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Somec, l’exploit delle navi da crociera sbarca anche sull’AIM

La società veneta ha differenziato nel tempo il business specializzato degli involucri vetrati



FTA Online News, 29 Mag 2019 - 10:30

“Siamo ottimisti. Nonostante le varie incertezze che pesano sull’economia globale, il nostro mercato continua a inviare segnali di solidità e il nostro portafoglio ordini cresce, a oggi copre per tre anni e mezzo il fatturato del 2018”. Oscar Marchetto, azionista di riferimento e fondatore di Somec, è un manager noto a Piazza Affari per essere stato cofondatore del gruppo Nice delistatosi di recente.

Proprio nel 2013 (praticamente in contemporanea con l’uscita di Marchetto dalla società dei cancelli automatici) il capitale di Somec veniva trasferito nella holding Venezia e questa veniva rilevata dai suoi attuali manager e soci di riferimento: Oscar Marchetto, Giancarlo Corazza e Alessandro Zanchetta (tutti e tre sono amministratori delegati e Marchetto ricopre anche la carica di presidente del board a 5 membri del gruppo).

 Somec, società con sede a San Vendemiano (TV), è nata nel 1978 ad opera della famiglia Sossai e si è specializzata negli involucri esterni in vetro degli edifici civili. Solo negli anni Novanta ha iniziato a operare nel campo degli involucri vetrati per navi da crociera, il settore che oggi rappresenta il core business del gruppo. Con gli anni Duemila però il gruppo è entrato in crisi fino al concordato preventivo. A questo punto l’intuizione di Marchetto fu proprio quella di scorgere le potenzialità della divisione “seascape”, quella dedicata alle navi. Ha così deciso di rilevare questo business e di attrezzarsi con le competenze tecniche di Corazza e finanziarie di Zanchetta (che è anche CFO del gruppo). Da allora Somec è cresciuta sia per linee interne che esterne fino ad approdare alla quotazione a Piazza Affari di metà maggio 2018.

Come funziona il settore delle navi da crociera e come inserite le vostre attività nel suo contesto?
“E’ un settore brillante, con caratteristiche molto specifiche. Qualche numero può dare l’idea. Quattro grandi cantieri coprono da soli l’85% del mercato (Fincantieri, STX France, Meyer Germania e Meyer Finlandia). Attualmente sono in costruzione 104 navi da crociera e quasi 400 ne sono state messe in mare negli ultimi 30 anni. Il settore cresce ed è diventato sempre più alla portata delle famiglie, pur mantenendo un’ampia offerta di alta gamma. Ormai si registrano circa 30 milioni di passeggeri l’anno. Noi facciamo gli involucri di vetro delle navi, soluzioni di ingegneria specializzata che richiedono una competenza e un’esperienza molto specifiche. Una parte fondamentale nostro lavoro riguarda anche il refitting, ogni nave in media viene riammodernata ogni quattro anni e un refitting è obbligatorio dopo cinque. Abbiamo lavorato a più di 250 navi dalla nostra fondazione e abbiamo allargato la nostra offerta nel tempo.

Nel 2016 abbiamo comprato Oxin e abbiamo così iniziato a fare anche le cucine per le navi da crociera: parliamo di una società che a fine 2017 aveva un backlog che copriva il 21% del numero totale delle commesse per le navi in costruzione tra 2018 e 2020.
Appena lo scorso febbraio abbiamo invece acquisito il controllo del 60% di Total Solution Interiors (TSI), che allestisce le aree pubbliche delle navi da crociera (teatri, ristoranti, spa etc.), una società che nel 2018 ha un fatturato stimato di 36,7 milioni dei quali il 60% negli Stati Uniti.

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Nel mezzo c’è stata la quotazione, cosa avete fatto con i 31 milioni di euro raccolti? E perché avete deciso di intraprendere questa strada?

“La diversificazione del nostro business e le opportunità del mercato immobiliare statunitense hanno avuto un ruolo chiave nella nostra scelta di aprire il capitale con la quotazione su AIM Italia. Nel marzo del 2018 abbiamo infatti acquisito il 50,9% di Fabbrica LLC realizzando così una partnership statunitense importante con due manager di esperienza come Alberto De Gobbi e Claudio Daniele, due manager provenienti da Permasteelisa USA e che ancora controllano il resto di Fabbrica. La società si occupa degli involucri di vetro per l’edilizia civile, immobili residenziali e commerciali a New York, Boston e Washington D.C.. Ci è costata 23 milioni di dollari (earn-out compresi), ma rappresenta l’applicazione delle nostre competenze a un settore molto vitale negli Stati Uniti e affine per molti versi al nostro business navale. E’ stato in un certo senso un ritorno alle origini, che abbiamo finanziato anche con i proventi della quotazione”.

L’operazione influenza sicuramente il vostro bilancio 2018 che vede riequilibri importanti in un trend generale di crescita. Il valore della produzione è balzato dal 50% sul pro-forma 2017 a € 168,9 mln; l’ebit è cresciuto del 125% a € 11,5 mln e l’utile netto si è quadruplicato a 7,8 mln (+333% sul pro-forma). Al contempo il patrimonio è balzato da 11,5 a 33,3 mln e la PFN è passa da -45,3 mln a -5,5 mln appena. E’ cresciuto a quasi il 30% del fatturato il peso del landscape (ossia Fabbrica principalmente). E’ uno sviluppo sostenibile?

“L’acquisizione di Fabbrica e la crescita del nostro business “di terra” hanno modificato profondamente i nostri indicatori di bilancio, soprattutto in positivo. Gran parte delle variazioni, nel contesto di un trend di crescita generale delle nostre attività, deriva da questa evoluzione del perimetro. Ad esempio, poiché avevamo già spesato l’acquisto della maggioranza di Fabbrica avevamo a fine 2017 una PFN di breve negativa per 29,5 milioni di euro. Oggi positiva per 15,64 milioni grazie a disponibilità per quasi 25 milioni di euro. In ogni caso la nostra generazione di cassa è decisamente solida con free cash flow 2018 da 26,2 milioni di euro. Alla fine dello scorso anno abbiamo raggiunto un backlog da 431 milioni, nei primi mesi del 2019 abbiamo sommato ulteriori ordini per oltre 182 milioni di euro: è una dinamica del portafoglio ordini che ci regala fiducia nel futuro”.

 


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