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Puglia, arriva il “Mangiafanghi”

Dal sud un’innovativa soluzione per evitare lo spargimento di inquinanti nei campi agricoli



The Van, 23 Gen 2019 - 10:30

L’economia pugliese cresce, anche se lentamente, soprattutto nell’export. A risorse come storia, arte, cultura ed enogastronomia che spingono il turismo, si affiancano start up e nuove tecnologie come meccatronica e voli aerospaziali. I numeri non sono certo quelli del Veneto o della Lombardia, ma industria e servizi fanno registrare segni positivi nell’annuale rapporto di Banca d’Italia. Il fatturato sale di oltre un punto e mezzo rispetto al passato, l’export è aumentato quasi dell’8% nel 2017 rispetto all’anno precedente (225 milioni in più), ma resta l’atavico problema dell’occupazione, che invece non cresce.

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L’export in Puglia va

Con l’export (valore totale superiore agli 8 miliardi, Usa, Germania, Spagna ma anche Turchia i principali importatori), tirano alimentare, meccanica, meccatronica e aerospazio. Lo spazioporto di Grottaglie per i voli suborbitali della Virgin sta diventando una realtà. E il turismo – la Puglia è con la Liguria tra i “52 Places to Go in 2019” del New York Times – trascina anche l’agroalimentare di qualità (produzione di olio e vino, trasformazione di grano e pomodoro), un settore il cui export da solo sfiora il miliardo di euro.

Il “Mangiafanghi” made in Puglia

Tra le nuove tecnologie made in Puglia che hanno scatenato l’interesse di grandi multinazionali, c’è il “Mangiafanghi”, un innovativo sistema capace di ridurre dell’80% il quantitativo di fanghi della depurazione, brevettato dall’Istituto di ricerche sulle acque del Consiglio nazionale delle Ricerche (Irsa-Cnr) e Cisa spa, società di Massafra (TA) specializzata nella trasformazione di rifiuti in bioenergia. I tecnici spiegano che si tratta di una vera e propria rivoluzione tecnologica che in futuro consentirà grandi risparmi agli enti pubblici che la useranno. Basta pensare che, nonostante il volume dei fanghi prodotti da un depuratore di reflui urbani rappresenti meno del 2% delle acque che affluiscono all’impianto, il suo trattamento e smaltimento finale può arrivare a incidere fino al 60% sui costi della depurazione.

L’Italia è uno dei principali “produttori” europei di fanghi di depurazione. La sola Puglia, con i suoi 187 impianti a servizio dei 181 agglomerati urbani, ha una produzione di fanghi (dato del 2013) di circa 210.000 tonnellate. La maggior parte di questi materiali finisce nei campi agricoli, con tutti i problemi conseguenti di inquinamento ambientale e probabile ricaduta sulla salute umana, oppure viene smaltita in discarica a costi proibitivi.

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Cisa e Irsa-Cnr, un nuovo metodo

Cisa spa e Irsa-Cnr hanno brevettato un sistema unico al mondo basato su microrganismi in grado, rispetto alle tecnologie di depurazione convenzionali, «di semplificare significativamente lo schema di trattamento in quanto un unico bacino è in grado di sostituire l’intera linea acque del depuratore», come spiega il “papà” del progetto, il dottor Claudio Di Iaconi, primo ricercatore del Cnr. Al depuratore di Putignano (BA), di proprietà di Acquedotto Pugliese, si sta concludendo la fase di sperimentazione della nuova tecnologia. Le aziende – la capofila è Cisa spa, ma ci sono anche Lenviros srl, Socrate srl, Ad.Eng. srl – credono in questa nuova tecnologia e dopo la sperimentazione contano di passare alla fase industriale e commerciale nel giro di qualche mese.

La tecnologia SBBGR

«La sperimentazione ha riguardato un impianto con una potenzialità di 3.500 abitanti e confermato risultati eccellenti», spiega Antonio Albanese, presidente di Cisa spa che ha investito circa 2 milioni di euro nel progetto. «Da anni collaboriamo con il Cnr a progetti in grado di risolvere i problemi della comunità. Se non si investe in sviluppo e ricerca, le imprese qui muoiono». «L’innovativa tecnologia – spiegano i progettisti – nota con l’acronimo SBBGR (Sequencing Batch Biofilter Granular Reactor) si basa su un biofiltro sistemato nel bacino, all’interno del quale, grazie a una reazione batterica, è possibile ridurre drasticamente il fango attivo presente e trasformarlo in un particolare tipo di fango, costituito da biofilm e granuli che finiscono confinati in un mezzo poroso plastico».

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