Salento, il “tacco” delle scarpe

L’exploit del calzaturiero: picco dell’export e specializzazione in sneaker determinano la rinascita di un distretto entrato in crisi negli anni Duemila



The Van, 30 Mag 2019 - 16:20

Se l’Italia è uno stivale e la Puglia è il suo tacco, non ci si può sorprendere se in Salento (che di quel tacco è la parte più bassa) si fabbricano scarpe. La tradizione calzaturiera, localizzata in alcune zone della provincia di Lecce, ha conosciuto diverse vicissitudini ma ora il cielo è tornato sereno. Il 2018, infatti, è stata un’annata record per questo settore, che si è confermato, insieme al metalmeccanico, uno dei traini del PIL locale. L’andamento positivo è certificato fra gli altri dalla Camera di Commercio di Lecce: “L’ottimo risultato realizzato nel 2018 dal calzaturiero, un fatturato che sfiora i 77 milioni di euro e un incremento del 35% dell’export – commenta il presidente Alfredo Prete – ha contribuito notevolmente all’incremento delle vendite estere delle imprese salentine, facendone un settore trainante dell’export, subito dopo quello dei macchinari. Sono state in particolar modo le commesse provenienti da Svizzera (+87%) e Francia (+112,5%) a far lievitare l’export di calzature, Paesi verso i quali sono stati fatturati, rispettivamente 35 e 11 milioni di euro”.

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La rivincita del distretto di Casarano: Leo Shoes

Uno dei protagonisti indiscussi del calzaturiero è Leo Shoes. Secondo l’Indagine Champion 2019 realizzata dal Centro Studi Italy Post, è la prima azienda per incremento medio annuo del fatturato tra il 2011 e il 2017: +70% in 6 anni, da 2,5 milioni di euro a 62,2 milioni di euro. Nel 2018, poi, l’azienda ha registrato un ulteriore raddoppio, arrivando a 110 milioni di euro di fatturato, per un milione e 60 mila scarpe prodotte. I rilevamenti sul primo trimestre 2019 sono se possibile ancora più lusinghieri, con un tasso di crescita del 75%. Una vera e propria industria, che ha riportato lavoro e sviluppo nel territorio di Casarano grazie a una sola tipologia di scarpe: le sneakers. Sono venti per ora i marchi serviti da Leo Shoes, che di anno in anno aumenta i dipendenti: a oggi sono 600, cui si aggiungono altrettanti operai che ruotano intorno all’indotto. Leo Shoes ha siglato insieme ad altre numerose, e tendenzialmente piccole, aziende la rinascita del calzaturiero salentino: dopo la caduta dell'impero di Antonio Filograna (Filanto) e Adelchi Sergio, è stato proprio il loro discendente, Antonio Sergio Filograna, a ricomporre la frattura familiare e produttiva. Il segreto? La loro capacità di raggiungere in poche ore Veneto, Lombardia, Emilia Romagna e tutto il Nord Italia, azzerando l’isolamento salentino. E poi know how, maturato in decenni di lavoro a Casarano, che ora ritorna utile nel lusso.

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I calzaturifici con proprio brand: Mgm shoes, Elata, Annapaola srl

Secondo il database della Camera di Commercio di Lecce, a oggi risultano attivi 163 calzaturifici, per un totale di 4.509 addetti. Di questi, la maggior parte non ha capitale sociale, mentre solo una arriva al milione di euro. Queste aziende servono i grossi marchi nazionali e internazionali producendo sneakers conto terzi. Ma ci sono anche realtà che hanno deciso di puntare su marchi propri: è il caso di Mgm Shoes, Elata e Annapaola srl. Tutte e tre rientrano nel consorzio Politecnico del Made in Italy, che annovera 40 aziende aderenti e circa 60 partner che collaborano attivamente. La piattaforma esprime oltre 2.000 occupati diretti presso le aziende socie e un fatturato aggregato di circa 250 milioni di euro. Il Politecnico ha rappresentato una risposta concreta alla crisi di tessile, abbigliamento e calzaturiero salentino, avvenuta nei primi anni del 2000, quando la Cina e altre economie emergenti misero fine alla “favola” produttiva locale.

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Esportazioni da record

Ma non è tutto. Mgm, alla trentennale tradizione di produzione conto terzi ha affiancato da sette anni un proprio brand e ha chiuso il 2018 con 12 milioni di euro di fatturato. Anche in questo caso si tratta di sneakers. Storia decisamente diversa è quella di Elata, con un secolo di esperienza alle spalle nella produzione di calzature da donna, che è riuscita a conferire al prodotto un carattere di quasi unicità, calibrando ai massimi livelli qualità, design e confort. Nata come bottega di paese, nel tempo si è trasformata in un’azienda organizzata, fortemente tecnologica e internazionalizzata. Senza mai cedere al fascino dell’industrializzazione, ha preservato la cultura dell’artigianalità del prodotto, puntando sempre su la massima qualità e sul rapporto con il cliente. La piccola azienda ha chiuso il 2018 con un fatturato di 3 milioni di euro. Infine, Annapaola srl, che con il marchio DeNiroBootCo è diventata sponsor tecnico della nazionale azzurra di reining (una disciplina di abilità nel manovrare il cavallo) ai Giochi mondiali d’equitazione 2018. Oggi l’azienda produce 150 paia di stivali al giorno, dando lavoro a oltre 100 persone: il 98% delle paia va all’estero, soprattutto negli Stati Uniti.


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