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Doxee, la comunicazione digitale d’impresa in Borsa

La società dell’AIM racconta un percorso di innovazione cominciato nel 2001



FTA Online News, 26 Feb 2020 - 14:49

“Noi offriamo ai nostri clienti la capacità di intercettare nel dominio digitale dati che devono essere trasformati in documenti. Il nostro lavoro è dunque da sempre quello di elaborare i dati delle imprese e ottimizzarne la trasformazione in documenti rivolti alla clientela o da conservare digitalmente. Naturalmente l’evoluzione tecnologica delle relazioni ci ha coinvolto fin dall’inizio, trasformando il nostro business, ma anche aprendoci nuove opportunità”. Sergio Muratori Casali, amministratore delegato di Doxee e cofondatore del gruppo con Paolo Cavicchioli nel 2001, ha contribuito con la propria azienda al percorso di cambiamento digitale di una parte importante del Paese.

“Quando siamo nati nel 2001 la comunicazione con i clienti di imprese come le utility o le tlc avveniva essenzialmente tramite il cartaceo, un sistema che comportava costi importanti e spingeva i manager a cercare meccanismi di ottimizzazione della supply chain e dei processi. Un passaggio importante fu la liberalizzazione dei servizi postali. Noi cominciammo a offrire servizi da ‘printing service provider’, organizzando tecnologicamente i dati necessari alla documentazione da offrire, tipicamente bollette, e permettendo anche ai clienti di creare la rete più adatta ed economica di stampatori e recapitatori per incidere sui costi. Nasceva così la nostra prima linea di prodotto, quella dedicata alla Document Experience (dX), che permetteva di produrre e distribuire i documenti con le nuove tecnologie”.

Poi cosa è successo?
“Nel 2005, avendo già clienti di un certo peso, abbiamo deciso di avviare le attività collegate alla conservazione sostitutiva digitale dei documenti. Le cosiddette ‘copie fiscali’ potevano dematerializzarsi in un pdf con firma digitale ed essere conservate in sicurezza. Si apriva un altro mercato che avrebbe costituito la nostra attività di Paperless Experience (pX). Lo step successivo, nel quale abbiamo molto investito negli ultimi cinque anni, è stato quello della fatturazione elettronica. Abbiamo cominciato con quella delle Pubbliche Amministrazioni, ma chiaramente è stato fondamentale il cambiamento normativo del 2019, che ha aperto all’improvviso un mercato di quasi 2 miliardi di euro di fatture emesse. Doxee da sola copre circa il 20% del totale della fatturazione elettronica nel mercato enterprise”.

Ho letto che il vostro terzo e più recente ramo di attività è quello della Interactive Experience (iX): in cosa consiste?
“La dematerializzazione dei documenti e la nostra capacità sempre più evoluta di elaborazione dei dati forniti dalle imprese ci hanno consentito di sviluppare prodotti cloud basati sulla nostra piattaforma proprietaria che abilitano le aziende a realizzare relazioni interattive tra le aziende e i propri clienti, che consentono di vivere un’esperienza personalizzata, basata sulle sue caratteristiche ed esigenze. Un’esperienza bidirezionale-multicanale. Con Micro-siti interattivi e video personalizzati è possibile spiegare per esempio i movimenti del conto corrente o i costi della bolletta elettrica, ricordare le scadenze come l’assicurazione per la propria auto favorendo il pagamento direttamente attraverso il video come fatto dal Comune di Milano con la TARI. Per arrivare a questo punto abbiamo investito per anni il 13% del nostro fatturato in ricerca e sviluppo, così abbiamo creato la nostra piattaforma Doxee, che integra tutte le nostre attività principali, è scalabile ed è già rodata con grandi moli di documenti. Una tecnologia flessibile e competitiva, il nostro asset principale. Ogni anno inviamo 500 milioni di comunicazioni in Italia soltanto e 6 miliardi nel mondo. Abbiamo digitalizzato più di 80 milioni di pagine con i nostri sistemi di conservazione sostitutiva e ci affacciamo con una posizione competitiva sul promettente mercato dei video di comunicazione aziendale che potrebbe valere qualcosa come 1,5 miliardi di euro”.

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Nel primo semestre del 2019 avete registrato un balzo del 15,9% dei ricavi a 7 milioni di euro circa, l’ebitda è aumentato del 170,7% a 1,3 milioni, mentre ebit ed utile sono passati in territorio positivo a 348 e 141 mila euro rispettivamente. Ritmi impetuosi da start-up: sono sostenibili nel medio e lungo periodo?
“Le nostre analisi di mercato e le nostre proiezioni ci confermano la prospettiva di una crescita importante anche nei prossimi anni”.

Come mai avete deciso di aprire il capitale e quotarvi a Piazza Affari? E’ stato difficile apprendere il linguaggio dei mercati? Cosa avete fatto dei 3,6 milioni di euro (netti) raccolti in sede di IPO? Hanno contribuito ad equilibrare una situazione patrimoniale con un patrimonio netto di 542 mila euro e una PFN di oltre 6,5 mln a fine giugno? Hanno alimentato nuovi investimenti?
“Doxee è uno dei pochi operatori mondiali attivi con soluzioni proprie nel settore dei video d’impresa. Si tratta di un business di frontiera, carico di opportunità e di sfide che richiedono investimenti, non a caso anche altri competitor stranieri hanno chiesto al mercato capitali per finanziare la crescita. Noi abbiamo capacità di innovazione, esperienza, progetti e quindi abbiamo deciso di cercare nuove risorse per sostenere il nostro percorso. In questo contesto si inserisce anche la volontà di un consolidamento patrimoniale. La scelta di quotarci con un’IPO ci è sembrata la più coerente con il nostro modo di intendere l’impresa. Abbiamo scelto clausole di lock-up a 36 mesi e abbiamo un consigliere indipendente in cda. Crediamo che un sistema solido di regole interne possa essere una leva per la crescita e non a caso già da quattro anni la nostra capogruppo ha un bilancio certificato e soggetto a revisione. Siamo convinti che, raccontandoci, il mercato ci possa capire e regalarci nuove opportunità”.

 


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