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Automazione vincente

Dalla domotica di Gewiss e Nice ai cancelli automatici di Faac. Ecco tre storie imprenditoriali, tutte italiane, all’insegna dell’innovazione



27 Lug 2018 - 15:09

Nel 2020 il mercato della domotica e dei sistemi di automazione per la casa raggiungerà un valore di 21 miliardi di dollari a livello globale (fonte Statista, portale specializzato nella fornitura di dati in ambito economico). L’Italia è già pronta a sfruttare l’opportunità. Non è un caso che proprio nel nostro Paese abbiano sede tre alcune tra le aziende leader nell’automazione della casa (e non solo). In un piccolo garage è nata Gewiss, realtà bergamasca, che oggi ha sedi in tutto il Pianeta. Nel trevigiano ha la sede principale Nice SpA, che grazie ai suoi sistemi per la casa intelligente è presente in 100 Paesi. Altro leader, focalizzato sul fronte “outdoor” dei sistemi di automazione per cancelli, si trova nel bolognese. Parliamo di Faac, 18 siti produttivi in 15 nazioni.

 

Gewiss rivoluziona con i tecnopolimeri

Cenate Sopra, comune di 3mila abitanti della provincia di Bergamo, è il centro di una straordinaria parabola industriale: quella di Domenico Bosatelli e della sua Gewiss. L’azienda nasce nel 1970 grazie a un’intuizione rivoluzionaria del fondatore. Nel suo garage sperimenta l’uso dei tecnopolimeri, macromolecole di origine sintetica che sostituiscono i metalli nell’impiantistica elettrica, aumentando la sicurezza per la bassa conducibilità elettrica. L’innovazione è l’origine di Gewiss, parola che in lingua tedesca significa “certamente”: il cavalier Bosatelli la sceglie per mostrare l’affidabilità della sua “creatura”.

I fatti gli danno ragione. Dagli impianti elettrici in ambito civile (prese e spine), si espande fino a realizzare sistemi di illuminazione per l’industria manifatturiera, agricola e alimentare. La strategia attuata per conquistare i mercati esteri è l’acquisizione di società europee leader nel settore, come Nowaplast, Schupa, Merz e Mavil. Il 2007 è una data fondamentale per l’azienda, che entra da protagonista nella domotica con Chorus, il sistema per l’automazione della casa che ottiene subito successo in tutto il mondo. Grazie a quest’ultima svolta, l’azienda inserisce nel paniere della sua offerta quasi 3mila prodotti per domotica, energia e illuminazione. Oggi ha numeri incredibili: sette stabilimenti produttivi in Europa, sedi in tutto il mondo, 1.500 dipendenti e un fatturato di 300 milioni l’anno.

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Nice scommette sul design

A Oderzo, in provincia di Treviso, sorge un’altra azienda leader nell'automazione della casa. Nice SpA oggi è presente in circa 100 Paesi in tutto il mondo. Un grande risultato per Lauro Buoro, la figura chiave di Nice. Nato a Winterthur (Svizzera) si trasferisce a Oderzo dove inizia la sua formazione in un’azienda che opera nel campo dell’elettronica. A soli 21 anni costituisce la sua prima azienda. Nice Srl nasce nel 1999. Lauro parte da un’intuizione: ci sono tante potenzialità nell’home automation, ma sono poche le aziende che offrono prodotti con un buon design. L’attenzione all’estetica è proprio la chiave di volta: i primi prodotti che l’azienda lancia sul mercato sono trasmettitori e accessori per l’automazione di cancelli e porte da garage. Dai trasmettitori amplia la sua offerta, fino a offrire soluzioni complete per l’automazione. Gli anni dal 2000 vedono Nice crescere in modo esponenziale. La strategia è quella delle acquisizioni: grazie a una di queste, gli interessi si allargano ai sistemi di automazione per tende e tapparelle con il marchio Mhouse. Le prime acquisizioni portano il gruppo a internazionalizzarsi velocemente: Nice apre filiali commerciali in Spagna, Cina, Belgio e Usa. Avvenimenti che preparano l’ingresso in Borsa che avviene nel 2006 nel segmento STAR. L’ingresso in Borsa è il preludio ad altre acquisizioni: prima FontaArte, azienda milanese che ha fatto la storia dell’arredamento, poi il Gruppo Elero, altro leader nei sistemi di automazione, e più recentemente la polacca polacca Fibaro, specializzata in sistemi wireless per la casa intelligente. Scelte sagge, come mostrano i numeri dell’azienda: nel 2017 ha fatturato 325 milioni di euro, grazie ai suoi centri di ricerca e sviluppo presenti in 20 Paesi e a un organico di circa 1.500 persone.

Faac nelle mani della curia bolognese

Zola Pedrosa, comune italiano di 18mila persone del bolognese, è la terra dove si sviluppa il talento imprenditoriale Giuseppe Mannini, l’uomo che fonda Faac, un altro dei gruppi leader nell’automazione. Negli anni Sessanta nota che i cancelli dei condomini restano sempre aperti perché pochi scendono dall’auto per richiuderli. Allora, in modo artigianale, sfruttando i principi dell’oleodinamica (lo studio dell’energia tramite fluidi in pressione come l’olio idraulico), inventa il primo sistema di movimentazione automatica per cancelli. La scommessa è di trasformare la sua idea artigianale in industria. Nel 1965 nasce Faac, acronimo di  Fabbrica Automatismi Apertura Cancelli. L’idea è vincente: in poco più di 10 anni, Faac apre filiali all’estero, prima in Svizzera, Francia, Germania e poi Regno Unito. Con la scomparsa di Giuseppe, è suo figlio Michelangelo a prendere le redini dell’azienda. Il mondo, intanto, sta cambiando. Il nuovo amministratore fa sue le sfide della modernità e a metà degli anni Ottanta introduce l’informatica in azienda con le prime schede elettroniche a microprocessore. Intanto, l’offerta dell’azienda si allarga dai cancelli alle soluzioni per l’automazione per porte pedonali, parcheggi, tornelli, fino ai caselli autostradali e continua l’espansione all’estero con alcune acquisizioni di importanti player europei.

La scomparsa prematura di Michelangelo ad appena 50 anni, nel 2012, porta la questione “eredità” al centro della scena: nel testamento il figlio del fondatore cede l’azienda alla curia bolognese, oggi ancora proprietaria, dopo aver vinto diverse battaglie legali. Andrea Moschetti è alla guida dell’azienda e sotto la sua guida, Faac acquista ancora imprese tedesche, statunitensi e brasiliane. Oggi l’azienda può contare su 18 siti produttivi in 15 paesi con 32 unità commerciali superando i 380 milioni di fatturato.

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