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Grifal, la tecnologia del cartone raccoglie la sfida dell’e-commerce

L’ad Fabio Gritti racconta sfide e ambizioni della società



FTA Online News, 15 Gen 2020 - 10:00

Cinquant’anni di sfide e di evoluzione hanno trasformato un piccolo scatolificio di Cologno al Serio (BG) in un’impresa pioniera dell’imballaggio con forniture per i maggiori colossi attivi in Italia (Amazon compresa). Grifal è il frutto della tenacia dei fratelli Gritti che hanno fatto crescere l’azienda attraversando tutta l’evoluzione del settore, dalla prima taglierina automatica alla fustellatrice giapponese, dal cartone conduttivo per l’elettronica, al salto nel polietilene espanso, fino al più recente cArtù, un cartone 100% ecologico che raccoglie, anche sul fronte del prezzo, la sfida della deplastificazione degli imballaggi.

“Il segreto della nostra crescita è sempre stato nell’innovazione – ci racconta Fabio Gritti, presidente e amministratore delegato del gruppo – La produzione di cartone ondulato è stata in passato un settore molto tradizionale, lo si fa più o meno allo stesso modo da 100 anni, e quindi il prodotto tende ad avere le caratteristiche di una commodity. Da qui è partita la nostra prima sfida, quella di diventare progettisti dell’imballaggio, di cercare qualcosa di esclusivo e distintivo. Per noi è stato fondamentale il rapporto con un grande cliente come la IBM che negli anni Novanta ci ha permesso di venire a contatto con professionalità altrimenti irraggiungibili. Alla fine del decennio avevamo un reparto di progettazione con competenze importanti per l’avvio delle prove e un laboratorio che ancora oggi è il nostro fiore all’occhiello. Poi però giunse un’altra sfida”.

Quale?
“Negli anni Duemila subiamo la delocalizzazione dei clienti più importanti. Reagiamo con la linea Mondaplen, un prodotto di imballaggio innovativo in polietilene espanso, un nuovo materiale per noi con tutte le trasformazioni che ne derivano. Nel 2010 costituiamo Mondaplen Tech che ha l’obiettivo di sviluppare e produrre macchine da ondulazione. Applichiamo dei principi totalmente nuovi che ci portano al brevetto internazionale del nuovo processo. All’attività di progettisti aggiungiamo così la realizzazione di macchine per la produzione. Sono fatte apposta per noi, semplici da impiegare, efficienti. Capiamo nel tempo che usare macchine prodotte all’esterno può essere pericoloso, le nostre scelte si riveleranno vincenti. Sviluppiamo così prodotti innovativi come cArtù, che riduce del 90% i costi di smaltimento rispetto al polistirolo e del 74% le emissioni di CO2, e cushionPaper, un materiale ammortizzante eco-friendly in carta riciclata e riciclabile. Sono soluzioni alternative per i prodotti di imballaggio sia in termini di prezzo (cArtù ha un costo la metro cubo inferiore rispetto a quello della plastica) che di mercato, visto che vanno incontro alla crescente esigenza di deplastificare gli imballaggi”.

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Perché avete deciso di quotarvi a Piazza Affari? E’ stato difficile imparare il linguaggio dei mercati? Cosa avete fatto dei 4,9 milioni di euro raccolti con l’IPO? Dopo un collocamento a 2,6 euro per azione nel giugno del 2018 avete fatto un balzo fino a 10 euro per poi stabilizzarvi intorno ai 3,6 euro che comunque incorporano un guadagno notevole sui prezzi dell’IPO: soddisfatti della risposta del mercato?
“La quotazione è stata la scelta giusta, ci ha dato una misura leggibile internamente ed esternamente di quello che Grifal è diventata e delle sue ambizioni e capacità. Siamo ormai un’azienda tecnologica che si occupa dell’imballo, abbiamo processi produttivi consolidati, uno stabilimento con 4 reparti e 6 linee produttive, cento dipendenti, 16 brevetti depositati, siamo un player di peso in un settore in forte crescita e carico di opportunità. Il confronto con i mercati ci ha arricchito mettendoci in contatto con competenze nuove e permettendoci anche di capirci un po’ di più. Ovviamente è stata una sfida che abbiamo raccolto con attenzione, per esempio inserendo un soggetto indipendente nel consiglio di amministrazione, siglando clausole di lock-up, proseguendo nel processo di managerializzazione dell’azienda”.

Nel primo semestre del 2019 avete registrato un balzo dei ricavi del 9,7% a 9,75 milioni di euro, i margini sono cresciuti ancora di più in termini di ebitda ed ebit fino a un utile da 555 mila euro (+246%). Avete migliorato notevolmente la posizione finanziaria negativa riducendola a 3,9 milioni e avete un patrimonio netto di oltre 10,3 milioni di euro. La situazione patrimoniale è dunque molto solida, ma il flusso finanziario dell’attività operativa si è più che dimezzato e l’aumento delle disponibilità liquide sembra derivare essenzialmente dall’aumento di capitale collegato all’esercizio dei warrant (2,5 mln circa). In altri termini crescete tanto e assorbite molte risorse: è un’analisi corretta? E’ uno sviluppo sostenibile? Che progetti avete?
“La nostra crescita è sostenibile e sicuramente il futuro ci regalerà nuove soddisfazioni, abbiamo realizzato importanti investimenti, in gran parte ormai pianificati. In questi anni abbiamo sempre mantenuto il controllo delle nostre tecnologie esclusive e l’innovazione di prodotto che guidiamo ci permetterà di competere sempre di più e di rapportarci con i grandi distributori. Lo scorso luglio la holding di famiglia G-Quattronove ha ceduto a investitori istituzionali 500 mila azioni per circa 2 milioni di euro. Con i proventi a monte della catena di controllo finanzieremo per 4 milioni di euro un nuovo immobile destinato in gran parte alla produzione, ma anche a magazzino e con un’area progettazione macchine. Così potremo sfruttare ancora di più il boom dell’e-commerce. Siamo ormai il primo ente certificatore di imballaggi d’Italia e con la nostra innovazione possiamo allargare ulteriormente il mercato. L’Italia copre oggi il 76% del nostro giro d’affari, ma alcuni grandi clienti ci hanno imposto di seguirli oltreconfine aumentando il peso del fatturato estero. Abbiamo anche creato, nell’ambito della distribuzione, dei servizi evoluti che coordinano i vari attori della filiera a vantaggio del cliente finale. Il nuovo modello distributivo e il nuovo processo produttivo che abbiamo di recente messo a punto ci consentiranno di migliorare ulteriormente la redditività ed il cash flow. Vogliamo trasformare cArtù nello standard tra i materiali d’imballaggio. Siamo convinti che i nostri investimenti daranno i loro frutti”.


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