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Lifestyle

Prova costume superata

The Van  06 Ago 2018 - 10:36

Da Calzedonia a Parah, le aziende italiane vestono le nostre vacanze al mare a colpi di fatturati record e internazionalizzazione



È arrivata l’estate e per molti si avvicina la temutissima “prova costume”. Qualcuno l’ha già superata a pieni voti e, neanche a farlo apposta, sono proprio le aziende produttrici di beachwear. Contro ogni attesa, il settore continua a crescere nel mondo, Italia inclusa, e non solo nel periodo estivo: secondo la fotografia scattata nel 2016 da Sistema Moda Italia, il business vale complessivamente 720 milioni di euro (+0,7% rispetto all’anno precedente), di cui 460 milioni provenienti dai brand italiani che vanno forte anche all’estero e fanno segnare un +2,2% nell'export.

Due “fari” nel mercato

Quando si parla di costumi di bagno, uno dei primi nomi che viene in mente è Calzedonia, che ha sede a Villafranca, in provincia di Verona, e che sotto il suo ombrello – o, giusto per rimanere in tema, ombrellone –, include tanti brand noti al grande pubblico. Di recente, il gruppo fondato nel 1986 da Sandro Veronesi ha raggiunto un importante traguardo: 2,3 miliardi di euro con ricavi in aumento dell’8,7%. Oltre all’omonimo marchio Calzedonia, che guida il trend di crescita con un giro di affari pari a 802 milioni di euro (+14% rispetto all’anno precedente), troviamo Intimissimi e Tezenis, rispettivamente a quota 691 e 609 milioni di euro. Il dato sorprendente è che oltre la metà del business è dovuto alle vendite estere, a conferma dell’apprezzamento che il mondo nutre per lo stile e la qualità made in Italy. Oltre all’export, la spinta arriva dalla rete distributiva, che conta 4.454 punti vendita in 49 Paesi del mondo e 242 nuove aperture. E nel futuro ci sono maggiori investimenti per consolidare la leadership del Gruppo a livello internazionale e incrementare la presenza all’estero, sia in termini di boutique che di stabilimenti produttivi.

Lo stesso a cui ambisce Parah, storico marchio italiano di beachwear e lingerie, che sta portando avanti una strategia di espansione all’estero a 360 gradi. Fondata nel 1950 dai coniugi Pizzalunga e Paracchini a Gallarate, dove ancora oggi ha sede l’intero processo creativo e produttivo dei capi, Parah è da sempre riconosciuta come sinonimo di stile, affidabilità ed eccellenza. Oggi conta oltre 1.300 punti retail sparsi tra Europa, Asia, Emirati Arabi, Russia e Stati Uniti, ma questo numero è destinato a crescere ancora grazie alla collaborazione con i principali department store (come la catena spagnola “El Corte Inglés” solo per fare un esempio) e alcuni clienti partner selezionati. Al momento il grosso del fatturato arriva dall’Italia (circa il 70%), ma non è detto che nei prossimi anni sarà ancora così.

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Alla conquista di nuovi lidi

Tra le eccellenze del settore troviamo un altro gruppo che, già dal suo nome, manifesta le sue “mire” espansionistiche. Stiamo parlando di Csp International Fashion Group, azienda quotata di Ceresara, in provincia di Mantova, con ricavi pari a 127 milioni di euro. Secondo i dati diffusi nel corso dell’ultimo consiglio di amministrazione, l’anno scorso i ricavi netti sono saliti a 127,3 milioni di euro (+0,9% rispetto al precedente esercizio). A influire positivamente sulle performance del Gruppo c’è in particolare Oroblù, che ha da poco festeggiato i 30 anni di attività, mantenendosi fedele ai suoi valori di qualità, creatività e innovazione. Partita con la produzione dei collant da donna, che tuttora rappresentano il suo principale business (soprattutto all’estero), Oroblù ha saputo rinnovarsi e ampliare il suo catalogo prodotti specializzandosi nei costumi da bagno. Sostenuto da una crescita a oltre 6 zeri, il Gruppo ha di recente messo a segno un’importante acquisizione in favore di un altro brand italiano, Perofil Fashion, e per il futuro intende puntare sempre di più sul retail. L’obiettivo? Diventare un polo internazionale nel segmento di alta gamma, non più solo femminile ma anche maschile.

Per un’impresa che rimane italiana, c’è n’è un’altra che invece cambia bandiera: stiamo parlando di Perla Group, storico marchio del lusso a livello internazionale che conta 150 negozi monomarca e oltre 1.500 dipendenti in tutto il mondo. Specializzato nell’intimo mare e non (nel 2006 lo 007 Daniel Craig indossava proprio un costume Grigioperla), il colosso è stato acquisito dagli olandesi della Sapinda Holding B.V., società di investimento presente con uffici ad Amsterdam, Londra, Berlino e Hong Kong.

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Un “tuffo” nelle novità

Così come l’abbigliamento, anche il settore dell’intimo mare è profondamente influenzato dai trend di moda e si adegua ai tempi che cambiano aprendosi alle novità. Non solo nuovi modelli e colori da indossare, ma tessuti tecnici all’avanguardia che sempre di più strizzano l’occhio alla sostenibilità. Per esempio, il gruppo veneto United Colours of Benetton (1,376 miliardi di euro nel 2016) ha inaugurato la stagione lanciando a fine maggio una linea di costumi femminili “Bio Beachwear”, realizzati in un filato ottenuto dai semi di ricino che ha un ridotto impatto sull’ambiente.


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