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Un settore che pedala veloce

La bicicletta conquista sempre più appassionati e, grazie ad alcune imprese per lo più artigiane, diventa ambasciatore del Made in Italy nel mondo



The Van, 27 Giu 2018 - 12:15

Se ne vedono circolare sempre di più. E non solo in campagna o nelle piccole città di provincia, ma anche nei grandi centri urbani. Di chi stiamo parlando? Facile: la bicicletta, che, complice la rinnovata attenzione – mediatica e dell’opinione pubblica – verso il problema dell’inquinamento ambientale, sta conoscendo un vero e proprio boom ritornando protagonista nelle abitudini di mobilità delle persone. Fin qui è tutto chiaro. Quello forse non tutti sanno è che l’Italia è il primo Paese europeo per produzione di biciclette, con un giro d’affari di oltre 1,2 miliardi di euro, prima di Germania (1.150 milioni di euro) e Francia (450 milioni di euro).

In particolare, secondo l’ultimo Rapporto Artibici dell’Ufficio Studi Confartigianato Imprese presentato lo scorso 22 marzo al forum “L’economia della bicicletta: numeri, storie e strategie per crescere”, il settore va a tutta velocità, sia per quanto riguarda i consumi interni (si stima un valore di 600 milioni di euro) che per l’export (+15,2%), in continua crescita non solo in Europa dove è il primo produttore con una quota del 18%, ma anche Oltreoceano con il Giappone a fare da traino (+24,2%). Un’ennesima conferma di quanto la qualità made in Italy continui a essere apprezzata in termini di tecnica e prestazioni, soprattutto all’estero. Sì, perché nonostante l’avvento dei moderni sistemi di produzione, oltre la metà di queste imprese sono artigiane (66% su un totale di 3.098 imprese e addetti).

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Bike revolution

Numeri, numeri e ancora numeri. Ma chi sono i protagonisti di questa “bike revolution” in atto? Sempre secondo il Rapporto Artbici 2018, la maggior parte delle imprese attive nel settore si concentra nelle Regioni del Nord Italia. Tra i nomi più noti c’è senza dubbio Bianchi, azienda fondata nel 1885 a Treviglio, in provincia di Bergamo. Con un fatturato di 52,8 milioni di euro nel 2015, Bianchi – oggi di proprietà di Grimaldi Industri, multinazionale con sede in Svezia – produce biciclette a elevate prestazioni e accessori pensati per tutti i tipi di ciclista. Un esempio? Ha brevettato un innovativo materiale in carbonio, Countervail, sviluppato in collaborazione l’azienda statunitense Materials Sciences Corporation, che assorbe l’80% circa delle vibrazioni provenienti dal fondo stradale assicurando una migliore tenuta su strada, anche nelle condizioni più estreme. Non è un caso che le sue bici vengano utilizzate dagli atleti nelle gare sportive di bike e ciclocross. La scorsa estate l’azienda ha inoltre collaborato con la “rossa” di Maranello per lanciare insieme una linea di biciclette di alta gamma a marchio «Scuderia Ferrari», frutto dell’esperienza e del know how di entrambe le realtà.

Rimanendo in territorio lombardo e più precisamente a Cambiago, nel Milanese, troviamo la Colnago (25 milioni di fatturato), gestita dall’omonimo patron Ernesto Colnago, che l’anno scorso, alla veneranda età di 85 anni, ha presentato l’ultimo modello nato in casa, caratterizzato da un telaio ancora più leggero e robusto. Il trascorrere del tempo non sembra aver intaccato l’intraprendenza del fondatore: in tempi non sospetti è stato infatti il primo a realizzare telai in carbonio e a credere nei freni a disco anche sulle bici da strada. Una curiosità: è con una delle sue “creature”, come lui stesso ama definirle, che nel 1957 Gastone Nencini ha vinto il Giro d’Italia.

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Campioni in sella

Dall’idea di un ex dipendente della Bianchi, nel 1908 nasce un’altra eccellenza del settore: Atala (31 milioni di fatturato), azienda ha sede a Monza che abbraccia altri quattro brand (Whistle, Carraro, Umberto dei Milano, Maino). Tra acquisizioni, renaming e cambi di proprietà, la storia del gruppo è costellata da numerose vittorie al Giro di Italia e ai campionati mondiali di ciclismo. Attualmente Atala non commercializza solo biciclette (road, wellness, trekking, urban style, mtb, bmx, kids), ma anche biciclette elettriche a pedalata assistita (E-Bike) e prodotti più legati al mondo del fitness.

Infine, concludiamo questa breve panoramica risalendo più a Nord, precisamente a Treviso, dove incontriamo Pinarello (46 milioni di fatturato), il cui nome è profondamente legato a quello del Team Sky, squadra maschile britannica di bicicletta su strada, e del ciclista Chris Froome, vincitore di ben quattro Tour de France. L’azienda ha obiettivi molto ambiziosi per il futuro e, dopo l’ultimo riassetto societario, punta a raggiungere entro il 2022 il traguardo dei 100 milioni di ricavi espandendosi negli Stati Uniti.

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