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Monnalisa, brand specializzato d'alta gamma che punta all'espansione

L’ad Simoni ci racconta storia e prospettive della società di abbigliamento per bambini



05 Ago 2019 - 17:00

“Quando era solo un ragazzo nel 1964, Piero Iacomoni, fondatore e attuale presidente del gruppo Monnalisa, intraprese un viaggio per l’Europa, alla ricerca di un’idea imprenditoriale. Al Louvre, davanti al capolavoro vinciano, decise ambiziosamente il nome della sua futura azienda, un omaggio alla bellezza , alla creatività e al Made in Italy. I driver della crescita di Monnalisa, nata come family business, sono stati innovazione e creatività, ma soprattutto internazionalizzazione”. 

Christian Simoni, amministratore delegato di Monnalisa, società attiva nel settore dell’abbigliamento per bambini d’alta gamma e quotata su AIM Italia, individua già nei primi passi della società che oggi guida le linee strategiche del suo futuro sviluppo.

Come è strutturato il vostro modello di business?
“Noi attuiamo un presidio interno di tutti i processi strategici - stile, campagne vendite, programmazione acquisti, logistica. La produzione è realizzata presso laboratori esterni, indipendenti. La distribuzione è diretta, sia retail che e-commerce, e indiretta, con oltre 750 punti di distribuzione fra retailer e e-commerce wholesale”.

Mi sembra che il rafforzamento della presenza estera e l’accelerazione del passaggio dal wholesale al retail siano le due direzioni strategiche principali: è corretto?
“Confermo questi due assi principali: entro il 2022 prevediamo di aprire altri punti vendita diretti, in aggiunta ai 48 attuali, che nel 2018 ha rappresentato il 25% del fatturato totale. Vogliamo focalizzarci sugli store diretti, ma non sarà una vera e propria sostituzione di un canale con un altro: rappresenterà piuttosto uno sviluppo importante del canale retail caratterizzato da una marginalità superiore e dalla capacità di veicolare appieno l'identità del nostro brand”.

Come mai la decisione di quotarsi a Piazza Affari? Come sono stati investiti i 17 milioni di euro raccolti con la quotazione?
“La decisione di quotarsi dopo il percorso Elite è stata naturale, ma molto complessa. Abbiamo dovuto rafforzare il processo di managerializzazione diffusa, imparare nuovi linguaggi per parlare ai mercati. La nostra propensione alla trasparenza e la presenza di processi organizzativi certificati ci hanno aiutato ad apprendere in fretta. Le risorse raccolte sono state e continuano ad essere investite, come riportato nel nostro piano industriale, in nuove importanti aperture in location strategiche e nell'ulteriore sviluppo del canale on line”.

Da anni accrescete il giro d’affari e investite anche grazie a una situazione patrimoniale solida. Dopo l’IPO il patrimonio è balzato a € 47,4 mln, avete cassa per 2,5 mln contro debiti da 8,4 mln nel 2017. La crescita dei ricavi consolidati riclassificati (+7,08% a 51,07 mln nel 2018) si affianca a un calo di EBITDA e utile netto  [dati da riclassifica del conto economico consolidato 2018]. In definitiva i margini continuano a soffrire per via dei numerosi nuovi DOS in attesa di break-even: è forse inevitabile con la campagna di espansione dei punti vendita diretta e gli investimenti in marketing e altro che avete avviato . Forse i cali di Borsa (dai 13,75 euro della quotazione agli 8,30 euro più recenti) risentono di questa situazione: vorrei capire se ci sono prospettive di redditività in aumento a uno o due anni.

“La situazione patrimoniale ha sicuramente beneficiato della quotazione, ma la solidità ha origini più lontane e profonde nella politica perseguita dal fondatore di reinvestire gli utili in azienda. Allo stesso modo, la PFN sulla quale hanno influito positivamente le provvidenze della quotazione, ha altresì beneficiato delle risorse create dalla gestione caratteristica.
Infine l'aspetto reddituale: i margini hanno risentito della forte espansione in ambito retail che rappresenta per l'azienda una vera e propria fase di start up con il tempo, nel periodo di piano, ci aspettiamo di passare a breakeven con i negozi aperti più di recente e di vedere creare reddito da quelli con anzianità superiore a 3 anni”.

Quali sono le sfide e le opportunità del settore in epoca di trade war e nazionalismi? Cosa vi ha spinto al posizionamento sull’alta gamma?
“Siamo un'azienda globale per destinazione del nostro prodotto, per capillarità di presenza sui mercati e per sourcing. Il nostro posizionamento di nicchia nella fascia alta del mercato, asseconda la vocazione al prodotto innovativo, di ricerca e di altissima qualità. Un prodotto che nei nostri concept store, nelle principali vie del lusso del mondo, esalta la sua forte identità.


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