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STMicroelectronics, semiconduttori alla prova della sostenibilità

Il gigante dei chip integrati promuove un approccio responsabile da decenni



FTA Online News, Milano, 12 Feb 2020 - 17:08

STMicroelectronics è un colosso internazionale dei semiconduttori e fornisce le proprie soluzioni a settori che spaziano dal comparto automobilistico, alle telecomunicazioni, alle nuove frontiere di Internet delle Cose.
Nato nel 1987 dalla fusione dell’italiana SGS Microelettronica con la francese Thomson Semiconducteurs, il gruppo mantiene ancora oggi una governance franco-italiana e ha sede a Ginevra. Il merger che pose le basi per la nascita di un campione europeo dell’elettronica fu un successo dell’ingegnere siciliano Pasquale Pistorio, strenuo sostenitore dell’importanza della responsabilità sociale d’impresa, che lasciò la guida della nuova società franco-italiana nel 2005. Il nome STMicroelectronics risale al maggio del 1998. La fusione seppe trasformare due società pubbliche in perdita in un gruppo privato internazionale di grande successo in un settore tra i più competitivi. Fondamentale è stata la solida politica di alleanze internazionali che ST ha saputo intrecciare negli anni, portando i propri prodotti di volta in volta laddove i clienti chiedevano, una sorta di elettronica sartoriale che si è rivelata una formula di successo.

STM

Conta circa 46 mila dipendenti nel mondo, è attiva in 35 Paesi e opera tramite 11 siti produttivi principali (in Italia si segnalano soprattutto quelli di Agrate e Catania, in Francia quelli di Crolles, Rousset e Tours). Le attività di ricerca e sviluppo occupano da sole circa 7.800 persone e il gruppo controlla circa 18.500 brevetti.
Le due frontiere principali sono oggi per STM l’innovazione tecnologica del settore automobilistico, dove l’elettronica trova ogni giorno nuove applicazioni, e Internet delle Cose, ossia la graduale interconnessione degli oggetti della vita di ogni giorno fra loro e a internet (case e oggetti sempre più intelligenti e al nostro servizio, anche da remoto).
STM serve più di 100.000 clienti e primi dieci nel 2019 annoveravano nomi come Apple e Huawei, Bosch e Continental, Tesla, Samsung e HP. Alla fine dello scorso anno il mix di prodotto del gruppo appariva estremamente equilibrato.
I dispositivi AMS (Analog, MEMS & Sensors, ossia sensori, circuiti analogici e microsistemi elettro-meccanici) coprivano il 39% del fatturato; gli ADG (Automotive & Discrete Group, ossia circuiti integrati per il settore automobilistico) arrivavano al 34% del totale; i prodotti MDG (Microcontrollers and Digital ISs Group ossia microcontrollori e altri dispositivi) occupavano il rimanente 27% del giro d’affari.
In parole più semplici STM produce un’ampia gamma di dispositivi e sensori che trovano numerose applicazioni negli ambiti più diversi, dai cellulari all’energia da fonti rinnovabili, dalle auto a guida autonoma agli elettrodomestici interconnessi alla rete.

 

Proprietà e governance

La struttura proprietaria della società è, come accennato, assai complessa. Il quartier generale e gli uffici operativi del gruppo si trovano a Ginevra e sono gestiti da STMicroelectronics International N.V. Questa società è interamente controllata dall’olandese STMicroelectronics N.V. a sua volta per il 71% ad azionariato diffuso e per il 28,1% dell’olandese STMicroelectronics Holding N.V. che è il socio di riferimento del gruppo ed è partecipata in parti uguali da Bpifrancre Participations (organo di gestione delle partecipazioni statali francesi) e dal Ministero dell’Economia italiano. Il socio di riferimento è insomma una holding franco-italiana che opera tramite uffici in Svizzera.

Il capitale azionario consiste di 1,2 miliardi di azioni ordinarie e, virtualmente, di altre 540 mila azioni di risparmio mai emesse finora. E’ un "sofisticato" sistema di difesa che prevede che la fondazione olandese Stichting Continuïteit ST possa chiedere l’emissione di massimi 540 milioni di azioni di risparmio con diritto di voto nel caso in cui ci siano eventi che minino gli interessi del gruppo, ossia offerte ostili o altre manovre giudicate negativamente dal consiglio di sorveglianza e dal consiglio di gestione.

