Eles, l’affidabilità del chip diventa strategica

Opportunità a 360 gradi per la società di Todi che testa microprocessori in tutto il mondo



FTA Online News, 25 Mag 2021 - 08:18

Sicurezza e affidabilità dell’elettronica sono il nostro obiettivo da oltre 30 anni. Dal 1988 cerchiamo infatti di innovare nell’ambito di un settore in costante evoluzione come quello tecnologico. Eles, da subito si è specializzata nei test di sicurezza dei chip di silicio che sono diventati nel tempo sempre più strategici e lo saranno ancora di più nel prossimo futuro. Una volta per le componenti elettroniche poteva bastare il difetto di una parte per milione, poi le case automobilistiche hanno capito che questo poteva significare 40-50 veicoli difettosi al giorno su ogni linea produttiva e oggi ci chiedono di più”. Antonio Zaffarami, presidente e socio di riferimento di Eles (guida la società di Todi con la figlia Francesca, amministratrice delegata), ha una storia di innovazione alle spalle, ma trasmette la chiara idea che il bello debba ancora cominciare.

“È vero siamo ancora all’inizio, ma ci siamo arrivati preparati. La svolta è giunta nel 2000 quando abbiamo iniziato a lavorare sul metodo e abbiamo posto le basi per il nostro metodo RETE (Reliability Embedded Test Engineering), un approccio nuovo all’affidabilità dei chip che propone l’obiettivo di azzerare i difetti, presentato al mercato nel 2015. RETE è una cosa che nell’industria non si era mai vista e che integra un lavoro continuo di innovazione e monitoraggio, competenze che abbiamo sviluppato in decenni e che ora costituiscono un vantaggio competitivo importante, mentre il mercato si apre a Internet delle Cose, alle smart city, al 5G, alla mobilità elettrica e alle vetture a guida autonoma. Tutti driver dei mercati del prossimo futuro che ci coinvolgono direttamente”.

In che modo? Cosa fate esattamente per i vostri clienti?
“Curiamo la sicurezza e l’affidabilità dei microprocessori e questo si traduce in efficienza, taglio degli sprechi e dei costi per i produttori. Tutti i chip sono soggetti a una cosiddetta “mortalità infantile” durante i primi impieghi. Con i nostri burn-in test sottoponiamo i circuiti a diversi stress calcolati (tensione, temperatura, etc.) che possano attivare le failure più critiche, i cui dati analizzati opportunamente ci permettono di identificare le cause ed agire per rimuoverle, permettendo così di avere prodotti affidabili, riducendo quindi gli sprechi e i difetti. Nel tempo quest’analisi si è evoluta e con il nostro approccio RETE interveniamo ormai in fase di progettazione, predisponendo i chip ai nostri test. Viene incorporato nei microprocessori un sistema di controllo software e questo produce su larga scala enormi vantaggi. Nel mondo dell’auto è comprensibile l’importanza di garantire l’affidabilità dei circuiti anche per 15 anni, ma questa istanza è sempre più pervasiva. Devono essere affidabili i cellulari, gli elettrodomestici, i circuiti dei macchinari presenti nelle industrie, nelle infrastrutture, nei satelliti…”

Come siete arrivati alla decisione di quotarvi nel giugno del 2019? Avete raccolto 6,9 milioni di euro portando il patrimonio da 6,5 a 12,5 milioni e riducendo la posizione finanziaria netta negativa da 4,8 a 2 milioni, quindi vi siete rafforzati notevolmente da un punto di vista patrimoniale. Come avete investito le risorse dell’IPO? È stato difficile apprendere il linguaggio dei mercati?
“Io renderei la quotazione obbligatoria per tutte le PMI. È un importante percorso di crescita che permette di affinare la gestione e di confrontarsi con il mercato dei capitali. Noi avevamo un bilancio certificato dal 2014, ma abbiamo comunque lavorato sulla struttura. Abbiamo impiegato le risorse dell’IPO per la crescita, come annunciato, ma abbiamo anche ottenuto quella maggiore visibilità nei nostri mercati di riferimento che ci proponevamo. Il nostro primo mercato è l’affidabilità e quindi ci è sembrato coerente dimostrarci trasparenti e affidabili anche con la comunità finanziaria, così ci siamo presentati con attenzione, tramite un collocamento istituzionale, con accordi di lock-up, con un cda composto di 5 membri dei quali tre indipendenti. Il mercato ci ha premiato: collocata a metà 2019 a 1,90 euro, l’azione di Eles vale oggi più di 4,1 euro”.

Eles 2

Nel 2020, dopo una revisione al ribasso dei target (aggiornando il Forecast 2020 in un range tra 17 e 18 milioni di euro in termini di vendite) avete ripreso a crescere, chiudendo un anno molto sfidante oltre gli obiettivi con un giro d’affari da 18,1 milioni di euro (+3,4% rispetto al 2019) e un utile più che raddoppiato a 1,68 milioni di euro. La posizione finanziaria netta è diventata positiva per 530 mila euro, nonostante abbiate investito più del 10% del fatturato (1,9 milioni di euro). Come è andata? È un trend di crescita sostenibile? Come ve la cavate con questa carenza di chip che ha causato già diverse interruzioni alle catene di fornitura globali?
“Anche lo scorso anno è stato un anno di forti cambiamenti. Abbiamo, per esempio, strutturato l’intera catena commerciale, ormai pianifichiamo ogni singola risorsa del team settimanalmente e possiamo modulare con grande precisione le politiche di marketing, siano in Israele (un mercato che seguiamo con molta attenzione perché leader nel campo delle startup innovative) o negli Stati Uniti, in Corea o in Cina, dove a febbraio abbiamo ottenuto la qualifica di fornitore ufficiale da un importante Fabless (progettista e venditore di hardware che esternalizza la produzione ndr.).
Nel 2020 abbiamo anche digitalizzato ed automatizzato i processi commerciali e marketing ottenendo risultati importanti e investendo ancora nell’intelligenza artificiale e in nuove soluzioni. Con l’esclusione delle DRAM (soluzioni di memoria che non ci interessano) presidiamo il testing dei chip per tutte le applicazioni sul mercato, dalle auto a guida autonoma, all’Iot, dalle telecomunicazioni al cloud computing, al high performance computing, al data collecting. Possiamo garantire la sicurezza del chip montato nella centralina di un’auto o in un satellite, in un data center o nel sensore di un elettrodomestico.
Chip shortage? I contrasti tra Stati Uniti e Cina hanno generato forti impatti sulle catene di fornitura globale dei semiconduttori, ma, insieme alla pandemia, hanno rivelato la necessità di moltiplicare le filiere per difenderne l’affidabilità. Ha contribuito senz’altro anche la forte domanda di chip per i dispositivi di chi lavorava a casa in smart working, ma si respira ormai da tempo un clima di reshoring negli Stati Uniti e in Europa. Bruxelles prevede 142 miliardi di euro di investimenti nelle tecnologie di frontiera anche perché ha capito che il settore dei microprocessori è strategico, come l’aerospazio o le telecomunicazioni. Per noi è una grande opportunità di moltiplicazione dei mercati.
Siamo posizionati al meglio per cogliere tutte le opportunità che si presenteranno e abbiamo già annunciato di attenderci un 2021 brillante con ricavi in crescita del 28,4% a oltre 23 milioni e un ebit più che raddoppiato a 2,24 milioni. Penetreremo anche il mercato delle ECU (electronic control unit), che comprende, per esempio, le centraline delle auto che controllano di tutto, dai freni alla stabilità all’airbag.”

 


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