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Food

È la pasta, bellezza

The Van  26 Set 2018 - 12:08

Siamo i più grandi consumatori, ma anche i più grandi produttori ed esportatori. Grazie a numerose aziende eccellenti, da nord a sud



Piace a tutti e costa poco: esiste qualche altro alimento in grado di mettere d’accordo le persone quanto la pasta? Pare proprio di no, almeno per quel che riguarda noi italiani che, secondo quanto emerso da una ricerca di Open Fields, società di consulenza specializzata nel settore agricolo, ne consumiamo circa 24 chili all’anno a testa. Siamo grandi mangiatori, quindi, ma anche grandi produttori. Nonostante la concorrenza dei produttori stranieri infatti, le statistiche acclarano che un piatto di pasta su quattro degustati nel mondo, e circa tre su quattro in Europa, vengono preparati con pasta di origine italiana.

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Non siamo solo noi i “mangiaspaghetti”

In un contesto, presente e futuro, in cui si continuerà a dibattere sempre più di etichettatura e origine dei grani, si dovrà far fronte a una concorrenza sempre più agguerrita e ci si troverà a fare i conti con consumatori sempre più informati, spicca l’export dei nostri prodotti. Lo scorso anno, più della metà della pasta italiana, circa 1,9 tonnellate, è stato esportato in tutto il mondo secondo i dati elaborati da Ipo (International Pasta Organization) e Aidepi (Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta Italiane). Le dispense delle case francesi, inglesi, cinesi, australiane e americane stanno facendo sempre più spazio al simbolo per eccellenza del “Made in Italy”, cosa che va di pari passo con un affinamento del gusto. Dopo anni di spaghetti scotti al ketchup accompagnati da colorati cocktail sta prendendo piede, in giro per il mondo, la cultura della pasta all’italiana: al dente e magari accompagnata da un buon bicchiere di vino.

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Pastifici virtuosi su e giù per la penisola

Il pilastro italiano della produzione di pasta italiana resta la Barilla. Il gruppo di Parma nel 2017 ha fatturato poco meno di 3,5 miliardi di euro, con un utile netto di 241 milioni, confermandosi primo produttore di pasta al mondo, grazie anche al marchio Voiello. Barilla opera direttamente in 26 paesi, esporta i prodotti in oltre 100 nazioni (con una crescita a doppia cifra in Cina), ha 28 siti produttivi in 9 stati e per il futuro punta sull’innovazione: dei 218 milioni di euro destinati agli investimenti, 40 milioni andranno in attività di ricerca e sviluppo.

La pasta, si sa, è la passione di tutti gli italiani, da nord a sud. Passando per il centro. Ne è passata di acqua sotto i ponti (anzi, sotto le pale del mulino) a Fara San Martino da quando Filippo Giovanni De Cecco, per sfuggire alla tassa sul macinato – siamo nella seconda metà del 1800 – decise di trasformare l’attività di famiglia passando dalla produzione di farine a quella di pasta. L’azienda abruzzese, che sembra interessata a una prossima quotazione in Borsa, continua a crescere: terzo produttore mondiale, con un fatturato 2017 di 436 milioni di euro, De Cecco è primo produttore “premium” e vincitrice nel marzo 2018 della prima edizione del premio “Piace ai consumatori” lanciato dall’Adiconsum (Associazione difesa consumatori e ambiente) e focalizzato quest’anno sulle paste secche.

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Sud protagonista

Restando sulla autostrada A14, dall’Abruzzo si arriva comodamente in Puglia. Qui, nel barese, spiccano due realtà: Divella, con oltre 300 milioni di fatturato nel 2017, premiata per l'innovazione di prodotto per il nuovo tipo di pasta aromatizzata alla curcuma e ormai presente sul mercato anche con una serie di prodotti da forno, e Granoro (70 milioni di fatturato), realtà con sede a Corato che punta ad affermarsi con sempre più forza sui mercati internazionali, tra cui Sudest Asiatico, Sudamerica e Cina.

Passando dalla dorsale adriatica a quella tirrenica, arriviamo a Gragnano, definita “Città della Pasta”, che può vantare il marchio IGP “Pasta di Gragnano”. Qui operano, tra gli altri, il pastificio Garofalo, con 160 milioni di fatturato, sponsor della Società Sportiva Calcio Napoli e noto per la vivace e riconoscibile comunicazione web e il pastificio Di Martino, che dopo l’acquisizione del marchio Antonio Amato, forte delle sue 150mila tonnellate di pasta annue, punta all’approdo in Borsa e si è rivolto ad un’altra eccellenza italiana, Dolce e Gabbana, dando una nuova veste grafica al proprio packaging, ispirato a fantasie mediterranee, rigorosamente in edizione limitata.

 

 


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