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H-Farm, l’innovazione digitale ruota attorno all’uomo

Intervista al fondatore Riccardo Donadon



25 Mag 2018 - 11:30

“Per capire H-Farm bisogna partire dall’essere umano. La H che forma il nostro nome sta per ‘human’ e la persona - sia un consumatore, un imprenditore o uno studente - rimane il centro di tutto il nostro mondo. Noi siamo veicoli e promotori di innovazione tecnologica, siamo stati il primo venture incubator al mondo nel 2005 e restiamo un modello unico che fonde la formazione con la consulenza alle imprese e con l’investimento in startup digitali”.
Riccardo Donadon, presidente e amministratore delegato di H-Farm, ha fondato questa piattaforma di innovazione a Ca’ Tron, di fronte alla laguna di Venezia, più di 13 anni fa, dopo due esperienze di successo nell’imprenditoria digitale.

“In questi anni abbiamo investito 26 milioni di euro in più di 120 progetti innovativi - ci spiega il manager - abbiamo aiutato oltre 200 imprese di livello internazionale ad accogliere la trasformazione digitale e formiamo più di un migliaio di studenti nelle nostre strutture. Oltre 530 persone lavorano con noi nelle 5 sedi italiane. Puntiamo a diventare il più importante polo dell’innovazione europea con una struttura che si estenderà su 51 ettari e potrà ospitare fino a 42 mila metri quadri di edifici totali distribuiti. Con Cattolica Assicurazioni e CDP abbiamo costituito un fondo immobiliare al quale contribuiamo con 32 milioni di euro di asset esistenti”.

Come siete giunti a questi risultati?

“L’idea di unire un ruolo diretto nell’impresa digitale con la formazione e la cultura dell’innovazione ha caratterizzato fin dalla nascita H-Farm, ma è stato nel 2014 che abbiamo creato il modello di business articolato principalmente in tre divisioni: l’Industry, l’Education e l’Investment.”

Di cosa si occupano?

“L’area Industry fornisce consulenza e servizi dedicati alle imprese. Aiutiamo grandi marchi internazionali come Adidas, Luxottica, Generali o Deutsche Bank a cogliere le nuove opportunità tecnologiche e ritagliarsele addosso, che si tratti di Fintech o di Industria 4.0, di formazione dei manager o di marketing digitale. Lo scorso anno questa divisione ha accresciuto i ricavi del 25% portandoli a 35,1 milioni di euro.
Stiamo investendo  molto anche nella nostra divisione Education. Vogliamo essere in prima linea nella formazione per l’innovazione digitale e ormai copriamo tutte le fasce di età con una scuola internazionale dedicata alla fascia tra i 3 e i 18 anni, la prima laurea triennale in ‘Digital Management’ che abbiamo avviato con l’Università Ca’ Foscari, master per neolaureati e per professionisti.
Sul fronte Investment abbiamo un portafoglio articolato che ci dà grandi soddisfazioni e spazia dalla moda, al data analytics, dall’alimentazione, ai viaggi, alla tecnologia finanziaria. Il nostro obiettivo rimane però quello di arricchire l’essere umano con nuove esperienze e occasioni di crescita fornite dalla tecnologia, per questo abbiamo creato un sistema a tutto tondo”.

H-Farm2

Nel 2015 vi siete quotati su AIM Italia, come procede il rapporto con i mercati finanziari?

“E’ stata un’operazione importante. In fase di collocamento abbiamo raccolto 20 milioni di euro e siamo stati valutati circa 89 milioni. Il confronto con i mercati ci ha fatto crescere, è stato utile per guadagnare in competitività, per stimolarci a fare le cose in un modo compatibile con il mercato. Oggi ci sentiamo però penalizzati da una scarsa liquidità del titolo e da multipli ingenerosi”.

Qualche iniziativa che vi ha incoraggiato o di cui andate orgogliosi?

“Pochi giorni fa abbiamo venduto delle quote di Travel Appeal, una startup che applica l’intelligenza artificiale al settore turistico, a un multiplo pari a 12 volte l’investimento iniziale. A inizio anno avevamo approfittato dell’aumento di capitale di Depop, una società dell’e-commerce per la moda, per valorizzare una parte delle nostre quote a un multiplo di 5 volte il nostro investimento iniziale. Fra i progetti che mi sembrano più interessanti, segnalo Competitoor, che permette alle imprese di monitorare online i prezzi dei concorrenti”.

 


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