ruolo di punta nell’organizzazione di Expo 2015. Marina Salamon ha fondato la sua prima impresa a 23 anni, poi ne ha avviate e dirette molte altre. Nel 1992 ha rilevato Doxa, di cui per molti anni il padre Ennio era stato presidente e amministratore delegato. Di recente, Doxa (giro d’affari di 24 milioni di euro) è confluita in BVA Group, la terza più importante società di ricerche di mercato francese. Chiara Ercole, invece, è amministratore delegato di Saclà e nipote del fondatore Secondo, detto Pinin. A 35 anni è al timone di un’azienda familiare che esporta olive, sughi e pesto in 60 Paesi. Personalità di spicco in ambito tecnologico sono poi Betta Maggio (ha creato U-Earth, azienda biotech che sviluppa sistemi innovativi per la purificazione dell’aria) e Chiara Burberi, cofondatrice della piattaforma Redooc.com, dedicata alla diffusione delle materie Stem: scienze, tecnologia, ingegneria e matematica.

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Le donne Ceo

Ma quante sono le donne Ceo nel mondo? Meno del 5% e solo 33 sono a capo di una delle prime 500 aziende celebrate da Fortune. In Italia, si è fatta notare Sabina Belli, 35 anni, attuale Ceo di Pomellato, storica azienda attiva nel settore della gioielleria, che fin dagli esordi ha fatto dell’emancipazione e dell’empowerment femminile il proprio manifesto. Dei circa 700 dipendenti in tutto il mondo, il 75% è infatti costituito da donne. Sabina ha pubblicato di recente il libro D come donna. C come Ceo (Roi Edizioni), in cui offre i suoi consigli alle manager di domani. Altre manager “di peso” sono Laura Donnini, una carriera di amministratore delegato nell’editoria, dal 2017 a capo di HarperCollins Italia, e Catia Bastioli, Ceo di Novamont, azienda chimica attiva nel settore delle bioplastiche, e presidente di Terna, l’operatore che gestisce le reti per la trasmissione dell’energia.

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Le associazioni

Per le donne non è facile, quindi, ma gli esempi virtuosi posso aiutare a fare qualche passo in avanti. Fondamentale, in ogni caso, unirsi e fare squadra. E dare voce e potere alle iniziative al femminile. Tra le realtà associative più note citiamo Valore D, nata nel 2009, è la prima associazione di imprese in Italia – 204 oggi, per un totale di più di due milioni di dipendenti e oltre 7,5 miliardi di euro di fatturato – che si impegna per l’equilibrio di genere e per una cultura inclusiva nelle aziende e nel Paese.
L’Aidda è invece l’associazione imprenditrici e donne dirigenti d’azienda; fondata nel 1961, punto di riferimento per le donne che hanno grandi responsabilità aziendali.  
Fidapa promuove, coordina e sostiene le iniziative delle donne nei campi delle arti, delle professioni e degli affari. A oggi conta 11mila socie, distribuite in 300 sezioni e raggruppare in 7 distretti.
Gwpr, network internazionale di donne leader nel settore della comunicazione, ha appena aperto il capitolo italiano. Obiettivo: creare connessioni per sviluppare talenti e opportunità al femminile.
Steamiamoci è un progetto di Assolombarda pensato per agevolare l’ingresso delle donne nel settore Ict (al momento, il lato rosa ammonta al 15%).


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