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Gli articoli sportivi vanno di corsa

Un fatturato da oltre 8 miliardi di euro e più di 22mila occupati. Ottime le previsioni per le vendite domestiche grazie alle prossime Olimpiadi. E l’export si conferma cruciale



The Van, 27 Nov 2019 - 10:45

Lo sport fa bene. Non solo alla nostra salute, ma anche all’economia del Paese. Il comparto degli articoli sportivi, infatti, conferma per l’anno in corso la tendenza positiva già manifestata nel 2018, con una crescita del 3,4%, rivelando un quadro decisamente più roseo rispetto alla media del manifatturiero italiano, secondo una recente ricerca condotta da Euromonitor International.
Lo scorso anno il fatturato del settore in Italia ha superato gli 8 miliardi di euro, con 911 operatori e 22.369 addetti. Il risultato è dovuto per il 55% all’abbigliamento, per il 27% al settore articoli sportivi e per il restante 18% alle calzature. Sempre più importante l’export. Si stima che a livello mondiale il mercato degli articoli sportivi crescerà annualmente del 4,3% fino al 2023, guidato dagli Stati Uniti con un potenziale di 35 miliardi di dollari. Le aziende italiane - il nostro è il secondo Paese d’Europa per le esportazioni di questi articoli - esportano soprattutto negli Usa, e seguire in Francia, Germania, Regno Unito e Svizzera.

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Sport a cinque anelli

Buone prospettive vengono anche dall’assegnazione dei Giochi Olimpici Invernali del 2026 a Milano e Cortina. “È per noi un volano importante per portare tante nuove persone alla pratica sportiva, con un ritorno significativo sulle vendite di attrezzatura” ha affermato Federico De Ponti presidente di Assosport, l’Associazione Nazionale fra i Produttori di Articoli Sportivi. “Possiamo stimare fino a un 10% del fatturato nell’anno olimpico e ricadute positive anche per l’occupazione. Il bilancio di un’Olimpiade non si misura solo sui costi degli impianti sportivi e gli incassi di biglietti e sponsorizzazioni, ma su effetti intangibili di lungo periodo”.

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Montebelluna SportSystem

L’area produttiva di elezione per le calzature sportive nel nostro Paese è nella provincia di Treviso, in particolare nell’area ai piedi del Montello che ha il suo epicentro nel comune di Montebelluna. Qui ha sede un centro calzaturiero di rilevanza mondiale, che ha preso le mosse da una tradizionale produzione artigiana di scarponi da montagna. Negli anni il comparto produttivo della zona si è strutturato nel distretto Montebelluna SportSystem. Unità produttive di media taglia, piccole imprese artigiane altamente specializzate, studi di progettazione e design si sono combinati con un processo di internazionalizzazione e delocalizzazione verso l’Est europeo e il Sud Est asiatico per le produzioni low quality. Secondo gli ultimi dati disponibili, nel distretto operano circa 400 aziende con oltre 9mila addetti e un fatturato di 2.700 miliardi. Per alcune produzioni Montebelluna SportSystem vanta un quasi monopolio mondiale: oltre il 65% della produzione di scarponi da sci, l’80% delle calzature da motociclismo e il 25% dei pattini in linea. Qui, inoltre, ci sono i maggiori produttori nazionali di scarpe per il calcio, il tennis, eccetera che all’iniziale produzione di scarpe sportive, contando sulla notorietà del marchio, hanno affiancato la produzione di abbigliamento sportivo.

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Diadora: il ritorno all’artigianalità

Tra i marchi più prestigiosi del distretto, figura Diadora, nato nell’immediato dopoguerra con la produzione di scarponi da montagna e convertito negli anni 60 alla produzione di scarpe sportive. La sua crescita è stata costante: è diventato brand protagonista di importanti manifestazioni sportive, dal tennis al calcio all’atletica, ma anche nell’ambito dello sportwear di lusso. Nel 2009 entra nell’orbita di Geox ed Enrico Moretti Polegato, figlio del fondatore, diviene presidente di Diadora e artefice di un processo di cambiamento dell’azienda con la riapertura nel 2015, all’interno del headquarter di Caerano di San Marco (TV), della propria linea di produzione artigianale.
Diadora è distribuito, oltre che in tutta Europa, in nord e sud America, in Russia, Australia, Cina e diversi Paesi dell’Estremo Oriente e del Nord Africa. Ha un fatturato aggregato di 292 milioni di euro (2018) e la sua produzione comprende non solo calzature ma anche abbigliamento per il tempo libero e lo sportswear. Tra le sue eccellenze produttive, le calzature running, calcio e tennis e, con la linea Utility lanciata nel 1998, quelle per il lavoro.


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