La governance del gruppo prevede, in base alla legge olandese, un sistema duale con il consiglio di supervisione di nove membri e il consiglio di gestione, costituito soltanto da Jean-Marc Chery, che è il presidente e CEO, a cui fanno riferimento i presidenti di otto aree operative e amministrative. Il presidente del consiglio di sorveglianza di ST è Nicolas Dufourcq.
Va evidenziato che il presidente e ceo del consiglio di gestione Chery ha preso il posto nel 2018 della storica guida di ST Carlo Bozotti. Chery guida ad interim anche la divisione Risorse Umane e Responsabilità Sociale d’Impresa lasciata a fine 2019 da Philippe Brun, responsabile per le linee generali della sostenibilità del gruppo.
Chery presiede dunque per ora anche il Consiglio di Sostenibilità che comprende 12 vicepresidenti (rappresentano Human Resources, Compliance and Ethics, Sales and Marketing, Purchasing, Investor Relations, Front and Back-end Manufacturing, Product Groups, Communications and Quality) e valida le strategie sostenibili di ST avvalendosi anche di un network di 100 Campioni Locali di Sostenibilità che gestiscono i programmi e monitorano le performance.

Il Codice di Condotta di ST prevede tre principi fondamentali: integrità, persone ed eccellenza. ST ha una politica Anticorruzione e un Comitato Corporate Etico presieduto dal Capo della Compliance Philippe Dereeper. La piattaforma di gestione del rischio ERM (Enterprise Risk Management) è allineata all’ISO 31000. Sedici dei siti del gruppo sono certificati ISO 22301.

 

La sostenibilità di STM

STMicroelectronics è firmataria dal 2000 del Global Compact delle Nazioni Unite. STM aderisce inoltre alla RBA (Responsible Business Alliance), la maggiore associazione industriale globale dedicata alla promozione della responsabilità sociale d’impresa lungo le catene di approvvigionamento mondiali. Nel 2018 STM è stata inclusa nel Dow Jones Sustainability Index globale ed europeo, fa inoltre parte dei maggiori indici di sostenibilità mondiale (FTSE4Good, Euronext-vigeoeiris e altri).

Il Bilancio di sostenibilità 2019 (sui dati del 2018) è l’ultimo pubblicato da STM. Il presidente Chery ha sottolineato nella presentazione dei dati che le soluzioni tecnologiche della sua azienda vogliono raccogliere le pressanti sfide della contemporaneità: ambienti urbani sempre più densamente popolati, complessi sistemi di mobilità, sicurezza, crescente fabbisogno energetico, sicurezza nella gestione dei dati, produzioni intelligenti e altro ancora. L’ambizione di STM è dunque quella partecipare alle soluzioni proposte a queste sfide, dalle infrastrutture urbanistiche "smart" alle auto elettriche o autonome, dalle connessioni ad alta velocità ai sistemi industriali di prossima generazione.
"Noi crediamo che questo sia il percorso da seguire per una crescita sostenibile di STM, dei nostri stakeholder e della società in generale", ha affermato Chery. Nel 2018 il gruppo ha innovato in molti settori, dalle tecnologie al carburo di silicio ai sensori di immagine ai microcontrollori a bassa potenza. Più del 50% dei nuovi prodotti è riconosciuto come "Sustainable Technology" e il gruppo ha aggiornato la propria strategia di sostenibilità al 2025 ribadendo gli obiettivi della riduzione dell’impatto ambientale delle proprie produzioni.

