A tutta birra!

Un mercato sempre effervescente quello birrario, che vede costanti crescite produttive con aumenti sia a livello di consumi interni che di export



The Van Group, 06 Ago 2020 - 12:00

Il 2019 ha confermato la crescente predilezione degli italiani per la birra che così, anno dopo anno, assume un ruolo sempre più consistente nel panorama del beverage italiano. Per il terzo anno consecutivo, come emerge dall’Annual Report 2019 di AssoBirra (l’associazione dei produttori del settore), nel nostro Paese il comparto birrario ha registrato un aumento della produzione. Lo scorso anno, rispetto al 2018, è stato del 5%, con i consumi interni cresciuti del 2,6% e l’export che ha registrato un vero boom (+13%). Questi risultati si sono tradotti anche in un aumento dell’occupazione, con oltre 3.300 posti di lavoro in più rispetto all’anno precedente tra addetti diretti e indiretti per un totale di oltre 144mila occupati lungo tutta la filiera. Il settore birrario si riconferma, quindi, un asset sempre più prezioso nell’Italia della ripartenza post pandemia.

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Record nei consumi

Nel 2019, la produzione di birra in Italia è passata da 16,4 a 17,2 milioni di ettolitri, in linea con il trend positivo che negli ultimi dieci anni ha visto aumentare i volumi del 35% e che ha portato il nostro Paese a stabilizzarsi in qualità di produttore al 9° posto in Europa, con un’incidenza del 4,5% sul totale realizzato nel continente.

È record sul fronte interno: i consumi della birra hanno superato la quota dei 20 milioni di ettolitri con una crescita del 2,6% rispetto al 2018, con un impatto diretto anche sui consumi pro-capite, giunti a quota 34,6 litri (era a 33,6 litri nel 2018), sempre più a ridosso di quelli del vino, pari a 38,1 litri, in netto calo rispetto ai 39,8 del 2018.

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L’italiana che piace all’estero

Ma il vero boom riguarda l’export. Dopo il grande balzo del 2018, anno in cui il valore aveva raggiunto +6,6% sul 2017, i volumi esportati nel 2019 si sono avvicinati ai 3,5 milioni di ettolitri, segnando un +13% rispetto al 2018 e un +35% rispetto al 2015. A riprova dell’alta considerazione in cui viene tenuta la birra italiana fuori dai nostri confini, l’export si è confermato vigoroso nei Paesi a forte tradizione birraria. Quasi la metà del nostro export birrario (46% del totale), è “catturato” dal Regno Unito, dove nell’ultimo anno l’export è cresciuto a volume del 7%. L’export è cresciuto del 52% verso gli Usa, che rappresentano il 9,7% del totale, e del 20% verso l’Australia, mercato che accoglie l’8%. Il 2019 ha confermato la crescente predilezione degli italiani per la birra che, anno dopo anno, assume un ruolo sempre più di rilievo nel panorama del beverage italiano e di conseguenza nell’economia nazionale” ha affermato Michele Cason, presidente di AssoBirra. “Tuttavia, l’emergenza sanitaria da Covid-19 mette a rischio la sopravvivenza di molte realtà e le prospettive di crescita a medio termine dell’Italia (e non solo). Se tale situazione non sarà fronteggiata in tempi rapidi e con misure e strumenti non convenzionali, l’impatto sull’economia sarà rilevante. Quanto al nostro settore, siamo convinti che le potenzialità insite nella filiera dell’orzo, così come nella coltivazione del luppolo, meritino un’adeguata valorizzazione soprattutto a livello europeo di politica agricola comune (Pac). Prioritario è, inoltre, un potenziamento degli incentivi fiscali, a cominciare da una progressiva riduzione delle accise”.

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I protagonisti

I dati positivi hanno riguardato buona parte del comparto. Brillanti le performance del leader, Heineken Italia, che ha guadagnato oltre un punto percentuale arrivando a quasi un terzo della quota di mercato, anche grazie a prodotti di tendenza come Ichnusa Non Filtrata. Con quattro unità produttive raggiunge i 6,6 milioni di ettolitri articolati in diversi brand, tra i quali Birra Moretti, Dreher e Heineken.

Stabile il secondo attore del mercato, Birra Peroni, con una quota del 18% e 3,8 milioni di ettolitri. La storica azienda italiana, passata in mani straniere già dal 2003 e ora parte del gruppo giapponese Asahi, ha a sua volta un ricco portfolio che comprende prodotti molto amati oltre confine come Nastro Azzurro.

Il terzo produttore di birra nel nostro Paese è Carlsberg Italia, parte del famoso gruppo danese. Dalla sede di Induno Olona, in provincia di Varese, esce 1 milione di ettolitri di birra, tra cui quella a marchio Birrificio Poretti, dello storico stabilimento acquisito negli anni ’90.

Tra i marchi ancora completamente in mani autoctone, si difende bene la friulana Birra Castello (che vanta, oltre al marchio omonimo, anche il brand Pedavena), primo produttore di birra a capitale italiano con più di 1,2 milioni di ettolitri venduti e un fatturato di circa 100 milioni di euro.

Particolarmente positivi i risultati dei microbirrifici, che hanno messo a segno una crescita produttiva del 3,8% rispetto al 2018 e che continuano a essere trainanti nell’aumento dei consumi di birra nel nostro Paese dettando una vera e propria tendenza. I piccoli produttori in Italia sono circa 850 (erano 294 solo una decina d’anni fa) e rappresentano circa il 3% del mercato a livello quantitativo (523mila ettolitri), ma a valore assumono contorni più importanti grazie a prodotti, le birre artigianali, dal costo unitario più elevato rispetto alle proposte industriali.


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