Andiamo al succo

In calo da anni, negli ultimi mesi il consumo dei succhi di frutta ha rallentato le sue perdite. Frullati e frappé i prodotti con le performance migliori



The Van Group, 22 Set 2020 - 09:20

Non tutto il male viene per nuocere. Durante lo scorso lockdown, il comparto dei succhi di frutti ha infatti visto rallentare il trend negativo che durava da anni, causato dalla crescente avversione verso gli zuccheri da parte di consumatori sempre più attenti alla salute e al benessere. In particolare, nel 2019 il settore aveva registrato un -3,3% sia a volume che a valore, ma un’analisi della società di ricerca IRi ha evidenziato che ad aprile 2020 le bevande, sia fresche che a lunga conservazione, in vendita nei canali della gdo hanno rallentato il calo (-2,2% a valore e -2,1% a volume).

Nel complesso si tratta di un mercato che vale quasi 600 milioni di euro per oltre 400 milioni di litri. È un comparto estremamente segmentato tra succhi, nettari, spremute, frullati (in totale una decina di categorie, secondo le rilevazioni di IRi, ripartite tra freschi e a lunga conservazione), nel quale i prodotti Uht (un particolare processo di sterilizzazione), pur registrando continue perdite, valgono circa il 92% del totale. Il rimanente 8% è fatto da prodotti freschi, al cui interno sono solo i frullati e i frappé a registrare un andamento positivo con un incremento di quasi il 12%.

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Più frutta, meno zucchero

Ma quali sono le reali opportunità di questo mercato così complesso e importante? Secondo Milena Regano, senior account manager di IRi, sono legate alla riformulazione dei prodotti, aumentando la frutta e riducendo lo zucchero: “L’obiettivo è trovare un modo alternativo per sfruttare al meglio tutte le valenze nutrizionali della frutta, ritagliandosi nuove fette di mercato, creando ulteriori occasioni di consumo e attirando così altri consumatori”. Quindi, il trend del benessere è quello che dovrebbe guidare i prossimi lanci. Oltre ai prodotti con meno zuccheri, risultano in crescita i gusti salutistici con l’aggiunta di zenzero e altri superfood. In lenta crescita anche i prodotti di origine biologica, che però coprono ancora piccole quote di mercato (3,6% a volume e 8,5% a valore).

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Leader di settore

Con una forte presenza di private label, che toccano quasi un terzo delle vendite, il mercato dei succhi di frutta è caratterizzato da una produzione presidiata da pochi grandi operatori. Leader di settore, con circa un terzo del totale, è Conserve Italia, che oltre a produrre in dimensioni importanti per le private label, vanta le linee Yoga e Derby Blue – in posizione di leadership sia nel retail che nell’horeca con un’ampia gamma di prodotti –, oltre a Valfrutta. Fondata nel 1976 da un gruppo di cooperative ortofrutticole emiliano-romagnole, negli anni l’azienda ha acquisito oltre a Valfrutta, anche Salfa, produttrice dei succhi Derby, e Massalombarda Colombani proprietaria dei marchi Jolly Colombani e Yoga. Queste sono solo alcune delle acquisizioni che hanno portato l’azienda a una crescita costante, che l’hanno fatta diventare la prima industria conserviera italiana con un fatturato di circa 900 milioni di euro nel 2018.

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Competitor agguerriti

In seconda posizione, con circa l’11% del mercato, troviamo Parmalat. Fondata nel 1961 da Calisto Tanzi a Collecchio, in provincia di Parma, è stata protagonista nella prima metà degli anni Duemila di un clamoroso crollo finanziario e dal 2011 è sotto il controllo del gruppo francese Lactalis. Presente con oltre 90 siti produttivi in tutto il mondo, ha un fatturato di più di 6 miliardi di euro e dà lavoro a 27mila persone in Europa, America, Australia e Africa. Suo il marchio Santal, presente nel retail e nell’horeca così come nel vending.

A breve distanza, con circa il 10% del mercato, è posizionata Zuegg, presente nel comparto con i marchi Zuegg e Skipper. Nata a fine ’800, l’azienda altoatesina è andata lentamente espandendosi. È del 1962 lo stabilimento di Verona, mentre quello di Avellino risale all’85. Nel 1991 apre la prima unità produttiva all’estero, in Germania, a cui fanno seguito gli stabilimenti di Francia e Russia. Nel 2018 il fatturato è stato di 345 milioni di euro con una produzione proveniente da sei stabilimenti in Europa.

Infine il gruppo La Doria, uno dei più importanti produttori di private label. Fondata nel 1954 in provincia di Salerno, dal 1995 l’azienda è quotata in Borsa e negli anni si è internazionalizzata attraverso diverse acquisizioni. Il quartier generale e lo stabilimento più importante hanno sede in Campania, in provincia di Salerno, ma l’azienda esporta in numerosi paesi, tra cui Gran Bretagna, Germania, Giappone e Australia, e il suo fatturato ammonta a oltre 700 milioni di euro.


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