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Moncler, storie e sfide sostenibili del gigante dei piumini

Negli ultimi anni la società di Remo Ruffini è intervenuta su diversi fronti



FTA Online News, Milano, 14 Gen 2020 - 11:23

Storia e business

La storia del gigante italiano dei piumini Moncler è nata nel 1952 a Monestier-de-Clermont, un villaggio di montagna della Francia meridionale, dove i due fratelli René Ramillon e Andrè Vincent fondarono l’azienda e cominciarono a produrre articoli funzionali alla nuova tendenza delle vacanze di montagna. Moncler prese il nome proprio dall’abbreviazione di quella località e i suoi piumini, prima impiegati soltanto per proteggere gli operai, furono presto notati dal famoso alpinista francese Lionel Terray. Nacque la prima linea specializzata, scelta anche dalla spedizione italiana sul K2. Moncler divenne anche fornitore della squadra francese di sci alpino nel 1968.

Fu però negli anni ’80 che nacque lo stile Moncler con il suo effetto "verniciato" e nuove impunture grazie a creativi come Chantal Thomass. Erano gli anni d’oro del piumino, i paninari con i nuovi giubbetti variopinti non indossavano l’eskimo: il piumino nato sulle spalle degli operai della zona di Grenoble diventava la nuova divisa anni ’80 dei giovani di città. Era solo l’inizio, ma le difficoltà non mancavano e i numerosi passaggi di proprietà che si sarebbero seguiti negli anni lo avrebbero dimostrato. Nel ’92 la Pepper della famiglia veneta Tegon (Seventy) compra la Moncler Sarl, nel 1998 la holding Fin. Part compra Pepper e con essa diversi altri marchi o licenze. Fin. Part è un colosso quotato della moda che fa riferimento a Gianluigi Facchini e Giancarlo Arnaboldi. L’anno dopo però si registra un evento chiave, in prospettiva, per Moncler: nel 1998 diventa direttore creativo di Pepper Remo Ruffini, futuro e attuale protagonista delle sorti della casa del piumino.

Già nel 2001 viene aperto il primo punto vendita diretto Moncler a Saint Moritz, ma Fin. Part che è cresciuta smodatamente tramite una campagna di forti acquisizioni a debito è ormai al crack (saranno più gli obbligazionisti che le banche a pagare il conto però). Il fallimento è all’orizzonte, si tenta la trasformazione e il rilancio di Moncler.
Nel 2003 il marchio Moncler finisce alla Moncler Spa controllata (al 51% da Ruffini), in seguito diventerà Moncler Maison Spa. La produzione, il marketing e la licenza esclusiva restano però a Pepper. Nel 2005, nell’ambito del fallimento di Fin.Part, interviene così Brand Partners: circa il 38% è di Ruffini Partecipazioni, poi vengono Mittel, l’Istituto Atesino di Sviluppo e il fondo Progressio Investimenti. Comprano quanto resta di Pepper, sigla un accordo per rilevare il 75% di Moncler Spa, titolare – come detto – del marchio (il resto era già di Pepper Industries).

 

Proprietà, quotazione e numeri

Ruffini ora ha le mani libere e rilancia su più fronti, con una linea donna con una boutique a Parigi nel 2007 e quindi nel tempo in varie città italiane, in Europa, in Asia, Giappone, America.
Cinque anni dopo, a ridosso della quotazione, erano ben 98 i negozi in gestione diretta. La fotografia dell’azionariato pre IPO del 2013 però restituisce anche l’impegno finanziario di diversi investitori.

Il primo socio al 45% è ECIP M una società anonima lussemburghese controllata da Eurazeo, noto colosso finanziario francese entrato nel capitale nel 2011. Prevede di diluirsi con la quotazione al 23,3% circa, ossia di dimezzare le proprie quote. Poi viene la Ruffini Partecipazioni che ha il 32% che resterà quasi invariato con l’IPO.
Segue la CEP III Participations, una società d’investimento lussemburghese controllata dal fondo Carlyle di cui è managing director Marco De Benedetti (il figlio dell’Ingegnere), entrato nel capitale già nel 2008: è al 17,7% ma scenderà al 7,13%.
Dei vari Mittel, Progressio e ISA rimane solo Brand Partners 2 che ha poco meno del 5% e punta a scendere all’1,26% La quotazione insomma è uno strumento di valorizzazione degli investimenti degli anni addietro, solo Ruffini: i soci Eurazeo e Carlyle intendono ridurre fortemente le proprie quote vendendole sul mercato a 10,20 euro per azione, forse ritengono che l’azienda che allora fatturava nei primi nove mesi 389 milioni con utili da 55, avesse già dato. Oggi le azioni di Moncler valgono più di 40 euro. In bilancio c’erano marchi registrati a un valore di 223,9 milioni e un avviamento da 155 milioni, il valore lordo delle immobilizzazioni materiali era di 100 milioni circa, il patrimonio netto era di 276 milioni e il debito finanziario netto era di 242 milioni.

