La via (Emilia) del packaging

In territorio emiliano sorge uno dei distretti più importanti del mondo per la produzione di macchine per il confezionamento



The Van, 03 Mag 2018 - 15:05

Oltre tre miliardi di fatturato, 170 imprese e 13mila addetti. Sono solo alcuni dei numeri della cosiddetta packaging valley, il maxi distretto del packaging che si snoda lungo la via Emilia. Si tratta di uno degli hub più importanti d’Italia e d’Europa per la costruzione di macchinari che impacchettano sigarette, medicine, saponi, cosmetici, bibite, alimenti e mobili; un’isola felice che ha saputo “tenere botta”, come si dice da queste parti, alla crisi con livelli di occupazione ed export ai massimi livelli, tanto da far invidia alla concorrenza tedesca e cinese.

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Tutto parte da Bologna

La packaging valley ha la sua culla nella città di Bologna, dove secondo una ricerca realizzata dalla Fondazione Edison operano oltre 130 imprese e 11mila addetti per un giro d’affari che sfiora i 3 miliardi di euro, ovvero il 60% dell'industria nazionale delle macchine automatiche. Da queste parti, ad esempio, ha sede Ima, azienda quotata sul listino di Borsa Italiana che realizza macchinari per la produzione delle classiche bustine del tè, controllando il 70% del mercato mondiale. Le sue performance sono da record: fatturato in crescita del +21% nei primi tre mesi del 2017 (anno su anno) ed Ebitda al +50%. L’azienda sta facendo passi da gigante con tassi di crescita sorprendenti, in alcuni casi fino a 6 volte superiori a quelli dei diretti concorrenti, e mettendo a segno importanti acquisizioni che nel corso degli anni le hanno permesso di ampliare e diversificare il suo business. Oggi Ima è il quarto player europeo per dimensioni, con un fatturato che nel 2016 ha toccato quota 1,31 miliardi di euro, un export dell’86% e una forza lavoro costituita da oltre 5.200 dipendenti.

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Un pacchetto di sigarette che vale milioni

Proprio da una costola di Ima è nata nel 2012 Gima TT, azienda specializzata nella produzione di macchinari per il confezionamento di sigarette. Non quelle tradizionali, però, ma quelle di nuova generazione a minore ideate dal colosso del tabacco Philip Morris. Anche Gima TT è quotata in Borsa Italiana, nel segmento STAR: il suo debutto a Piazza Affari è recente e risale allo scorso autunno. Secondo quanto dichiarato dallo stesso presidente e amministratore delegato di IMA, Alberto Vacchi, Gima TT ha chiuso il 2017 con un fatturato superiore a 128 milioni di euro, un incremento del 27,3% anno su anno.

E sempre a proposito di pacchetti di sigarette, c’è un’altra realtà bolognese a essere motivo di orgoglio per il nostro Paese. Si tratta di Coesia, gruppo di aziende di soluzioni industriali e di packaging, che proprio l’estate scorsa ha acquisito il business Instrumentation & Tobacco Machinery di proprietà dell’inglese Molins PLC, rafforzando ulteriormente la sua leadership nel settore. Di proprietà della famiglia Seragnoli, Coesia conta oltre 6mila collaboratori e 89 unità operative in 32 Paesi e vanta un fatturato di oltre 1,5 miliardi di euro.

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Dai farmaci al pallet

Della Sacmi di Imola (1,4 miliardi di euro di ricavi e 642 milioni di patrimonio netto) abbiamo già parlato, mentre c’è un altro nome da segnalare, Marchesini Group (30 milioni di fatturato), che produce un’ampia gamma macchine per l’industria farmaceutica ed estetica che producono fiale, siringhe, flaconi e blister.

Ma l’innovazione non si ferma a Bologna. Scendendo lungo la via Emilia si arriva a Rimini, dove ci sono altre due eccellenze di cui vale la pena parlare: Atlanta Stretch e Universal Pack, entrambe con un fatturato milionario a doppia cifra. La prima progetta, costruisce e commercializza in tutto il mondo (Stati Uniti compresi) macchinari brevettati per l’avvolgimento del pallet; la seconda si occupa di confezionatrici verticali per i packaging monodose come le bustine di Citrosodina, delle maschere L’Oréal o del caffè solubile Nescafé e ha da poco inaugurato una sede in Giappone.


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