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SIT, il colosso dell’heating guarda a nuove acquisizioni

L’AD de’ Stefani ci racconta le strategie del gruppo dopo l’approdo all’MTA di Piazza Affari



30 Gen 2019 - 10:00

“Più di una caldaia domestica a gas su due nel mondo ha dentro un componente della SIT, siamo una multinazionale dell’heating specializzata, ma in continua evoluzione. Lo dimostrano i nostri investimenti e la nostra storia cominciata nel 1953 e approdata di recente al Mercato Telematico Azionario di Piazza Affari”. Federico de’ Stefani, presidente, amministratore delegato e azionista della padovana SIT, rappresenta la seconda generazione di un’azienda che fattura oltre 350 milioni di euro ed ha registrato un tasso di crescita organica dei ricavi di quasi 10% all’anno nell’ultimo triennio.

Di cosa si occupa esattamente SIT e quali sono le sue prospettive?
“Il settore heating, il nostro core business che copre l’80% circa dei ricavi, è specializzato in sistemi e componenti per la sicurezza e il comfort degli impianti domestici a gas: valvole di sicurezza, schede elettroniche per la gestione delle caldaie, ma anche ventilatori, sensori e altri componenti. Una gamma di prodotto relativamente nuova è quella dello smart gas metering, i contatori a gas evoluti il cui giro d’affari è cresciuto quasi del 65% nei primi nove mesi del 2018, fino a sfiorare i 57 milioni di euro, pari a un quinto dei nostri ricavi”.

Nel terza trimestrale del 2018 evidenziate una PFN in crescita a 92,4 milioni di euro (a fronte comunque di un patrimonio netto superiore) dovuta per 21,9 milioni agli investimenti effettuati e per 28,2 milioni alla crescita del capitale circolante netto commerciale (50,1 mln a fine periodo): l’impressione è quella di un’impresa che cresce a ritmi elevati (incremento dei ricavi del 14,3% a 269 mln) e quindi risente della variazione del CCN e registra un forte aumento dell’utile nei nove mesi (16,5 mln al netto poste straordinarie). E’ una crescita sostenibile?
“Sicuramente la crescita degli ultimi anni è stata imponente e impegnativa, anche sotto il profilo del capitale circolante netto. In Cina, dove siamo presenti dagli anni Novanta, si è registrato nel 2017 un boom dei servizi al mercato con la richiesta volata in un anno da 1,5 a 4,5 milioni di pezzi a seguito del programma governativo di incentivi “coal to gas policy”: questo ci ha messo sotto pressione sotto il profilo produttivo, ma lo scorso anno la situazione si è stabilizzata e la crescita è diventata più sostenibile. Nel prossimo futuro la crescita si stabilizzerà su livelli fisiologici e punteremo maggiormente sulla redditività e l’ottimizzazione della posizione finanziaria, sulla bottom line del conto economico in poche parole. Questo non esclude la valutazione in corso di fusioni e acquisizioni di competitor e aziende tecnologiche di taglia medio-piccola.
Negli ultimi anni abbiamo anche puntato sull’aumento e la razionalizzazione della capacità produttiva globale. Nell’aprile del 2018 abbiamo avviato un ciclo di investimenti da 25 milioni di euro a Rovigo che è diventato il nostro centro produttivo di eccellenza e ha assorbito anche un centro logistico integrato grazie all’acquisto di un magazzino.
A Padova abbiamo rinunciato alla produzione diretta per concentrare nel quartier generale il top management, le funzioni di staff e il polo di ricerca e sviluppo (che occupa circa 100 persone su un totale di circa 2.200 addetti che impieghiamo).
Abbiamo un approccio “locale” alla nostra dimensione multinazionale, con piattaforme continentali: l’Italia per l’Europa Occidentale, la Cina per l’Est asiatico, il Messico per il Nord America e la Romania per l’Europa Orientale. Nel comprendere la nostra dimensione multinazionale bisogna però considerare che noi spediamo ai gruppi produttori di caldaie le componenti che loro rivendono in loco o su mercati terzi”.

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Nel luglio 2017 siete entrati in Borsa con la business combination con Industrial Stars of Italy 2, la seconda SPAC promossa da Attilio Arietti e Giovanni Cavallini. L’equity value della SPAC veniva valutato € 52,91 mln, quello di SIT 172,47 mln per un totale di 225,38 mln ossia 10 euro ad azione contro gli 8 euro circa dei valori di oggi. Come mai avete deciso la via della quotazione? Ritenete che le valutazioni del mercato siano ingenerose?
“Abbiamo tratto molteplici vantaggi dalla quotazione. Nel 2014 avevo promosso un buy out della allora “SIT La Precisa”, in pratica era stato emesso un bond di debito mezzanino da 60 milioni di euro circa quotato in Austria e integralmente sottoscritto da fondi riferibili a BlackRock. Al contempo era stato varato un rifinanziamento di debito senior con un pool di banche. Complessivamente si è trattato di un’operazione straordinaria da 180 milioni di euro che aveva lasciato in capo a SIT un debito residuo di 159 milioni a fine 2016. Con l’operazione rilevante con la SPAC abbiamo rimborsato il debito in essere e ottenuto un rifinanziamento complessivo a condizioni migliorative, senza considerare che la raccolta di circa 50 milioni di cassa ci ha permesso di proseguire nel nostro piano di investimenti.
Quanto ai corsi di Borsa credo si debba tenere in considerazione il livello ridotto degli scambi e del flottante che riguarda il nostro titolo e la particolare congiuntura generalizzata dei mercati e delle small cap in particolare; tuttavia, nel mio ruolo di  amministratore delegato la mia attenzione è rivolta all’EBITDA (l’EBITDA adjusted è cresciuto dell’8,2% nei nove mesi del 2018) e alla PFN del gruppo, oltre che alla crescita a medio lungo termine. D’altronde credo nell’azienda e manterrò le mie quote (il 71% circa del capitale Ndr), che in parte limitano la liquidità disponibile, anche se continueremo a proporre l’impresa nei mercati finanziari.
Per noi la quotazione, prima su AIM e dunque su MTA, ha rappresentato un passo importante fatto anche a tutela dei clienti all’insegna della trasparenza. Si è trattato di una tappa nel percorso di managerializzazione di SIT e colossi stranieri come Bosch o Siemens non possono più vederci come un’altra azienda italiana controllata da un dominus, ma devono riconoscere una realtà globale dalla governance moderna ed efficace supportata anche dal contributo di Arietti e Cavallini che hanno apportato un grande bagaglio di esperienza e competenza alla nostra impresa”.


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