Il distretto dei “miracoli”

La lotta al Covid-19 ha portato agli onori delle cronache Mirandola. Qui hanno sede aziende all’avanguardia che producono “caschi”, respiratori, ventilatori polmonari, mascherine



The Van Group, 21 Mag 2020 - 10:00

Il “miracolo”, oggi, è sotto gli occhi di tutti. Ma arriva da lontano. È il 1962 quando Mario Nino Veronesi, farmacista e informatore medico scientifico, fonda nel garage di casa la Miraset, azienda specializzata nei prodotti usa e getta sterilizzati per evitare le contaminazioni durante le trasfusioni. È questa la data di nascita ufficiale del distretto biomedicale di Mirandola. Negli anni, Veronesi fonderà altre sei aziende biomedicali, l’ultima nel 2003.

Nel corso del tempo, questo distretto ha saputo crescere – riuscendo a rialzarsi dopo il terribile terremoto del 2012 – e internazionalizzarsi, anche grazie all’apertura nei confronti di capitali stranieri, concretizzatesi in una serie di fusioni e acquisizioni, che hanno avuto per protagonisti in prevalenza gruppi tedeschi e anglosassoni. Per saperne di più, si può leggere il libro Dal garage al distretto. Il biomedicale mirandolese (di Franco Mosconi e Fabio Montella, Il Mulino, 2018) e consultare il sito www.distrettobiomedicale.it.

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In prima linea

Il biomedicale è stato censito dal Monitor curato da Intesa Sanpaolo fra i principali “Poli ad alta tecnologia”, insieme a Ict, farmaceutica e aerospaziale. Sempre secondo il Monitor, oltre a quello mirandolese i poli italiani del settore si trovano a Bologna, Milano, Padova e Firenze.

Oggi sono molte le aziende del distretto di Mirandola che hanno dato il loro contributo e continuano a fare la differenza nella lotta al Covid-19.

In prima linea c’è la Dimar di Medolla, che produce sistemi per la ventilazione non invasivi, i cosiddetti “caschi”, che presentano molti vantaggi: trattare le insufficienze respiratorie, proteggere dal contagio, evitare l’intubazione. Da una produzione di 2-300 caschi al giorno, nei momenti più bui della pandemia si sono superati i mille. Nel mondo, oltre alla Dimar, ci sono solo altre due produttrici di questi dispositivi: la StarMed (con sede a Mirandola, fondata da Veronesi, oggi del gruppo Intersurgical) e la Harol (nel Milanese).

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La Intersurgical, specializzata in supporti respiratori, è arrivata a quintuplicare la produzione. Fino al 29 febbraio, in azienda erano in 50 e lavoravano su un unico turno; poi sono arrivati a essere in 80, su tre turni, sei giorni su sette (la domenica la produzione si ferma per sanificare i reparti). In collaborazione con il Policlinico Sant’Orsola di Bologna, l’azienda ha poi sviluppato un respiratore che può essere collegato a due pazienti anziché a uno solo. Intersurgical, che fattura una decina di milioni di euro all’anno, è passata da una quota di mercato in Italia del 60% a una del 100%, per soddisfare tutte le richieste legate all’emergenza Covid-19.

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Respiratori e mascherine

Pochi chilometri più in giù, a Crespellano, nel bolognese, ha invece sede la Siare Engineering (11 milioni di fatturato, il 90% all’estero), unico produttore italiano di respiratori polmonari utilizzati nei reparti di terapia intensiva. Ai primi di marzo, l’azienda riceve una telefonata da far tremare i polsi. Dall’altra parte c’è il premier Giuseppe Conte, che “ordina” oltre 2.000 pezzi, entro luglio, per gli ospedali italiani, soprattutto nelle regioni più colpite: Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto. In aiuto dei 35 dipendenti sono arrivati 25 tecnici specializzati dell’esercito e gli operai di Ferrari e Lamborghini.

Il distretto biomedicale di Mirandola si è attivato anche per la produzione di mascherine, ora richiestissime dal mercato.  La Tecnoline di Concordia sulla Secchia, specializzata nella produzione di sacche per la dialisi e di dispositivi per la raccolta del sangue, ha riconvertito la sua produzione. L’obiettivo è arrivare a un milione di mascherine in un mese. L’impresa non è facile, ma in azienda hanno fatto proprio il motto di Veronesi: “Lavorare, tacere e guardare all’obiettivo finale”. Lo stesso discorso si può fare sulla Nuova Sapi (produzione di mascherine destinata alla sanità regionale) e sulla GVC. Quest’ultima ha avviato una produzione di mascherine FFP3, che già realizzava per il mercato estero, investendo un milione di euro e assumendo 120 persone. Piccole e grandi realtà, che hanno saputo fare quadrato in un momento di emergenza nazionale.


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