SABAF, le ambizioni sostenibili del leader dei bruciatori

La responsabilità sociale è nel DNA della società di componenti per elettrodomestici



FTA Online News, Milano, 26 Mar 2021 - 17:30

“Siamo i protagonisti di un settore dalle grandi opportunità di crescita e innovazione. Lo abbiamo ribadito nel piano industriale al 2023 appena presentato al mercato. Produciamo i rubinetti e i bruciatori dei fornelli a gas che vanno nelle cucine di tutto il mondo, soltanto in Europa abbiamo una quota di mercato superiore al 40%, nel mondo copriamo circa il 10% del mercato, e ci serviamo di 10 impianti, di cui 5 in Italia (inclusa la sede di Ospitaletto, Brescia) e 5 all’estero (due in Turchia, in Brasile, Cina e Polonia). Nel tempo abbiamo differenziato la produzione allargandola alle cerniere per gli elettrodomestici e all’elettronica dell’industria del bianco. C’è sempre più tecnologia nel nostro prodotto e nei nostri progetti, ma il cuore del nostro business e della nostra sostenibilità resta nelle persone”. Gianluca Beschi, CFO e investor relator di SABAF, multinazionale con oltre 180 milioni di euro di fatturato e l’ambizione di raggiungere i 300 milioni nel 2023, termina la presentazione della società per cui lavora da quasi 25 anni con la parola “persone”.

“Abbiamo redatto il primo bilancio sociale nel 2000, quando queste tematiche erano lontanissime dalla gestione concreta delle imprese. Il primo report integrato di SABAF è del 2005. La nostra attenzione per la sostenibilità è però soprattutto nel nostro approccio di lunghissimo periodo: la convinzione che le relazioni con gli stakeholder siano alla base del successo di un’impresa. Siamo infatti convinti che la crescita si possa trovare soltanto in quell’area di convergenza degli interessi dell’impresa, dei dipendenti, dei fornitori, dei clienti, di tutti i portatori di interesse. Non è uno slogan, ma una strategia concreta che oggi il mercato riconosce sempre di più come portatrice di valore. Investire nella competenza della nostra gente, significa cavalcare l’innovazione. Investire negli impianti, nei processi, nella tecnologia, nei rapporti con i fornitori significa abbattere il rischio e progettare il futuro di SABAF”.

 

Sabaf

 

Nel 2020 avete investito 17,3 milioni di euro, poco meno del 10% del giro d’affari, nel nuovo piano industriale prevedete in 3 anni 130 milioni di investimenti: 58 per la crescita organica e oltre 70 in operazioni di M&A (che confermano la vostra politica di diversificazione). In termini di sostenibilità, nel cuore dei vostri processi, cosa apporteranno queste risorse?

“Il cuore della sostenibilità di SABAF è nelle relazioni e nei processi, è lì che le azioni diventano benefici concreti. Il bruciatore di un apparecchio di cottura ha due tipi di componenti: quelli in alluminio (coppa e spartifiamma) e quelli in acciaio smaltato (il coperchio). Oggetti che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni, ma che sono il frutto di studi ingegneristici, di tecnologie avanzate. L’alluminio, quasi sempre riciclato, è liquefatto dai forni fusori, che vanno a metano e producono buona parte delle nostre emissioni Scope 1, circa 8 mila tonnellate di CO2 l’anno che stiamo riducendo con vari progetti. Prima di essere stampato nel componente del bruciatore, l’alluminio è mantenuto liquido da forni elettrici. Da questi e da altri macchinari (per esempio compressori), dai riscaldamenti, dalle luci, dagli altri apparecchi elettrici giungono le nostre emissioni Scope 2, circa 9 mila tonnellate di CO2 l’anno, anch’esse monitorate.
C’è poi il grande tema dell’acqua: insieme al lubrificante fa funzionare le presse e le altre macchine coinvolte nel processo, raffredda gli stampi. Parliamo di 91.925 metri cubi d’acqua soltanto nel 2019, più di 36 piscine olimpioniche. Noi abbiamo investito a Ospitaletto un milione di euro in impianti di concentrazione che separano oli e altre sostanze dall’acqua e ne consentono il reimpiego. Si risparmiano autocisterne sulle strade per l’avvio allo smaltimento, si riducono al minimo i rifiuti (ormai solidi). Per la smaltatura dei coperchi dei bruciatori è avvenuto qualcosa di simile: lì con processi di osmosi separiamo i reflui di smaltatura dall’acqua. A Ospitaletto inoltre raccogliamo l’acqua meteorica che ridiventa risorsa e riduce il prelievo da pozzo. Nel lavaggio dei metalli non usiamo neanche più i solventi chimici, ma solo alcool distillato. Tutti investimenti di lungo periodo nel far bene le cose”.

