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I protagonisti

Notorious Pictures: Netflix? Soltanto un’altra occasione

03 Ott 2018 - 10:45

Marchetti, siamo una Media Digital Company attrezzata per il futuro



“Quando decisi di fondare Notorious Pictures nel 2012 con un gruppo di manager fidati avevo già in mente lo sviluppo che dopo abbiamo portato avanti negli anni con la quotazione, l’espansione delle nostre attività, lo sviluppo del nostro portafoglio. Gli ottimi risultati di questi anni, frutto anche di un contesto regolamentare che ha finalmente attribuito la giusta importanza al settore cinematografico, sono la conferma della correttezza delle nostre intuizioni”. Nelle parole di Guglielmo Marchetti, presidente, amministratore delegato e socio di controllo di Notorious Pictures, il percorso di trasformazione ed espansione del gruppo degli ultimi anni appare lineare, persino consequenziale. Di fatto nel giro di sei anni la società è diventata rapidamente una delle maggiori case di distribuzione audiovisiva d’Italia e un produttore di rango con un ruolo di Media Digital Company a tutto tondo.
Marchetti, un passato in The Walt Disney Company e in Mondo Home Entertainment/Moviemax, fondò con altri manager di consolidata esperienza Notorious Pictures con il progetto di approdare rapidamente sul mercato dei capitali e sviluppare un modello di business che guardava al futuro della distribuzione audiovisiva. Le linee di questo disegno sembrano convergere nella storia che oggi ci racconta.

Qual è stato il modello di business che vi ha guidato all’inizio di questa avventura?
“Da subito abbiamo cominciato ad acquistare dei diritti ‘full right’ sulle opere cinematografiche destinate al cinema italiano. Questo significa acquisire un licenza in esclusiva e di lunga durata per tutti i canali, dal cinema, all’home video, alla tv, alla pay tv e ai new media. Attualmente la durata media delle nostre licenze è di 18 anni, quindi, qualunque sia l’evoluzione dei modelli di consumo e delle piattaforme di broadcasting, noi siamo pronti a sfruttare i diritti acquisiti.
Ci siamo rapidamente consolidati e già nel 2013 eravamo tra i primi dieci distributori cinematografici italiani. Nel tempo abbiamo consolidato la partnership con i maggiori player italiani, da UCI Italia a The Space Cinema, da Rai Cinema a Mondadori, a Sky”.

Come si è evoluta in seguito la vostra strategia?
“Avevamo da subito deciso che le nostre attività si sarebbero con il tempo allargate a tutta la filiera, proprio con l’obiettivo di diventare una vera Media Digital Company. Per questo dai servizi di marketing e doppiaggio già abbinati alla distribuzione delle opere di terzi prese in licenza, siamo passati alla produzione e alla co-produzione propria e in conto terzi di film e serie TV. Nel primo semestre del 2018 la produzione esecutiva internazionale ha coperto il 30% dei nostri ricavi a fronte di una commercializzazione cinematografica che ne copre circa la metà e registra un peso crescente delle pellicole prodotte da noi stessi.
Va aggiunto che un supporto fondamentale ci è giunto dal ‘provvedimento Franceschini’ (la “Disciplina del cinema e dell’audiovisivo” del 2016 Ndr), che finalmente dona alla produzione e alla distribuzione cinematografica il ruolo industriale che merita con una visione di lungo periodo. I crediti d’imposta dell’ordine del 30% sono stati e sono un incentivo importante per tutto il settore non solo a livello italiano, ma anche a livello internazionale in quanto ci rendono competitivi anche, per esempio, agli occhi delle case di produzione statunitensi che sono incoraggiate a scegliere di produrre in Italia, dove le risorse per fare dell’ottimo cinema non mancano”.

IPO

Nel 2014, a breve distanza dall’avvio delle vostre attività, vi siete quotati a Piazza Affari, perché questa scelta?
“La Borsa è stata un obiettivo della nostra società fin dalla fondazione. La mia esperienza con Mondo Home Entertainment mi aveva già messo a contatto con i mercati finanziari e da subito ci eravamo dotati di una governance e di un controllo di gestione strutturati in questa ottica. Non a caso Notorious è stata fondata come società per azioni. Essere una società quotata ci regala inoltre degli atout nella competizione con gli altri player del settore e conferma la nostra professionalità ai nostri potenziali clienti”.

Il primo semestre si è concluso con risultati più che incoraggianti: ricavi in crescita del 133% a 21,3 milioni di euro, un utile netto che balza del 160% a 3 milioni di euro e una posizione finanziaria netta positiva per 5,1 milioni di euro. E’ una crescita sostenibile?
“Senza dubbio sì. Riteniamo che i lusinghieri risultati raggiunti siano il frutto di una strategia oculata che attuiamo da tempo e che donerà altri frutti in futuro.

Non temete l’irruzione di Netflix e degli altri over the top nel settore del broadcasting? Molti operatori di rango vacillano di fronte alle nuove sfide digitali che questi nuovi soggetti pongono…
“Per noi questi nuovi broadcaster sono soltanto un’altra occasione di sviluppo. Possiamo infatti vendere su nuove piattaforme i nostri film. E’ inoltre da considerare che con l’approccio alla produzione in house stiamo arricchendo il nostro portafoglio di asset non più presi in licenza, anche se per lungo periodo, ma di proprietà, quindi rivendibili a chiunque voglia distribuirli e con qualunque piattaforma tecnologica”.

Nel 2014 vi siete quotati a 3,0 euro, raccogliendo per un 10% di flottante circa 7 milioni di euro, poi c’è stato un crollo delle quotazioni fino a 62,5 centesimi a fine 2016, dunque avete recuperato terreno fino a rivedere i 3 euro. Ora quotate sui 2,80 euro. A cosa attribuite queste forti oscillazioni dei corsi di Borsa? Ritenete che i prezzi attuali incorporino una corretta valutazione di Notorious Pictures?
“Il crollo delle nostre quotazioni è da attribuire esclusivamente a un fattore transitorio. Terminato il periodo di lock-up io vendetti nel 2015 parte delle mie azioni a due fondi che a loro volta liquidarono in qualche mese l’investimento, deprimendo pesantemente i corsi. Un overhang che abbiamo recuperato con i nostri risultati.
Cionostante ritengo che guardando ai multipli dei nostri competitor e del settore media ci sia ancora molto valore inespresso nelle nostre quotazioni. Siamo fiduciosi che in futuro il mercato saprà apprezzarci come meritiamo”.

 


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