 

La "tecnologia sostenibile" di STM

La "Sustainable Technology" di STM è un’etichetta interna sviluppata dal gruppo per segnalare un processo completo applicato ai prodotti del gruppo. Si tratta di un percorso che parte dalle materie prime, elencate nelle dichiarazioni collegate al dispositivo e tratte da una lista che esclude alcune sostanze, una dichiarazione dei materiali impiegati redatta sulla base degli standard IPC 1752, revisionata periodicamente e monitorata nei siti produttivi e presso i fornitori. L’impegno di STM su questo fronte si concretizza anche sugli "Ecopack", un’altra etichetta che certifica requisiti superiori ai normali requisiti come quelli delle direttive europeee REACH (Registration, Evaluation, Authorisation and Restriction of Chemicals ) o RoHS (Restriction of Hazardous Substances Directive).
  • Ecopack è in linea con la direttiva RoHS (2nd Level Interconnect), con la ELV (end-of-life vehicles).
  • Ecopack 2: oltre alle caratteristiche di Ecopack bandisce ritardanti della fiamma bromurati, clorurati o agli ossidi di antimonio
  • Ecopack 3: oltre alla caratteristiche di Ecopack 2 bandisce gli alogeni (fluoro, cloro, bromo, iodio e astato) non esenti ai sensi della direttiva RoHS.

Il monitoraggio delle materie prime ai fini dei prodotti sostenibili di STM passa anche dal tracciamento dei minerali in maniera che non vengano da aree di conflitto, vengono dunque tracciate le origini dei 3TG, ossia Tantalo, stagno (in inglese Tin), Tungsteno e oro (in inglese Gold). STM dichiara di controllare che i metalli contenuti nei prodotti e la loro estrazione non abbiano un impatto negativo sulle persone. Richiede inoltre che la catena di fornitura upstream (a monte della catena di valore dei prodotti rispetto a STM) sia impegnata nella Conflict-Free Sourcing Initiative (CFSI). Infine STM gestisce le sostanze pericolose in linea con lo standard IECQ QC 080000 Hazardous Substances Process Management (HSPM, mentre IECQ sta per International Electro-technical Commission Quality Assessment System for Electronic Components).

Superata la fase dei controlli sulle materie prime, il processo passa allo sviluppo del prodotto ed interviene l’attività di eco-progettazione che parte da una valutazione del ciclo di vita del prodotto (LCA Life-Cycle Assessment). STM ha sviluppato il proprio metodo LCA in accordo con gli standard ISO e tiene conto, oltre che dei citati controlli sulle materie prime, di produzione, trasporto e distribuzione, impiego del prodotto e fine vita. E’ con uno sguardo a tutto il ciclo di vita del prodotto che si attua la fase di progettazione del gruppo.

Per esempio un dispositivo appartenente alla vasta categoria dei MEMS (micro-sistemi elettro-meccanici Micro Electro-Mechanical Systems), che comprende per esempio gli accelerometri e giroscopi che permetto a un cellulare di orientare l’immagine quando viene capovolto (e molto altro), in media genera un impatto pari a 147 grammi di anidride carbonica equivalente tra sviluppata tra il sito di produzione, l’estrazione/trasporto al sito e in minima parte l’impiego. La produzione di questi dispositivi copre circa il 16% della domanda di acqua dei siti produttivi di STM (il 69% attribuibile al consumo di energia e il 30% al consumo di acqua). Se si considera l’eutrofizzazione di acqua fresca generata dal gruppo STM nei propri siti produttivi, per il 57% questa deriva dalla produzione di MEMS e a sua volta per il 95% è dovuta al consumo di energia. Se si guarda, infine, alla formazione di ossidanti fotochimici (smog fotochimico), la produzione di questi sistemi elettro-meccanici copre il 38% dell’impatto totale della produzione del gruppo sotto questo profilo ed è per il 94% attribuibile al consumo di energia.

La produzione delle "tecnologie sostenibili" di STM tiene dunque conto di molte istanze (in parte esemplificate i seguito): dai diritti umani all’impatto energetico, dalla sicurezza al consumo di acqua, alle emissioni di gas, alla gestione di rifiuti e sostanze chimiche.

Nell’ottica di uno sviluppo tecnologico sostenibile, STM mantiene un approccio teso alla difesa dell’ambiente e al miglioramento del benessere umano. Pone inoltre tre stelle sui prodotti a seconda che migliorino una soluzione esistente, migliorino in maniera significativa con un cambiamento "cutting-edge" o risolvano un problema con una soluzione nuova al mercato.

