Crowdfundme, il fintech a Piazza Affari

Il fondatore Baldissera ci racconta la storia di un pioniere del crowdfunding italiano



FTA Online News, 20 Apr 2022 - 09:50

"CrowdFundMe è nata nel 2013 con l’obiettivo di creare una vetrina digitale che mettesse in contatto idee e capitali. Pensavamo a un giovane laureato con un’idea imprenditoriale, ma senza le risorse per metterla in piedi, internet apriva già nuove possibilità, ma erano, soprattutto in Italia, inesplorate. L’anno dopo la Consob creò il nuovo Regolamento dell’Equity Crowdfunding, ci iscrivemmo subito nell’albo apposito, eravamo dei pionieri. Negli anni ci sono state tante sfide, come la raccolta di capitali per CleanBnB, che poi, come noi, si è quotata a Piazza Affari. L’aggiornamento delle normative ci ha spinto a crescere e strutturarci nel tempo, ma abbiamo partecipato anche a storie importanti, come quella di Winelivery o di Alea". Tommaso Baldissera Pacchetti, fondatore, azionista e amministratore delegato di CrowdFundMe ha saputo portare pochi anni fa il Fintech a Piazza Affari con una IPO in un settore all’avanguardia nella rivoluzione tecnologica dei servizi finanziari. Nel crowdfunding ha creato nel 2013 un pioniere italiano, mentre ancora mancava un quadro normativo in Europa. L’anno dopo la Consob con il nuovo regolamento mise all’avanguardia dell’equity crowdfunding europeo l’Italia, CrowdFundMe c’era già.

Ma come funziona?

"Il crowdfunding è la democratizzazione di alcuni strumenti finanziari riservati prima a investitori tradizionali, dalle banche, private equity, business angels... Si tratta sempre di strumenti ad altissimo rischio, ma anche di investimenti a medio e lungo termine nell’economia reale. Il percorso che ci ha portato da 100-150 mila euro di raccolta nel 2016 a una raccolta media per campagna di 700 mila euro nel 2021 conferma la bontà della nostra idea.
Per i giovani imprenditori il crowdfunding di risorse può essere una prima importante palestra. Oggi guardiamo circa 80 progetti al mese, ma ci concentriamo su società che abbiano già qualche centinaio di migliaia di euro di fatturato, che siano funzionanti, almeno che non abbiano dei brevetti.
Nel tempo abbiamo costruito una customer base di circa 75 mila utenti e 12 mila investitori e lanciamo i progetti in cui crediamo con un’attenta politica di marketing su TV, Stampa e canali digitali. Agli utenti chiediamo compilare un questionario di appropriatezza e raccomandiamo sempre di investire le risorse che si possono perdere.

Gli investitori possono vedere sulla nostra vetrina tutta la documentazione necessaria (piano industriale, bilanci, visure) e possono partecipare a incontri virtuali con gli imprenditori e le società. Dagli investimenti nel marketing e da una quota del 7% del capitale raccolto (in caso di campagna positiva) generiamo il nostro giro d’affari. Nel tempo abbiamo diversificato la nostra offerta e ora ci occupiamo anche di minibond e immobiliare, due settori che stanno crescendo. Abbiamo una piattaforma semplice e potente, anche una vetrina che permette di mettere in vendita le quote acquisite.".

CrowdFundMe si è quotata nel marzo del 2019, raccogliendo 2,8 milioni di euro per il 30,05% del capitale: come mai questa decisione e quali sono stati gli obiettivi?

"Dopo l’autocollocamento in crowdfunding, abbiamo deciso di fare questo ulteriore passo per finanziare la nostra crescita. Siamo stati i primi del nostro settore a quotarsi su Borsa Italiana e siamo anche stati la prima Fintech (dopo qualche settimana ci sarebbe stata Nexi). L’obiettivo dell’IPO è stato però soprattutto la visibilità e l’opportunità di fornire trasparenza ai mercati per ricavarne autorevolezza, anche nei confronti dei nostri investitori. Il nostro è un mestiere difficile, in cui la fiducia gioca un ruolo fondamentale".

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Come è andata con la pandemia? Avete pubblicato da poco i dati del 2021 che mostrano una forte crescita del valore della produzione e un ebitda positivo, ma ridimensionano gli obiettivi del 2019. Progetti per il futuro?

"La pandemia è stata una grande sfida, ma non ci siamo mai fermati e anche il 2021 è stato un anno di crescita e di generazione di cassa. Lo scorso anno abbiamo raccolto 27,5 milioni di euro, il 58% in più del 2020. I ricavi da 1,33 milioni sono balzati del 54,6% e l’ebitda positivo oltre i 200 mila euro è un record storico per noi. Abbiamo ridotto le perdite a poche decine di migliaia di euro.
Siamo cresciuti, un po’ meno di quanto prevedessimo prima della pandemia, inevitabile, ma siamo soddisfatti dei risultati raggiunti, della resilienza mostrata e delle nostre attese di crescita. Abbiamo una cassa positiva per quasi un milione di euro e un patrimonio netto da oltre 1,27 milioni e – come abbiamo annunciato – valutiamo anche una crescita per linee esterne. Anche quest’anno registreremo comunque un consolidamento del fatturato, stimiamo ricavi compresi tra gli 1,9 e i 2,2 milioni di euro, un ebitda da 0,4-0,5 milioni di euro e un utile da 0,2-0,3 milioni di euro. Ovviamente le incertezze della guerra e il difficile contesto inflazionistico in corso ci spingono alla prudenza, ma sono stime che abbiamo espresso in questo scenario e confidiamo di potere confermare la nostra resilienza".


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