Reevo, a Piazza Affari la cassaforte digitale italiana

I fondatori della società di servizi in cloud e cybersecurity raccontano sfide e prospettive dopo l’IPO



FTA Online News , 02 Set 2021 - 09:10

ReeVo è nata nel 2003 come system integrator, ma già nel 2009 ha cambiato pelle per diventare un vero e proprio service provider con un focus sull’erogazione di servizi in cloud e sulla cybersecurity. Da attività a progetto si è passati dunque a un modello a canone, con effetti anche sulla gestione del business. Nel 2009 abbiamo iniziato a impiegare un primo data center alle porte di Milano, oggi i nostri servizi sono erogati da 4 datacenter, due nell’area milanese uno a Roma e uno a Cagliari. Un passaggio importante è stato l’integrazione nel 2011 di Hypercheck, realtà esperta di cybersecurity che ha rafforzato il binomio con il Cloud, oggi fondante delle attività di ReeVo. Consolidata la nostra capacità di erogare servizi integrati, ci siamo dedicati al potenziamento della nostra rete commerciale, creando un network di partner affidabili che ci permettono ormai di raggiungere in maniera capillare il territorio e le decine di migliaia di PMI a cui ci rivolgiamo nel target tra i 5 e 500 milioni di euro di fatturato”. Antonino Giannetto, amministratore delegato e cofondatore di ReeVo con il fratello Salvatore, spiega con chiarezza il percorso di crescita che ha portato lo scorso aprile in Borsa la sua società, dopo circa 15 anni di attività nello sfidante settore dei servizi IT.

“Oggi i dati di un’azienda sono un asset essenziale, in molti casi persino più importante delle risorse economiche– spiega Salvatore Giannetto, presidente di ReeVo - Se un’azienda perde i dati con cui controlla processi, risorse, clienti e così via, rischia concretamente di mettere a rischio la propria sopravvivenza. La loro protezione è dunque indispensabile per imprese private e pubbliche amministrazioni. La crescente complessità delle infrastrutture e delle tecnologie rende però in molti casi, difficile la gestione dei sistemi per gli operatori non specializzati. In questa fase decisiva interviene la nostra offerta, che per molte PMI può fare la differenza. Per molte imprese, infatti, i costi di un investimento in infrastrutture proprietarie, della loro manutenzione e dei servizi di difesa, anche con personale specializzato, possono essere proibitivi. Per alcune aziende i costi di manutenzione superano quelli degli investimenti e ricreare il sistema sarebbe complicato. Per questo i nostri servizi trasformano i capex degli investimenti in infrastrutture difficili e onerose in opex da gestire con continuità, nella certezza di un costante aggiornamento delle funzionalità, di una protezione dei dati prioritaria. La nostra affidabilità è garantita ai massimi livelli, abbiamo le certificazioni ISO 9001, ISO 27001, ISO 27017, ISO 27018, ISAE 3402, SSAE 18, per citarne alcune e la qualificazione AGID come Cloud Provider di tipo C per la Pubblica Amministrazione che confermano in maniera oggettiva le nostre garanzie sul fronte della sicurezza dei dati, della loro gestione, dei servizi collegati. Abbiamo selezionato i nostri data center per le loro certificazioni ANSI TIA-942/Rating 4, che ne garantiscono l’eccellenza. Adesso con la quotazione a Piazza Affari abbiamo fornito a clienti, fornitori e mercato un ulteriore segnale di trasparenza e affidabilità”.

campana ipo

Come mai la decisione di quotarvi a Piazza Affari nell’aprile del 2021, dopo un anno di pandemia? Cosa farete dei 5,5 milioni di euro raccolti? È stato difficile apprendere il linguaggio dei mercati?

“L’IPO istituzionale è stata lo sbocco naturale di un percorso avviato da tempo – afferma Antonino Giannetto - Già dal 2017 ci sottoponevamo alla revisione volontaria dei bilanci e avevamo cominciato a strutturare il nostro percorso di crescita. Il 2020 ha accelerato le cose, ha portato a maturazione tendenze che si erano già stabilite nel mercato e nel nostro business. C’è stata per noi l’integrazione di successo del ramo d’azienda IT Factory (oggi ReeVo MSP) e la presa di coscienza che potevamo puntare ancora più in alto. Così abbiamo deciso di quotarci con un’offerta tutta in aumento di capitale. Io e Salvatore abbiamo fornito la garanzia di clausole di lock-up a 24 mesi e gli altri soci finanziari e non solo che ci avevano supportato in questo percorso hanno condiviso questo impegno. Il mercato ha capito la nostra proposta e ci ha premiato prima con una domanda pari a 5,5 volte l’offerta e dopo con un consistente rialzo del titolo.

Le risorse raccolte, interamente destinate alla crescita, saranno impiegate nei tre driver principali del nostro sviluppo. La crescita per linee interne: è da anni in doppia cifra, con una buona generazione di cassa e un elevato ebitda cash conversion rate. Punteremo ancora su nuove partnership per lo sviluppo commerciale, non da ultimo su quella con Tiscali, con l’obiettivo di raccogliere i frutti della scalabilità del nostro business. Proseguiremo anche con le nostre strategie di acquisizioni mirate, di aziende o rami di azienda che portino in ReeVo competenze e valore. L’internazionalizzazione, che già copre il 35% del nostro giro d’affari, riceverà nuovo impulso. Abbiamo partnership storiche con Esprinet e TechData che ci aiuteranno e guardiamo con interesse alla Spagna, al Portogallo e alla Francia del dopo pandemia”.

Il 2020, tra tragedie e sfide, è stato un anno fuori dal comune, per gli esperti del digitale come Reevo anche carico di opportunità. Voi avete visto un balzo del valore della produzione da 4,93 a 8 milioni di euro, un ebitda più raddoppiato a € 1,68 mln, un utile volato da 267 a 683 mila euro. Sicuramente anche per i vostri circa 40 dipendenti è stato un anno sfidante, che avete affrontato con una situazione patrimoniale pre-IPO solida (PFN positiva per quasi un milione, flussi operativi molto positivi, patrimonio netto da 3,68 mln). Come è andata? La crescita che avete registrato è sostenibile nel medio e lungo periodo?

“Siamo pronti per uno sviluppo di lungo periodo. La pandemia ha soltanto accelerato un trend di crescita che era strutturale e pre-esistente- sottolinea Salvatore Giannetto -. Le imprese, soprattutto le PMI, hanno sempre più bisogno di trasformare gli investimenti tecnologici in servizi specializzati e affidabili, di gestire la complessità e l’immensa mole dei dati in continua crescita tramite expertise delegate. A questo si aggiunge l’impellente bisogno di sicurezza, che noi abbiamo nel DNA della nostra offerta, e la consapevolezza che tutto va nella direzione di questo business: da Internet delle Cose all’Industria 4.0, dallo smart working agli obiettivi del PNRR, del cloud europeo, alla sovranità digitale. Oggi l’inadeguatezza di una struttura in cloud e la mancanza di sicurezza sui dati possono bloccare interi impianti industriali o arrecare danni formidabili a imprese e pubbliche amministrazione. Noi offriamo una “cassaforte digitale” per la sicurezza di questi asset fondamentali”.

 


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