Il fine vita dei prodotti, che normativamente è fuori dal perimetro di attività di STM (è un fornitore non un produttore di dispositivi completi), interviene con la ricerca di confezioni a basso impatto, con l’attenzione al trasporto e al riciclo.

 

Innovazione, ricerca e qualità

L’evoluta strategia di STM è stata sviluppata alla luce degli obiettivi di sostenibilità posti dalle Nazioni Unite (gli SDG) e si declina sui rapporti con tutti gli stakeholder, dai clienti agli investitori, dai fornitori ai media e alle autorità. Il management ha inteso basare la gestione del gruppo su innovazione, qualità e sostenibilità. Nel 2018 il 15,5% del giro d’affari del gruppo è provenuto da nuove linee di prodotto: l’obiettivo al 2025 è quello di superare la soglia del 20% in maniera da garantire la spinta innovativa alla società. L’impegno di 7.400 risorse umane in attività di ricerca, sviluppo e progettazione è considerato vitale per la competitività di STM che nel 2018 ha presentato domanda per 549 nuovi brevetti contro i 509 del 2017.

L’impegno sul fronte della qualità si materializza in obiettivi concreti: nel 2018 STM ha ridotto del 64% i casi di gravi anomalie sul fronte della qualità rispetto al 2016 e ha l’obiettivo di raggiungere una riduzione del 75% sullo stesso periodo di riferimento entro il 2025. Lo scorso anno inoltre il gruppo è passato dalla certificazione ISO-TS 16949 alla IATF 16949 "dimostrando la robusta qualità della propria governance, del sistema di gestione della qualità e dell’adesione ad esso lungo le strutture dell’impresa". Un sondaggio condotto tra i lavoratori ha evidenziato che l’82% è chiaramente consapevole dell’importanza della qualità nell’ambito della prestazione lavorativa richiesta. Vengono ovviamente monitorati in materia i feedback dei clienti e i processi.

Nel 2018 STM ha ridotto dell’8,5% i reclami della clientela rispetto al 2017 superando l’obiettivo di una riduzione del 6 per cento.

L’attenzione della società dei semiconduttori è anche rivolta allo sviluppo di tecnologie sostenibili e nel 2018 è stato moltiplicato per 1,3 volte l’ammontare dei ricavi generati da "prodotti responsabili" rispetto al 2016: il target al 2025 è di triplicare quel valore.

STM non intende soltanto rispettare le norme in vigore, per esempio, sul fronte delle sostanze chimiche impiegate nella produzione o negli stessi prodotti, ma anche sviluppare tecnologie sostenibili che contribuiscono a una maggiore efficienza energetica e a una riduzione dell’impronta carbonica.

 

Persone

STM ribadisce nel bilancio di sostenibilità anche l’impegno per la salute e la sicurezza delle proprie persone. Nel 2018 tutti i siti del gruppo hanno rafforzato l’impegno nelle campagne per la promozione della salute. In Malesia è stata organizzata una "settimana della salute" per incoraggiare stili di vita più salutari. Ad Agrate, in Italia, più di 2.200 persone hanno partecipato volontariamente a valutazioni di screening preventivo, fra cui controlli cardiovascolari, al fegato, alla tiroide ed altro. La società riporta che nel sito di Agrate l’infermeria è aperta senza interruzioni tutto l’anno e visita circa 4.000 persone nell’arco dei dodici mesi. L’impegno per la sicurezza si materializza anche nella prevenzione della potenziale esposizione dei dipendenti a sostanze chimiche, fiamme e radiazioni. La società evidenzia che nel 2018 l’indice di infortuni registrabili (Recordable cases rate, RC, inteso come numero di infortuni collegati al lavoro ogni 100 dipendenti) si è posto a 0,17, in linea con l’obiettivo dell’anno e con quello al 2025 (<0,15%). L’indice di gravità degli infortuni (numero di giorni persi ogni anno ogni 100 dipendenti) ha visto una flessione da 2,1 a 1,8 nel periodo di riferimento, oltre gli obiettivi di periodo (<2,2).

