Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione di terze parti per proporti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Per maggiori informazioni, ti invitiamo a consultare la nostra cookie policy. Cliccando su “Continua” o proseguendo nella navigazione acconsenti all’utilizzo di tali cookie.

Che bellezza l’economia a Parma

Il polo emiliano della cosmetica cresce grazie ad alcuni grandi nomi e ad aziende meno conosciute ma particolarmente virtuose



The Van, 18 Lug 2018 - 16:36

Le sue radici affondano nell’Ottocento, ma ora debutta anche nelle analisi economiche ufficiali. È il distretto emiliano della cosmesi che opera principalmente a Parma e prosegue fino a Bologna. Secondo l'ultimo rapporto elaborato dagli analisti di Intesa Sanpaolo sui distretti dell'Emilia-Romagna aggiornato al quarto trimestre del 2017, Parma è la terza provincia italiana per indice di specializzazione nella cosmetica, preceduta da Lodi e Cremona. Sono 1.155 gli addetti di questo settore nella città emiliana: operano in 212 imprese tra produzione, commercio all'ingrosso e al dettaglio. Dalla ricerca emerge soprattutto l’exploit dell’export, più che raddoppiato da inizio Millennio: nel 2017 ha superato i 213 milioni di euro, con un avanzo commerciale di 173,9 milioni.

parma

Dal profumo di violetta alla cosmetica green

Parma è diventata la piccola capitale cosmetica d’Italia quando Maria Luigia d’Austria, moglie di Napoleone Bonaparte, innamorata dell’aroma di violetta fece distillare nel Ducato l’omonimo profumo. Una tradizione che è giunta fino ai nostri giorni e rappresenta il nucleo storico del distretto cosmetico. La formula del successo delle aziende parmensi risiede nell'alto numero di brevetti, nella capacità di esportare e nell’appartenenza a grandi gruppi: tutte sono accomunate da forti investimenti in laboratori di R&S, in materie prime di alta qualità e in prodotti per la cura di corpo e capelli innovativi, funzionali, etici e green. Negli ultimi due anni è fiorito un vero cluster organizzato attorno ad alcuni brand capo filiera, in testa Coswell e Davines. La prima, società Elite di Borsa Italiana, ha chiuso il 2017 con un fatturato di 122 milioni di euro e un utile netto pari a 5,9 milioni di euro, quasi raddoppiato rispetto al 2016. I ricavi dall’estero, realizzati in oltre 60 paesi, rappresentano il 17% del totale. I cento marchi che Coswell controlla (tra questi, Istituto erboristico l’Angelica, Biorepair e BlanX) sono raggruppati in cinque linee di business: healthfood, toiletries, oral care, farmacia e profumeria e sono distribuiti trasversalmente su tre canali di vendita - GDO, farmacia e profumeria-, attraverso un’estesa rete di agenti e fornitori. Il Gruppo Davines, fondato nel 1983, è attivo nel settore della cosmetica professionale dell’haircare con l’omonimo marchio e dello skincare con il brand Comfort Zone. Ha chiuso l'ultimo bilancio con 127 milioni di fatturato, in aumento del 12% rispetto all’esercizio precedente. L’azienda è presente in Europa occidentale e Nord America, con 5 filiali: la prima a New York aperta nel 2003, alla quale hanno fatto seguito Parigi, Londra, Città del Messico e Deventer, cittadina olandese collocata strategicamente fra Belgio e Germania. La conquista dell’oriente ha portato all’apertura un paio di anni fa di un ufficio a Hong Kong. Da maggio 2018 la sede italiana è stata trasferita nella “casa della bellezza sostenibile”, nella zona della fiera di Parma: un’area green di circa 77 mila metri quadrati che incarna l’approccio ecosostenibile dell’azienda.

parma

Produzione, distribuzione e meccatronica per il settore

Oltre ai due big del distretto, a Parma e dintorni molte case meno note, spesso contoterziste, si stanno facendo largo sui mercati internazionali, quali Cosmoproject con 197 dipendenti e un fatturato di circa 29 milioni di euro, per il 25% coperto da esportazioni (Germania, Svezia, Spagna e di recente Cina e Corea). Una filiera consolidata in cui non mancano anche le grandi aziende di distribuzione all’ingrosso e al dettaglio, tra cui Zacobi (fatturato di circa 69 milioni di euro nel 2016) e Roby Profumi (22,2 milioni di euro nel 2016). Completano l’indotto, i grandi produttori di macchine per confezionare cosmetici della vicina provincia bolognese, come Marchesini Group fondato nel 1974 che conta oggi 1.300 dipendenti e 300 milioni di fatturato (85% export e 12 società estere) ed è tra i primi player mondiali nelle macchine di fine linea per l’industria cosmetica e farmaceutica, insieme ai competitor Ima (1,4 miliardi di euro nel 2017) e Gd-Coesia (1,6 miliardi di euro nel 2017), portabandiera della packaging valley emiliana.

parma


Borsa Italiana non ha responsabilità per il contenuto del sito a cui sta per accedere e non ha responsabilità per le informazioni contenute.

Accedendo a questo link, Borsa Italiana non intende sollecitare acquisti o offerte in alcun paese da parte di nessuno.


Sarai automaticamente diretto al link in cinque secondi.