ABP Nocivelli, al servizio dell’efficienza energetica

L’ad Nicola Turra ci racconta storie e prospettive di un business integrato per l’efficientamento energetico, in particolare del sistema sanitario



FTA Online News, 21 Giu 2022 - 17:24

ABP Nocivelli è una società che opera sul mercato da quasi 60 anni e ha dovuto affrontare sfide e cambiamenti di scenario che ne hanno ridisegnato il modello di business negli anni. Nata nel 1963 a Castegnato (Brescia) ABP Nocivelli si occupava inizialmente di forniture di idrocarburi, soprattutto per il riscaldamento. Negli anni ’80, però, il mercato subisce un profondo cambiamento, il metano subentra al gasolio e si diffonde il teleriscaldamento. Per ABP Nocivelli è la prima tappa evolutiva: ci trasformiamo in una società di servizi e vendiamo ai clienti direttamente la fornitura di energia con assistenza e gestione. È il primo nucleo della nostra mission, ossia il supporto all’efficientamento energetico”. Nicola Turra, amministratore delegato a piccolo azionista di ABP Nocivelli dietro la proprietà storica della famiglia Nocivelli, ha seguito da vicino l’evoluzione del gruppo degli ultimi anni e conosce le prospettive dell’impresa e del suo settore.

Cosa significa diventare una società di servizi?

“Significa cambiare pelle e identità, cominciare a occuparsi di istanze prima lontane, dagli impianti alle manutenzioni, alle innovazioni. Ci permette di crescere, di acquisire competenze che fanno la differenza. Dalla semplice sostituzione o gestione, arriviamo alla progettazione e alla costruzione. Poi arriva un’altra svolta importante: negli anni ’90 entriamo nel mondo sanitario, ci specializziamo nel facility management e nell’efficientamento, impariamo uno dei mestieri più difficili, l’efficientamento energetico degli ospedali, che sono immobili tremendamente energivori, ma anche con grandi margini di innovazione.
Negli anni Duemila la nuova formula del project financing ci offre nuove opportunità ed è essenziale la partecipazione alla ristrutturazione degli Spedali Civili di Brescia, una realtà che diventerà basilare nel nostro sviluppo, al punto che nel tempo abbiamo collaborato alla ristrutturazione di oltre 100 mila metri quadri di questa struttura ospedaliera.
Quindi prima sviluppiamo una rara offerta a 360° nel complesso mondo degli ospedali, poi sfruttiamo le opportunità del project financing e del partenariato pubblico privato (PPP) per maturare infine un nuovo ruolo di equity partner, di co-investitore nei progetti sanitari.
Siamo da tempo presenti in Abruzzo, Marche, Toscana e Umbria, abbiamo vinto delle gare anche in Piemonte, Val D’Aosta e Liguria. Siamo quindi un protagonista nazionale consolidato di questo settore con a disposizione un team composto da circa 80 persone – che arriva fino a 120 con i progetti di facility management - e un’esperienza comprovata”.


Come funziona in pratica e cosa offrite alle strutture sanitarie?

“Noi pensiamo che la storia abbia dimostrato che per lo Stato il trasferimento del rischio sul privato sia l’opzione più efficiente e conveniente. In ambito sanitario sono ormai rari gli appalti diretti: spesso hanno comportato tempi molto lunghi, lievitazione dei costi e risultati incerti. Il partenariato pubblico privato è una strada più affidabile. Può nascere dall’iniziativa pubblica o dall’iniziativa privata, ma il concetto di base è che, in cambio di un riconoscimento economico, il privato può assorbire il rischio dei nuovi progetti ospedalieri, garantendo tempi ed efficacia. In cambio di una concessione di lungo periodo, noi realizziamo iniziative importanti per il territorio. Il presidio di tutta la filiera ci consente di ottimizzare i processi e creare sinergie ed efficienza. Le nuove iniziative nascono con una società veicolo nella quale investiamo risorse, diventandone equity partner. Questo ci fornisce garanzie sugli appalti successivi: un euro investito oggi può trasformarsi in un backlog di 4,5 euro in dieci anni.
Sempre più spesso, infatti, i nuovi progetti ospedalieri nascono da iniziative private. Noi possiamo anche proporre un nuovo progetto tecnico e finanziario alla Pubblica Amministrazione, che deve esprimersi sulla fattibilità dell’opera entro 90 giorni: se la Proposta è considerata di pubblica utilità, viene indetta la relativa gara e chi ha proposto il progetto ha un diritto di prelazione alla migliore offerta. Noi siamo avvantaggiati, perché conosciamo bene il mercato, siamo riconosciuti dagli operatori e copriamo tutta la filiera. La presenza in diverse strutture come gestori di impianti, forniture e servizi ci consente di elaborare al meglio le nostre soluzioni”.

Come mai la quotazione a Piazza Affari nel marzo 2021? A cosa sono serviti gli 11 milioni di euro raccolti per il 10% circa del capitale?

“Abbiamo deciso di quotarci per farci conoscere dalla comunità finanziaria. Eravamo già solidi prima dell’IPO, ma lo status di società quotata e la trasparenza che comporta ci danno un vantaggio competitivo, soprattutto nel rapporto con i finanziatori. Le risorse dell’IPO e il rapporto di trasparenza con la comunità finanziaria ci consentono di supportare al meglio alcuni grandi progetti nei quali abbiamo un ruolo e che ci chiedono un impegno anche finanziario che darà i suoi frutti. La pandemia per noi è stata una sfida: dopo i sanitari, siamo stati i primi nel supporto agli ospedali e alla creazione di posti letto. I dipendenti di ABP Nocivelli che hanno lavorato negli ospedali da noi gestiti durante quel periodo avranno sempre la nostra gratitudine per il loro ruolo di prima linea. In quel periodo, però, abbiamo anche deciso di porci nuovi obiettivi, fra i quali la quotazione. Così abbiamo promosso un’operazione tutta in aumento di capitale, con clausole di lockup a 36 mesi, una struttura di governance solida, una proposta di crescita chiara”.

Di recente infatti avete anche aggiornato il backlog…

“In un periodo incerto e carico di sfide, dal rincaro delle materie prime e dei servizi al conflitto in Ucraina, abbiamo confermato la solidità del nostro business. Il nostro ruolo di operatore nazionale nel Partenariato Pubblico Privato per la realizzazione di strutture sanitarie ci ha consentito di raggiungere un portafoglio ordini da 600 milioni di euro in 10 anni. Le risorse ottenute con l’IPO contribuiranno anche alla realizzazione di queste commesse. È una garanzia di flussi certi e costanti nel lungo periodo che garantisce la nostra proposta di valore agli investitori. Il nostro business è inoltre scalabile al facility management di strutture pubbliche non sanitarie, come le scuole, già gestite con contratti di manutenzione e fornitura. C’è poi la prospettiva del PNRR. Il NextGenerationEU è una grande opportunità, ma impone la realizzazione delle opere con costi e tempi certi: noi riteniamo che l’unico modello di business che in Italia possa garantire questi risultati e permetterci di investire come l’Europa ci chiede sia quello del partenariato pubblico privato e quindi che il nostro approccio risulterà vincente”.

 


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