 

Lavoro e diritti

STM punta a promuovere gli standard più elevati in termini di diritti umani e del lavoro che valuta tramite processi di due diligence. Nel 2018 il gruppo ha mosso i primi passi verso l’obiettivo al 2025 di una completa estensione dei controlli indipendenti RBA a tutti i siti manifatturieri del gruppo. Gli audit sono già stati attuati in quattro siti asiatici, in uno marocchino, in un maltese e in tutti i siti europei (complessivamente il 46% del totale). STM punta inoltre sulla valorizzazione delle proprie competenze e nel bilancio di sostenibilità sul 2018 sottolineava la presenza di 24 coach interni distribuiti sui 7 maggiori siti di 5 Paesi.

 

Diversità e inclusione

Sono valori fondamentali per un gruppo presente in 35 Paesi e capace di impiegare persone di 105 nazionalità diverse. Le persone con disabilità del gruppo hanno raggiunto l’1,6% del totale nel 2018 e la società promuove una cultura del merito e delle pari opportunità indipendentemente da sesso, etnia, età o cultura. Le 16.068 donne che lavoravano in STM alla fine del 2018 rappresentavano il 35% della forza lavoro complessiva del gruppo. Entro il 2025 le donne dovrebbero rappresentare almeno il 20% delle posizioni manageriali a tutti i livelli e il gruppo punta a potenziare anche la loro presenza nei ruoli "tecnici", le cosiddette funzioni STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics), che già contano una quota femminile del 19 per cento.

 

Ambiente

STMicroelectronics intende attuare una robusta politica di riduzione dell’impatto. Il gruppo ha avviato una politica ambientale da decenni e i suoi programmi in materia sono in linea con standard internazionali come EMAS, ISO 14001 e ISO 50001. Audit interni ed esterni monitorano regolarmente le performance della società in questo ambito. In particolare nel 2018 tutti i siti produttivi e di ricerca del gruppo sono passati con successo alla standard ISO 14001:2015.

L’impegno nella riduzione dell’impronta carbonica di ST è cominciato nel 1993. L’obiettivo al 2025 comprende la riduzione dei consumi di energia e delle emissioni di gas serra del 20% per unità di produzione rispetto ai livelli del 2016. Nel 2018 la flessione delle due grandezze era stata del 19% e del 15% rispettivamente. Nello stesso periodo STM ha ridotto le emissioni dirette per unità di produzione (fatto 100 il valore del 2010 si è passati da 83 a 78 fra il 2017 e il 2018). In valore assoluto nel 2018 le emissioni dirette Scope 1 sono passate a 644 mila tonnellate di CO2 equivalente dalle 605 del 2017. Conteggiando anche le emissioni indirette (scope 2 con l’acquisto di elettricità e scope 3) si passa da 1,493 a 1,573 milioni di tonnellate.
La maggior parte delle emissioni dirette di STM sono collegate all’impiego di composti perfluorurati (PFC) che il gruppo si impegna a ridurre: "Nel 2018 abbiamo allineato il nostro piano di riduzione dei PFC all’ambizioso obiettivo del World Semiconductor Council che intende tagliare entro il 2020 le emissioni di PFC del 30% rispetto ai livelli del 2010". STM nel 2018 ha ridotto le emissioni di PFC del 9% sui livelli del 2010 e del 4% su quelli del 2017, ha inoltre previsto nuovi investimenti al riguardo. Fra le classi chimiche di PFC si segnalano il perfluorottano sulfonato (PFOS) e l’acido perfluorottanoico (PFOA). Nel 2013 la società ha rimosso l’impiego dello PFOS (acido perfluoroottansulfonico) e ha avviato un programma volontario di riduzione delle sostanze collegate allo PFOA (acido perfluoroottanoico) e impiegate nei processi chimici della fotolitografia. Dal 2014 l’impiego si è ridotto del 53 per cento e dal 2018 il gruppo ha fissato il nuovo obiettivo di rimozione totale dello PFOA e delle relative sostanze in tutti i processi chimici di manifattura entro il 2025. Si tratta di una decisione presa in linea con le attese dei clienti e con gli impegni presi dal World Semiconductor Council (WSC, l’associazione mondiale dell’industria dei semiconduttori). STM lavora inoltre al rimpiazzo del diottilftalato e alla futura rimozione del piombo dai processi.

