Agricoltura 4.0

Nonostante sia un settore tradizionale, l’agrifood è sempre di più terreno di innovazioni tecnologiche al servizio di produttori e consumatori finali



The Van , 19 Mar 2018 - 15:00

Digitale e agricoltura. Un binomio sempre più solido, come raccontato tempo fa proprio su Italian Factory, anche se c’è ancora molta strada da fare. Soprattutto se si pensa che nel nostro Paese solo l’1% della superficie agricola è digitalizzata nonostante l’agroalimentare rappresenti circa l’11% del Pil nazionale, secondo l’Osservatorio Smart Agrifood del Politecnico di Milano e del Laboratorio RISE dell'Università degli Studi di Brescia.

Insomma, ci sono potenzialità inespresse. Eppure qualcosa si sta muovendo: all’ultima edizione del CES, la più importante fiera internazionale dell’hi-tech tenutasi a Las Vegas dal 9 al 12 gennaio, le nostre startup hanno presentato alcune soluzioni interessanti, a dimostrazione che è possibile innovare anche in un settore tradizionale come quello dell’agricoltura. 

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Un settore in grande fermento

Secondo la fotografia scattata dall’Osservatorio Smart Agrifood del Politecnico di Milano e del Laboratorio RISE dell'Università degli Studi di Brescia, in tutto il mondo sono ben 481 le startup specializzate nell’agrifood e il 12% di queste sono italiane. In particolare, tra le realtà più promettenti in questo campo ci sono la fiorentina Agricolus (ecosistema cloud per supportare gli agricoltori nell’analisi dei dati), la friulana Bentur (con Spirugrow, robot da cucina in grado di produrre a casa l’alga spirulina, indicato come il cibo del futuro, ricca di proteine, acidi essenziali, vitamine A, D, K e B, carboidrati, sali minerali, che oggi si trova il laghi salati con acque alcaliniche) e Provenance (tracciabilità dei prodotti a rischio), solo per fare alcuni nomi.

 

La tradizione incontra il nuovo

Se le startup sono notoriamente più inclini e aperte alle innovazioni tecnologiche, non mancano però i casi di aziende virtuose. Ad esempio l’Oleificio Zucchi di Cremona e la sua “Filiera 4.0”, una piattaforma allargata di data analytics in cui vengono raccolti tutti i dati relativi alla produzione dell’olio per consentire al consumatore di ricostruire il percorso del prodotto acquistato, dalla spremitura delle olive fino all’imbottigliamento.

Restando in zona, anche un altro nome storico come Latteria Soresina, terzo gruppo lattiero-caseario italiano, ha abbracciato la rivoluzione dell’internet of things (o internet delle cose), avviando un processo di trasformazione digitale che l’anno scorso l’ha portata a chiudere il bilancio con un fatturato di circa 334 milioni di euro, in crescita dell’8% rispetto all’anno precedente. Nella cooperativa lombarda, la tecnologia è concepita per portare sulle tavole un latte etico, di qualità, prodotto seguendo i più rigidi standard europei e rispettando il benessere degli animali. Animali più sani e felici significa prodotti più buoni grazie anche al digitale, che tra le altre cose favorisce la tracciabilità e semplifica la somministrazione dei foraggi al bestiame. Con un monitoraggio costante, infatti, è possibile verificare come le mucche rispondano ai diversi stimoli e intervenire per “aggiustare il tiro” in caso di eventuali inefficienze o carenze lungo il processo.

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Tecnologia frizzante

Se invece parliamo di bollicine, Berlucchi è senz’altro una delle protagoniste del tech agrifood, se così possiamo definirlo. L’azienda della Franciacorta, produttrice dell’omonimo spumante, utilizza da tempo le tecnologie del cosiddetto precision farming, che consistono proprio nel monitoraggio dell’area degli appezzamenti vinicoli. Grazie a questo tracciamento massivo, l’azienda è in grado di garantire una migliore omogeneità del vigneto e della vendemmia, dosando il concime e i fertilizzanti laddove è più necessario.

Un progetto simile è stato sviluppato, più in piccolo, dalla ferrarese Porto Felloni, specializzata nelle coltivazioni di ortaggi e cereali, che con il precision farming ha ottenuto un risparmio di circa il 30% sul concime utilizzato e un aumento del 20% sulla produzione di mais.

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