A fine 2018 il gruppo Moncler ha tutt’altra taglia: dal 2003 al 2018 è cresciuto del 24% l’anno in termini di giro d’affari superando gli 1,4 miliardi. Il 12% del fatturato viene dell’Italia, il resto viene dall’Asia, dall’EMEA, dall’America. Nei primi nove mesi del 2019 i ricavi consolidati hanno inoltre mostrato una crescita del 14% a 995,3 milioni di euro e dunque il gruppo sembra avere posto un nuovo record nell’intero esercizio. A fine settembre i punti vendita monomarca sono ormai 199 e altri venti ne dovrebbero arrivare nel 2020. Il retail copre quasi il 70% del fatturato lasciando quote sempre più ridotte al wholesale. Un colosso ormai globale come Moncler risente chiaramente dunque delle grandi tensioni mondiali, per esempio nel difficile contesto di Honk Kong del 2019 il gruppo ha registrato un calo del 40% nel terzo trimestre nella città stravolta dalle proteste contro il governo cinese. Nello stesso periodo il Giappone, che a ottobre ha aumentato l’IVA, ha registrato forti performance grazie agli acquisti precedenti il rincaro. Le performance nel periodo sono state positive anche negli Stati Uniti che pure hanno registrato il fallimento di Barneys.

La struttura proprietaria del gruppo vede ancora oggi Remo Ruffini, tramite la Ruffini Partecipazioni Srl (RP) al 22,489% del capitale. Seguono a distanza (a inizio 2020) Morgan Stanley, Norges Bank e Invesco con il 3% circa del capitale cadauno, tutti investitori internazionali insomma.
Nell’aprile 2019 è stato sciolto in anticipo il patto di Ruffini Partecipazioni con Eurazeo (che non è più socio rilevante di Moncler, come visto).
A marzo se ne era andato dal board anche Juan Carlos Torres Carretero: il presidente del colosso svizzero dei duty free Dufry controllava la Acamar, che, tramite la Ruffini Partecipazioni, aveva una quota dello 0,58% di Moncler, ma poi ha receduto dalla stessa RP.
A novembre del 2019 anche la controllata del fondo sovrano di Singapore Temasek, Venezio Investments Pte, ha esercitato un recesso parziale pari alla metà delle proprie quote in RP convertendole in circa 7,4 milioni di azioni di Moncler (il 2,87% circa del capitale). A esito dell’operazione la Ruffini Partecipazioni Holding saliva oltre l’87% di Ruffini Partecipazioni che scendeva al 22,48% di Moncler. Venezio riduceva le quote nella Ruffini Partecipazioni al 12,79% circa. Il patto parasociale che lega Venezio e la Ruffini Partecipazioni Holding nella Ruffini Partecipazioni riserva alla società di Singapore però un amministratore su sei e il diritto di veto su decisioni inerenti nuovi patti parasociali relativi a Moncler, acquisti che comportino un’opa, fusioni/scissioni/joint venture, nuovi debiti di RP oltre i 10 milioni di euro o qualunque accordo con parti correlate di Ruffini Partecipazioni o di Remo Ruffini, distribuzioni di utili ai soci inferiori agli utili distribuibili di RP, deleghe di voto alle assemblee di Moncler su materie rilevanti (modifiche di statuto, aumenti di capitale, fusioni o scissioni). Il patto ha però durata breve e scadrà i 3 agosto 2020.

