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I giganti della creatività (marchigiana)

Tre grandi imprenditori del made in Italy, attivi in settori diversi ma con tanti punti in comune. Uno su tutti: essere nati nelle Marche



The Van, 25 Lug 2019 - 15:35

Iginio Straffi, Enrico Bracalente, Lanfranco Beleggia. I loro nomi potrebbero non far accendere subito una lampadina, ma di certo tutti conoscono le Winx, NeroGiardini e Brosway gioielli. Questi tre grandi protagonisti del made in Italy e della creatività nazionale sono meno noti delle loro creature. Segno, probabilmente, di modestia e pragmatismo. Ad accomunarli – a parte il genio imprenditoriale, la vocazione per il duro lavoro e la determinazione visionaria – è l’origine geografica.

 

Over the rainbow

Iginio Straffi nasce nel 1965 a Gualdo, una frazione del Comune di Castelsantangelo sul Nera, in provincia di Macerata. «Quando ero ragazzino, a Gualdo c’erano solo i Monti Sibillini. C’era molto poco oppure c’era tantissimo. Spazi e tempi infiniti per la fantasia. Ogni giorno inventavo una storia per poi animarla con i disegni e farla leggere agli amici». Straffi nasce come fumettista, poi va a lavorare in Francia. Al rientro, nel 1995 fonda lo studio di animazione Rainbow. «In azienda, nei primi anni, facevo di tutto: creativo, commerciale, legale. Ero il primo ad arrivare e l’ultimo ad andare via e i miei collaboratori mi stavano dietro». La svolta arriva con le Winx, un vero fenomeno mondiale fin dalla loro apparizione nel 2004. Oggi i prodotti Rainbow (dai cartoni alle serie) sono venduti in cento paesi del mondo, per un fatturato di oltre 86 milioni di euro e un ricavo di quasi tre, con un migliaio di persone impiegate nei vari stabilimenti. L’anno scorso, Rainbow ha anche approcciato la quotazione in Borsa, poi sospesa per «Le oscillazioni di mercato e l’instabilità politica», condizioni contro le quali ci vorrebbero proprio i superpoteri delle fatine!

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18mila paia di scarpe al giorno

«Carismatico, grintoso e dinamico. Ma soprattutto ottimista, perché senza ottimismo un imprenditore non va da nessuna parte» così si definisce Enrico Bracalente, classe 1957, di Monte San Pietrangeli, in provincia di Fermo, dal 1998 alla guida di NeroGiardini. Figlio di contadini, frequenta la scuola fino alle medie, poi impara il mestiere in un calzaturificio (che ora lavora per lui). Fino a 17 anni fa l’operaio, poi si licenzia e con il fratello fonda una piccola azienda nei sotterranei di una chiesa. «Non avevamo soldi, così quando ci pagavano per gli ordini compravamo i materiali. Con i proventi di un grosso ordine da un’azienda tedesca, abbiamo acquistato i macchinari e aumentato la produzione». A quel punto l’azienda si sposta in una sede più spaziosa e assume personale. In seguito, avviene il passaggio dalla produzione conto terzi a quella con un marchio proprio, finanziandola con il conto lavorazioni. Nel 1998, in seguito a diversità di vedute con i due soci, Enrico rileva tutte le quote. Uno dei suoi motivi di orgoglio è produrre in Italia («Solo così posso garantire la qualità al 100% e assicurare benessere e occupazione nella mia terra»), l’altro non vendere online (per tutelare i negozianti). Oggi impiega 2.000 persone, tra dirette e indirette, produce 18mila paia di scarpe al giorno, ha 30 monomarca e 1.500 rivenditori in Italia. Con lui in azienda ci sono anche la moglie e i figli. «La nostra strategia? Produrre in Italia e vendere all’estero. Attualmente l’export è al 23%, voglio arrivare al 70%». Per far questo, ha investito in un nuovo polo logistico vicino a Fermo.

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Da venditore a imprenditore

Non fu molto lungimirante quella maestra che ai genitori del piccolo Lanfranco consigliò di ritirare il bambino da scuola e avviarlo al lavoro dei campi. «Quello fu un segnale, anche se ci misi anni a capire che era un segnale sbagliato». Parola di Lanfranco Beleggia, di Montegiorgio (Fermo). Figlio di un legnaiolo, fino ai 21 anni svolge lavori umili come il lavamacchine. Finché un’impiegata gli dice che potrebbe fare di più. È un altro segnale; giusto, questa volta. A ispirarlo nella sua nuova avventura è il trovarsi in uno dei più importanti distretti della pelletteria. Diventa rappresentante di cinturini di orologi. Lo fa per dieci anni, finché nel 1979 decide di fondare la sua azienda: Bros Manifatture. «Da venditore a imprenditore: ho fatto il salto, perché mi sono reso conto che non era poi così complicato. Si può fare tutto, se lo vogliamo. Ho scelto un settore che conoscevo, cercando di migliorarlo». L’azienda cresce e, nel tempo, conclude acquisizioni di prestigio: Brosway, Rosato, Pianegonda, S’Agapò... Nel 2018 ha avuto 38 milioni di ricavi. Per festeggiare i quaranta anni di attività ha avviato la costruzione di un headquarter eco di 4.500 mq di fianco alla sede storica nelle Marche e ha dato nuovo impulso all’export. In più, a 70 anni, scommette sui giovani, compresi i suoi tre figli («In azienda, l’età media è di 35 anni»). Di recente, è entrato anche nel settore degli hotel.

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