Per bilanciare le rimanenti emissioni di anidride carbonica, STM ha sviluppato diversi programmi di sequestro di CO2 basati sulla riforestazione e ha piantato tra il 2002 e il 2005 ben 9 mila ettari di foreste in Australia, Italia, Marocco e Stati Uniti. Nel 2018 questi alberi hanno sequestrato 271.400 tonnellate di CO2 bilanciando il 42% delle emissioni annuali dirette del gruppo. STM però lavora anche sulle emissioni indirette e ha attivato diversi progetti per l’efficientamento energetico delle proprie strutture.

Per quanto riguarda l’acqua, STM si è impegnata anche a ridurre entro il 2025 il proprio consumo idrico del 20% rispetto ai livelli del 2016. La gestione idrica, afferma il gruppo nel proprio bilancio di sostenibilità, è basata su riuso, riciclo, conservazione e ottimizzazione di processo. Nel 2018 STM ha riciclato il 41% della propria acqua. Per avere un’idea più puntuale il gruppo nel 2018 ha consumato 18,2 milioni di metri cubi di acqua contro i 17 milioni dell’anno prima. Ha impiegato inoltre 23.127 tonnellate di sostanze chimiche (20.118 nel 2017) e 666 TJ di gas naturale. Nel 2018 STM ha consumato 8.094 Terajoule di energia elettrica, ossia 2.248 GWh pari alla produzione lorda di energia eolica in tutta Italia nell’intero settembre dello stesso anno.

La società dei semiconduttori punta al 95% di riuso o riciclo dei propri rifiuti entro il 2025. L’impegno nella riduzione dei rifiuti inviati a inceneritori o discariche ha già permesso di raggiungere un tasso del 93% di riuso, recupero o invio al riciclo nel 2018. Va detto però che nello stesso il 4% dei rifiuti è stato inviato alla discarica, oltre il target del 3% per via di alcune operazioni straordinarie di manutenzione.
Nel 2018 i rifiuti pericolosi di STM erano il 41% del totale, al 93% sono stati avviati a recupero, riuso o riciclo. Sono comunque diverse le iniziative avviate dal gruppo per cercare di valorizzare i propri rifiuti, dal reimpiego degli scarti di silicio nella produzione di alluminio a quello dell’acido solforico nel riciclo delle batterie. STM lavora inoltre alla sicurezza e alla riduzione dell’impiego delle sostanze chimiche pericolose o dannose. Per avere un’idea più puntuale delle entità delle grandezze in gioco, nel 2018 il gruppo STM ha immesso nelle acque circa 14,2 tonnellate di metalli pesanti (erano 5,7 nel 2014), ha inoltre immesso nell’aria circa 297 tonnellate di composti organici volatili.

 

Catena di fornitura

STM intende lavorare con fornitori che condividano i valori del rispetto delle persone e della gestione del business con integrità ed eccellenza. Ha per questo avviato una valutazione complessiva dei rischi collegati ai fornitori diretti e monitora i subfornitori di materie prime. Dagli esami condotti ha ricavato una strategia al 2025 e deciso di coinvolgere tutta la supply-chain a rischio in un processo ragionevole di due-diligence. La valutazione dei rischi ha permesso di dividere in due categorie principali i fornitori del gruppo. La prima è quella dei fornitori diretti, che coprono il 79% della spesa complessiva del gruppo, e hanno siglato al 91% una lettera di impegno. Il 62% di questi fornitori ha completato un questionario di autovalutazione e il 92% ha un rating a basso rischio. Tutto questo ha permesso di gerarchizzare i rischi: dalla sicurezza sul lavoro, al rischio di lavoro forzato, al rischio collegato a materiali pericolosi. La seconda categoria, i fornitori indiretti di servizi, comprende fornitori locali (dal catering alle pulizie, alle agenzie di lavoro). Il 97% dei 200 fornitori eleggibili ha siglato una lettera d’impegno, l’88% dei 125 eleggibili ha completato un questionario di autovalutazione.
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