Tutte circostanze che probabilmente hanno contribuito alle indiscrezioni di Bloomberg del dicembre 2019 secondo le quali sarebbero state in corso trattative per l’acquisizione del gruppo Moncler da parte della Kering di François-Henri Pinault, l’"arcinemico" del connazionale Bernard Arnault che con il colosso Kering stava comprando Tiffany in quelle settimane. I rumors ovviamente hanno incoraggiato i corsi della società dei piumini, ma sono stati timidamente smentiti dallo stesso Remo Ruffini che il 5 dicembre precisava che: "periodicamente intrattiene contatti e interloquisce con investitori e altri operatori del settore, tra cui il gruppo Kering, su potenziali opportunità strategiche per promuovere ulteriormente lo sviluppo di Moncler, senza che, allo stato, vi sia alcuna ipotesi concreta allo studio". Quanto basta a lasciare intatta l’attenzione sul titolo.

 

La sostenibilità

Nella Dichiarazione Consolidata Non Finanziaria del 2018 (DNF) Moncler ha illustrato la strategia per una gestione responsabile del business che crei valore per tutti gli stakeholder. Il gruppo rende conto dunque della propria politica di sostenibilità e dell’impegno a supporti di alcuni degli obiettivi fissati dall’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.

Il sistema di corporate governance di Moncler è conforme al Codice di Autodisciplina delle società quotate approvato dal Comitato per la corporate governance di Borsa Italiana. Punta a garantire la centralità degli organi di controllo e amministrazione, un monitoraggio attento delle attività, la trasparenza ed efficacia delle scelte gestionali e i valori definiti dal Codice Etico dell’azienda. Il sistema di controllo interno e gestione dei rischi di Moncler è ovviamente articolato e il consiglio di amministrazione era costituito a fine 2018 al 27% da donne. Va segnalata l’esistenza dell’Unità di Sostenibilità che deve identificare, segnalare prontamente ai vertici aziendali e gestire i rischi legati alle tematiche di sostenibilità. All’interno del cda esiste inoltre il Comitato Controllo, Rischi e Sostenibilità che comprende tre amministratori.
La policy dell’impresa prevede, tra l’altro, politiche anticorruzione, ambientali per la gestione della salute e della sicurezza. L’aggiornamento del modello di organizzazione, gestione e controllo del 2018 a tenuto conto delle nuove previsioni del D. Lgs 231/2001 e della nuova disciplina in materia di whistleblowing. Su quest’ultimo fronte va detto che un sistema di whistleblowing a livello di gruppo risulta attivo dal 2016, anno in cui la società ha adottato anche un Codice di condotta dei fornitori.

Nel 2018 non sono stati rilevati casi di corruzione in azienda.
La DNF evidenzia inoltre che: "Nel 2018 Moncler ha ricevuto l’Industry Mover Sustianability Award di RobecoSAM, gestore patrimoniale specializzato in investimenti sostenibili, ed è stata inclusa negli indici ECPI EMU Ethical Equity, ECPI Euro ESG Equity e ECPI World ESG Equity, focalizzati su aspetti ESG (Environmental Social Governance)".

Il Piano di Sostenibilità di Moncler individua inoltre le seguenti direttrici prioritarie in questo ambito: promozione del benessere dei dipendenti; miglioramento della salute e della sicurezza; promozione di una catena di fornitura responsabile e rispettosa del benessere animale; riduzione degli impatti ambientali; accrescimento della soddisfazione dei clienti; promozione dello sviluppo sociale ed economico delle comunità.

 

Persone

Il gruppo Moncler contava a fine 2018 4.155 dipendenti, con un balzo del 19% sull’anno precedente guidato soprattutto dallo sviluppo della rete di vendita. Il 22% della popolazione aziendale era in Italia, il 40% nel resto dell’area Emea, che per il 63% era coperta dalla Romania sede dell’importante sito produttivo del gruppo. L’età media dei dipendenti era di 36,3 anni, all’88% con un’anzianità aziendale nella fascia 0-5 anni. Il 71% dei dipendenti era donna.
L’83% dei contratti era a tempo indeterminato (+27% rispetto all’anno precedente). Il turnover negativo era stato però del 13% (calcolato sui dipendenti a tempo indeterminato usciti sul totale dei contratti a tempo indeterminato soltanto) ma ritenuto fisiologico per le uscite del personale retail. Nell’anno erano state comunque assunte, sia a tempo determinato che indeterminato, 2.100 persone mentre altre 1500 avevano lasciato il gruppo.
Moncler ha investito nel 2018 712 mila euro per erogare oltre 96 mila ore di formazione a quasi 4.000 dipendenti (23 ore medie pro capite). Il 65% della formazione era professionale o di mestiere il 29% riguardava salute e sicurezza.
Nel 2018 inoltre Moncler ha lanciato MONCampus, il primo programma di Academy interna rivolto ai giovani talenti.

