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Com’è verde la mia valle (del tessile)

Un glorioso passato alle spalle, le difficoltà di inizio millennio e la voglia di ripartire. Quella della “Valle del tessile“ è una storia che continua, grazie a eccellenze come Cotonificio Albini e Itema



25 Mag 2018 - 09:26

C’era una volta la “valle del tessile”, in cui nascevano e prosperavano numerose aziende, continuatrici di una tradizione che affonda le proprie radici nella storia della Valle Seriana, nella provincia bergamasca. Tuto nasce nel Seicento, quando la famiglia Moroni assunse un ruolo di primo piano nella fornitura di materia prima per il ramo tessile grazie alle coltivazioni di gelso, dando vita a una delle dinastie più conosciute della Lombardia. Parliamo di un autentico miracolo industriale che ha legato lo sviluppo della valle all’evoluzione del settore, e ha punteggiato il panorama di grandi capannoni. Una crescita che, però, all’inizio del nuovo millennio ha subito una dura battuta d’arresto (dovuta principalmente alla concorrenza globale) che ha tagliato fuori chi non ha saputo rinnovarsi, ha decimato gli addetti ai lavori e trasformato i complessi in ruderi di archeologia industriale. Ma la favola della valle del tessile continua ancora, colpita nella sua essenza ma anche determinata a rialzarsi.

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Albini, fra tradizione e tecnologia

Oggi sono poco più di un centinaio le aziende piccole e grandi che nella bergamasca si occupano di tessile, un quarto delle quali resiste in Val Seriana, trainata dall’esperienza di pochi indiscutibili modelli imprenditoriali. Un esempio è il Cotonificio Albini, impresa familiare che con Fabio, Andrea e Stefano Albini registra la quinta generazione e 142 anni di attività. A oggi, il cotonificio nato nel 1876 ad Albino (BG) fa registrare un fatturato di poco inferiore ai 150 milioni di euro, con un export che conta per il 70% orientato a circa 80 Paesi nel mondo, in particolare Francia, Spagna, Est Europa e Paesi Scandinavi, e con un nuovo ufficio appena aperto a New York.  Albini può contare su sette stabilimenti produttivi nel mondo, di cui quattro in Italia, e su un totale di 1.400 dipendenti. Punto di forza dell’azienda è la forte specializzazione nel settore delle camicie, di cui è leader mondiale. Un’esperienza rinvigorita dall’ideazione della app “Fabric Butler”, la prima al mondo studiata per farsi realizzare una camicia su misura, unendo il mondo dell’innovazione digitale alla tradizione sartoriale.

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Itema, la storia dei telai

Il Cotonificio Albini è a sua volta cliente di un’altra storica realtà del tessile della Val Seriana: si tratta di Itema Spa, leader globale nel campo della produzione e commercializzazione di telai tessili, parti di ricambio e servizi integrati, con una quota di mercato nel segmento dei telai a pinza pari a circa il 20%. Itema nasce grazie alla collaborazione fra Giovanni Radici e il genio artigiano di Nello Pezzoli, che con il moderno telaio a pinza aveva sviluppato un’innovazione destinata a rivoluzionare per sempre il mondo della tessitura moderna. Insieme i due aprono sedi in tutto il mondo e acquisiscono celebri nomi dell’industria meccano-tessile come la svizzera Sulzer Textil e la vicina Vamatex. Oggi Itema vanta oltre 310 milioni di ricavi articolando la propria attività in due segmenti: weaving, relativo alla progettazione, produzione e commercializzazione di telai tessili e parti di ricambio, e industrial, relativo alla produzione e commercializzazione di semilavorati o prodotti finiti a impiego industriale destinati al settore meccano-tessile e a comparti produttivi diversi. L’azienda, situata a Colzate, a pochi chilometri da Albino, vanta una presenza capillare su scala globale con dodici fra sedi e affiliate, di cui nove relative al segmento weaving, in Italia, Cina, Svizzera, India, Giappone, USA, Hong Kong

e Dubai, e tre relative al segmento industrial, di pertinenza di Lamiflex S.p.A., di cui due in Italia e una a Hong Kong.

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Il tessile e i suoi derivati

In altri casi, nuovi diamanti sono nati dalle ceneri del tessile bergamasco: è la storia per esempio di Persico. Nel 2009 la multinazionale leader nella produzione di prototipi, modelli, stampi e sistemi di automazione industriale per il settore automotive e navale acquista la ex Comital di Nembro, azienda che operava nel settore dell’alluminio, chiusa nel 2009 e a sua volta nata dalla cessione delle attività della Blumer e Luchsinger, filatura di cotone e tessitura: in questo modo la Persico ha potuto dare vita al rinnovamento tecnologico di un’area di 38mila metri quadrati (18mila mq coperti) con due centrali idroelettriche, che rischiava di giacere inutilizzata. Insomma, anche quando riconvertita in altre attività, la Valle del tessile continua a dare i suoi frutti.

 


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