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Iervolino Entertainment, la nuova frontiera del cinema a Piazza Affari

Il fondatore ci racconta prospettive e modelli del business



FTA Online News, 06 Nov 2019 - 12:45

“Si stima che circa il 98% del consumo dei contenuti video si sposterà nei prossimi dieci anni su formati brevi e su piattaforme mobili, dal telefonino al tablet. Episodi da 5 a 8 minuti al massimo, che i ragazzi potranno guardare in pullman o in metropolitana mentre vanno a scuola. E’ la frontiera dei contenuti digitali di nuova generazione il nostro core business. Nel mondo solo due operatori capaci di produrre ad altissimo livello sono focalizzati su questo settore, uno è Jeffrey Katzenberg con la sua Quibi miliardiaria, poi viene la nostra Iervolino Entertainment, che è capace di competere con i maggiori produttori indipendenti americani, di attrarre grandissime star, sfruttando anche la competenza di un team che in 10 anni ha prodotto più di 60 film con i maggiori nomi di Hollywood”. Andrea Iervolino, presidente, amministratore delegato e azionista della Iervolino Entertainment, quotatasi lo scorso agosto sull’AIM Italia di Borsa Italiana, è, a 31 anni, uno dei maggiori produttori cinematografici del mondo, ha lavorato con personaggi del calibro di Al Pacino, Antonio Banderas, Alec Baldwin, James Franco, Sarah Jessica Parker e Johnny Depp.

“Ho cominciato a 15 anni a produrre film, inventando in Italia i Cine School Day: le scolaresche venivano di mattina al cinema per motivi formativi, pagavano il biglietto, facevano un compito a casa e lo studente migliore otteneva un ruolo nel secondo film. Fu la mia palestra fino a 18 anni, poi incontrai Luciano Martino, uno dei maggiori personaggi del cinema italiano, che fu la mia scuola professionale. In seguito mi accorsi che l’Italia era un mercato troppo piccolo e cominciai il percorso di espansione all’estero, facendo diversi film con grandi star del cinema degli Stati Uniti. Da molti anni produco film americani anche con Monika Bacardi, mia socia in Iervolino Entertainment”.

L’anno scorso ha riavviato la Iervolino Entertainment in Italia e quest’anno l’ha quotata a Piazza Affari, raccogliendo circa 10,7 milioni di euro: come mai la scelta di tornare e di confrontarsi con i mercati finanziari?
“Per noi la quotazione rappresenta una leva importante per la crescita e lo sviluppo del business. Con le risorse ottenute possiamo sviluppare le nostre idee, investire in proprietà intellettuali – la nostra materia prima - e raggiungere gli obiettivi che ci siamo posti.
Abbiamo inoltre visto delle opportunità importanti con il sistema delle quote. Tutti i Paesi incoraggiano le produzioni cinematografiche e culturali locali, anche con barriere all’ingresso nei vari mercati. In Cina, per esempio, si possono importare 34 film l’anno dagli Stati Uniti ed è chiaro che le major sono in prima fila. Se però io produco in Italia, rientro sotto la quota Italia/Europa: il film è di matrice italiana ma viene prodotto in lingua inglese con attori di fama internazionale, quindi può competere con i produttori indipendenti USA avendo allo stesso tempo una maggiore facilità di penetrazione nel mercato cinese o europeo. In Europa è la stessa cosa: colossi come Amazon e Netflix devono investire almeno il 30% del budget in produzioni locali, quote simili valgono anche per Mediaset per esempio, sono - fra virgolette - costrette a incentivare la produzione in loco, ma noi non competiamo con il prodotto locale, il nostro competitor è il prodotto americano. Più del 95% del nostro giro d’affari è estero, proviene da tutto il mondo”.

IPO

Ma come funziona il vostro business? Avete delle garanzie sui ricavi prima dell’avvio delle produzione? Come incassate dalla distribuzione?
“Con l’attuale sistema solo colossi come Disney o Warner Bros possono puntare sul botteghino, investendo nei loro 4-5 film ‘evento dell’anno’ anche 400 milioni di dollari, tra produzione e distribuzione. Quando il film esce nelle sale puntano a incassare da 700 milioni a un miliardo per guadagnare e nel frattempo costruiscono intorno tutto il merchandising, dai giocattoli ai parchi giochi. In un sistema così un solo errore può costare mezzo miliardo di dollari. Per i produttori indipendenti e di altra taglia, come noi, questo sarebbe insostenibile, per questo dobbiamo puntare su tutti gli altri canali e formati, sulle migliaia di piattaforme digitali, con sottoscrizione o meno, sugli short e i video on demand, dove la catena di valore per noi diventa accessibile e redditizia. Iervolino investe nello sviluppo dell’intellectual property, “attacca” le grandi star, siano registi o attori, e vende tutto prima di avviare la produzione. Quindi non produciamo se non pre-vendiamo. Imponiamo infatti alla distribuzione un Minimo Garantito che copre all’incirca tutti i costi del film. Il distributore internazionale poi recupera questo costo e chiede delle fee parziali che vanno dal 10 al 15%, appoggiandosi anche ai distributori locali. Il rischio si distribuisce così alla base della piramide, mentre il film o gli episodi circolano nelle sale o nelle piattaforme. Noi restiamo titolari della proprietà intellettuale per sempre e tutti gli altri affittano in pratica i contenuti da noi. Siamo a monte della catena e sostanzialmente noi realizziamo la stragrande maggioranza dei ricavi da sfruttamenti audiovisivi in tutto il mondo”.

Gli “short” sono dunque la via maestra. Qualche iniziativa recente?
“Abbiamo partecipato in passato a un film di animazione che si chiamava Arctic Justice (ora è diventato Arctic Dogs): venerdì debutterà in 3.000 sale negli Stati Uniti e gode già dunque di un enorme slancio pubblicitario, locandine, cartelli etc. Noi abbiamo ricomprato le proprietà intellettuali per la creazione di piccole serie con questi personaggi, tutti prodotti che godranno del grande incentivo pubblicitario già ottenuto. Puffins è un altro spin-off tratto da questa stessa proprietà intellettuale. Sostanzialmente piccoli episodi da 4-5 minuti in cui il protagonista è fatto a immagine e somiglianza di Johnny Depp. Abbiamo grande fiducia nel successo di questi prodotti”.

Nei primi nove mesi del 2019 i vostri ricavi sono balzati a 47,7 milioni di euro, con un ebit da 14,2 milioni. Il conto economico mostra senz’altro un certo dinamismo, anche, se i dati non sono confrontabili con quelli del 2018, quando avevate un’operatività assai più ridotta. Sicuramente influiscono anche a questioni di tempistica del vostro business. State investendo molto in diverse iniziative, che però sembrano convertirsi abbastanza rapidamente in fatturato. E’ corretto?
“Noi abbiamo già contratti che ci garantiscono la crescita fino al 2021 e oltre. Il nostro business ha però caratteristiche specifiche per cui le date della consegna e dell’incasso raramente coincidono con la registrazione delle voci in bilancio della trimestrale o della semestrale. Raramente c’è un allineamento perfetto, come dimostra la forte crescita nel terzo trimestre 2019 rispetto all’intero semestre. La creazione di valore delle nostre attività è però chiara e devo dire che il mercato sembra averlo capito, come dimostrano le performance del nostro titolo in Borsa dalla quotazione a oggi”.

 

 


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