TECMA, la tecnologia applicata al mattone crea nuove opportunità

L’amministratore delegato Pietro Adduci ci racconta la matricola dell’high-tech per il mercato del Real Estate



FTA Online New, 07 Lug 2021 - 16:30

“Abbiamo portato la tecnologia nel settore immobiliare fin dal 2012, quando parlare di high-tech per il mercato del Real Estate era pioneristico. Oggi abbiamo la capacità di creare per i nostri clienti, i grandi sviluppatori immobiliari, una realtà virtuale degna dell’industria cinematografica, grazie a una competenza, un know how industriale protetto e competitivo che ci permette di avere la maggior parte dei nuovi progetti immobiliari di Milano e quote importanti anche a Roma. L’obiettivo è crescere ancora, siamo già un centinaio in TECMA, ma abbiamo avviato un percorso di internazionalizzazione negli Stati Uniti, in Svizzera, negli Emirati Arabi, nel Regno Unito e a Monaco dove ci interfacciamo con i maggiori developer locali. Questo ci richiede anche nuova capacità produttiva, d’altronde la nostra storia ha visto un tasso di crescita medio annuo dell’80 per cento”. Pietro Adduci, amministratore delegato e azionista di TECMA Solutions, ha le idee chiare sul futuro della società di proptech che ha portato in Borsa a fine 2020. Il modello di business è nuovo per il mattone italiano e si basa appunto sulla capacità di creare un’architettura virtuale e software degli immobili in fase di sviluppo per velocizzarne la vendita e favorire anche il cliente nelle numerose scelte che si impongono al momento dell’acquisto (in termini di finiture e quant’altro).

“Tecnologia, neuroscienze e arte – ci spiega – Sono questi i pilastri del nostro valore”

Neuroscienze?
“Sì nel nostro team abbiamo anche psicologi e filosofi, il neuromarketing ci serve per valorizzare gli immobili dei venditori, per renderli appetibili e comprensibili agli acquirenti, per venire incontro a una domanda sempre più raffinata, ma anche sempre più rapida nelle valutazioni. Dobbiamo saper cogliere l’attenzione del potenziale cliente nel poco tempo a disposizione e dobbiamo anche sapere offrire delle soluzioni sempre complete e realistiche. In generale la ricerca è una parte essenziale del nostro modello di business. Circa il 20-25% del nostro personale è impegnato in Ricerca e Sviluppo, le risorse dedicate sono pari al 15% circa del nostro fatturato.”.

Noto in effetti circa 3,78 milioni di euro di valore periziato dei brevetti (compreso il know how industriale) a fine 2020…
“Si tratta di valore difeso in azienda, dati su flussi, procedure, librerie protette che neanche io potrei portare fuori dall’azienda perché sono criptati e difesi come un patrimonio essenziale dell’azienda insieme alle competenze delle sue persone e alla loro esperienza. Il valore della nostra offerta che arricchiamo con la costante ricerca va dunque oltre la semplice somma di capitale finanziario e umano, è anche nella stratificazione delle nostre competenze, nei modelli matematici e fisici che abbiamo sviluppato per calcolare e riprodurre le interazioni tra i materiali, nelle finiture per l’arredamento archiviate nelle nostre librerie, nel nostro know how industriale protetto. Da qui anche il valore dell’arte, dell’architettura e dell’interior design che arricchiscono il bagaglio delle nostre competenze.

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Perché avete deciso di quotarvi su AIM Italia? Per giunta a fine 2020. Cosa farete degli 8,5 milioni di euro raccolti con un’IPO interamente in aumento di capitale? Noto anche che all’avvio della quotazione i soci fondatori (Adduci, Signorelli e Volontè) hanno attivato un patto parasociale insieme al partner (e azionista) Abitare In sul 62% del capitale…
“Non avevamo alcuna tensione finanziaria che ci imponesse la raccolta di risorse, anzi le banche erano ben disposte ad attivare nuovi finanziamenti a supporto della crescita. A fine 2019 avevamo una PFN positiva per quasi un milione di euro. Abbiamo pensato che la quotazione fosse uno strumento importante per una crescita ancora più consistente, che potesse garantirci visibilità e autorevolezza utili nei confronti dei clienti e dei talenti da portare in azienda. Nella compliance imposta a una società quotata abbiamo anche visto l’opportunità di strutturarci e rafforzare la nostra governance. Abbiamo inoltre fornito alla comunità finanziarie la garanzia di un lock-up a 24 mesi per i Soci Fondatori e a 18 mesi per il socio Abitare IN che è anche uno dei maggiori sviluppatori attuali a Milano. Il mercato ha compreso la nostra proposta e dai 4 euro del collocamento di dicembre ci ha già portato a quasi 6,9 euro per titolo, una performance di tutto rispetto. Quanto alle risorse raccolte sono ancora in bilancio e alimentano le nostre prospettive di crescita all’estero. Abbiamo già creato delle legal entity in Svizzera e a Dubai e siamo presenti negli Stati Uniti, nel Regno Unito e negli Emirati, tutti mercati che abbiamo selezionato con cura per le loro prospettive nel nostro campo. L’anno scorso abbiamo anche attivato l’e-commerce, un business inimmaginabile nell’immobiliare fino a qualche tempo fa e abbiamo anche lanciato un’offerta di B-to-Rent, ossia un ingresso nel mondo degli affitti al servizio di gruppi con un parco immobiliare consistente per la fascia 1+1 (due anni ndr.): è un affitto di medio periodo che da un lato rende appetibili le scelte che permettiamo nell’ambito delle rifiniture dell’immobile, dall’altro non è troppo vincolante per le attuali prospettive degli affittuari”.

In effetti nel 2020 avete registrato un balzo del valore della produzione dell’80% a 8 milioni di euro, un ebitda a 2 mln (+25,4%). L’utile passa da 0,6 a 0,8 mln, che vuol dire un +33%, e la PFN mostra un avanzo di 8,1 milioni di euro, figlio dell’IPO. Questo nell’anno del Covid… come è andata?
“La tragedia della pandemia ha creato molte opportunità per tutto il settore tecnologico e a noi ha prospettato nuove occasioni. Se gli immobili non si potevano visitare fisicamente, per noi che li facciamo visitare e progettare su un PC come se fossero sotto gli occhi ovviamente si attivavano nuove chance di crescita. Voglio però ricordare che il +80% del 2020 è in linea con la nostra storia che ci ha visto spesso crescere anche a tripla cifra mentre il mercato immobiliare italiano stagnava nei prezzi tra il 2012 e il 2020. Questo vuol dire che la nostra innovazione tecnologica del settore va oltre l’andamento dei prezzi del mattone e crea una disruption, nuovo valore al servizio di venditori e acquirenti. Certamente il 2020 ha rappresentato una sfida anche per noi, siamo stati praticamente tutti in smart working per tutto l’anno, ma eravamo attrezzati e abbiamo registrato l’accelerazione di un percorso di crescita già avviato. La domanda immobiliare degli italiani si è raffinata perché hanno vissuto molto di più la casa e la richiesta del dettaglio a cui TECMA sa rispondere è cresciuta ed è qui per restare”.


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