 

Ma il prodotto ha anche impatti nell’impiego, lavorate anche su questo?

“Assolutamente sì, cerchiamo di ottimizzare le prestazioni con studi avanzati. L’obiettivo è fornire il massimo di calore con il minimo impiego di gas. Anche il guadagno di un punto percentuale di efficienza può fare una differenza, basti pensare che forniamo circa 50 milioni di bruciatori all’anno, ciascuno con una vita media sui 15 anni. Qualche anno fa abbiamo calcolato che ci passava in mezzo in un anno il consumo di gas di una città come Milano”.

 

Come è andata con il COVID? A fine anno avete registrato un balzo del giro d’affari, ma non deve essere stato semplice.

“La nostra sede è nell’area che è stata più colpita dalla prima ondata, questo ci ha messo subito sotto pressione. Ci sono state tre settimane di chiusura degli impianti fra marzo e aprile, ma ci siamo immediatamente concentrati sulla nostra gente e sui nostri partner. Quando ancora mancavano siamo andati a cercare le mascherine in Cina, dove abbiamo una sede, abbiamo imposto misure rigorose di sicurezza, distanziamento, test sierologici, smart working. Abbiamo dovuto fare ricorso alla CIG durante le chiusure degli impianti e a un pochino di Solidarietà, ma abbiamo anche voluto dare fiducia economica ai nostri dipendenti in un momento tanto difficile, così abbiamo attivato un bonus una tantum. Non abbiamo licenziato nessuno e anzi con la ripresa della seconda metà dell’anno abbiamo iniziato ad assumere, circa 300 persone, e cerchiamo ancora.
Abbiamo anche pensato ai nostri fornitori e firmato il manifesto di Confindustria Brescia “Io pago i fornitori”, cioè li abbiamo supportati rispettando i pagamenti e non allungando le scadenze come pure qualche nostro cliente ha deciso di fare”.

 

Che rapporti avete con i vostri fornitori?

“Coltiviamo partnership di lungo periodo. Dal 2009 siamo conformi alla Norma SA8000, già nel 2019 il 74% dei nostri supplier aveva un sistema di qualità certificato, vincoliamo a un impegno scritto anche i fornitori cinesi, visitiamo direttamente le sedi per verificare condizioni sociali e ambientali. Per SABAF i rapporti sono importanti, così abbiamo sostenuto la supply chain durante la difficile prima fase della pandemia. Questo, come il supporto ai dipendenti, ci ha premiato nella seconda metà del 2020. A quel punto la domanda ha registrato prima una ripresa e poi una crescita importante. La domanda di beni per la casa che incorporano i nostri prodotti è lievitata e dal nostro libro ordini deduciamo che rimarrà forte almeno fino prossimo settembre. Abbiamo dovuto chiedere uno sforzo in più a tutta la catena di produzione e coloro che avevamo supportato ci hanno seguito volentieri”.

 

Il nuovo piano al 2023 incorpora per la prima volta 3 obiettivi di sostenibilità, a conferma di un valore sempre più strategico di queste istanze: quali sono?

“Il primo riguarda la formazione, almeno 16 ore di formazione a dipendente. Le competenze sono fondamentali per il nostro sviluppo anche tecnologico; tra l’altro apriremo 3 nuovi impianti anche in India e Messico.
La sicurezza resterà al centro dell’attenzione: entro il 2023 l’indice di frequenza degli infortuni di tutto il gruppo dovrà passare da 15 a 10 infortuni per milione di ore lavorate; l’indice di gravità (i giorni di assenza dovuti a infortuni) dovrà flettere da 0,15 a 0,10 per migliaio di ore lavorate. A Ospitaletto c’è una cultura della sicurezza consolidata, ma fra nuove acquisizioni e approcci locali vogliamo che tutto il gruppo SABAF segua le best practices”.

 

L’ultimo obiettivo riguarda le emissioni se non sbaglio…

“Ridurremo le emissioni della nostra produzione. Raggiungere le 0,100 tonnellate di anidride carbonica equivalente per mille euro di fatturato entro il 2023. Nel 2020 siamo stati a quota 0,116; è un obiettivo ambizioso, ma abbiamo già un piano d’azione che passa dall’ottimizzazione dei compressori aziendali, dalla valutazione di impianti fotovoltaici, da interventi sul riscaldamento. Ancora una volta guarderemo al lungo periodo”.

Glossario finanziario

Hai dei dubbi su qualche definizione? Consulta il glossario finanziario di Borsa Italiana.

VAI


Borsa Italiana non ha responsabilità per il contenuto del sito a cui sta per accedere e non ha responsabilità per le informazioni contenute.

Accedendo a questo link, Borsa Italiana non intende sollecitare acquisti o offerte in alcun paese da parte di nessuno.


Sarai automaticamente diretto al link in cinque secondi.