Sul fronte della remunerazione Moncler punta a promuovere la meritocrazia e l’equità, da diversi anni attua una revisione retributiva annuale e in ogni caso offre livelli salariali di ingresso pari o superiori ai minimi di legge previsti, anche per la sede produttiva in Romania (dove comunque il salario minimo è di 400-450 euro mensili e tra i più bassi d’Europa Ndr). In Italia il gruppo ha confermato il Piano Moncler Corporate Welfare per tutti i dipendenti che prevede una gamma di benefit e servizi. Dal maggio 2018 inoltre il gruppo ha aderito al fondo di assistenza sanitaria integrativa dell’Industria della Moda in Italia Sanimoda (563 gli iscritti nell’anno).

Le strutture scolastiche selezionate nella zona della sede corporate del gruppo a Trebaseleghe (Padova) hanno offerto la possibilità di accogliere fino a 27 bambini di dipendenti di Moncler che ha offerto un contributo totale per nido e scuola dell’infanzia. Entro il 2020 il gruppo si è impegnato a realizzare un asilo capace di accogliere fino a 60 bambini per i figli dei dipendenti della sede produttiva in Romania. Un piano di welfare è stato previsto anche per i dipendenti del Regno Unito.

Il gruppo Moncler incoraggia inoltre il coinvolgimento delle proprie persone, il networking tra i colleghi, il volontariato aziendale. La società opera in un contesto globale e non tollera nessuna forma di discriminazione: in questo ambito il gruppo ha ricevuto solo due segnalazioni nel 2018, una in Australia (in fase di valutazione) e un altro negli Stati Uniti (dove è stato raggiunto un accordo transattivo).

Sul fronte della sicurezza Moncler adotta un approccio di tipo preventivo anche con audit mirati. L’indice di frequenza degli infortuni sul lavoro al polo logistico di Castel San Giovanni (Piacenza) è passato dallo 0,83 del 2016 allo 0,20 nel 2018. Nel 2018 l’indice di frequenza complessivo (infortuni sul totale delle ore lavorate per un milione) è sceso da 3,39 a 1,99 e il gruppo ha anche condotto un’indagine sulle conseguenze dello stress sul lavoro nella sede produttiva della Romania e ha in seguito organizzato una sessione di formazione ad hoc.

 

Produzione e catena di fornitura

Il Bilancio 2018 spiega che "Moncler gestisce direttamente la fase creativa, l’acquisto delle materie prime, lo sviluppo della prototipia, mentre per le fasi di taglio e confezionamento del capo si avvale sia di produzione interna che di soggetti terzi indipendenti (façonisti). In particolare Moncler acquista tessuti e accessori del capospalla soprattutto in Italia e in Giappone (sorvegliando sempre la supply chain e la qualità). La piuma proviene in generale da Europa, Nord America e Asia. Il confezionamento dei capi avviene sia presso produttori terzi (i façonisti), sia nello stabilimento produttivo Moncler, costituito nel 2016 in Romania con l’assunzione di 600 persone dopo l’acquisizione della discussa Sonoma dell'imprenditore italiano Antonello Gamba.


A fine 2018 Moncler contava 445 fornitori coinvolti nella produzione, tra materie prime, façonisti (confezionatore terzo di capi), commercializzato (realizzatore di un capo dal disegno tecnico prodotto da Moncler) e servizi. La società calcolava che il 69% dei fornitori era italiano.

Nel settore dei piumini è particolarmente sensibile dal punto di vista della sostenibilità, oltre al tema delle condizioni di lavoro, quello delle condizioni delle oche per la produzione di piume. Nella Dichiarazione Non Finanziaria 2018 Moncler si è soffermata su questo aspetto affermando l’obiettivo di assicurare l’"animal welfare", chiedendo e verificando il rispetto del protocollo tecnico Moncler chiamato DIST, partito nel 2015. I requisiti di base richiedono che la piuma sia ricavata esclusivamente da oche allevate e provenienti dalla filiera alimentare e che non è ammessa alcuna forma di spiumaggio degli animali vivi o di alimentazione forzata. Moncler afferma inoltre che i suoi capi contengono almeno il 90% di fiocco di piumino d’oca bianca e solo il 10% di piume/piumette. Nel periodo 2017-2018 Moncler ha effettuato 204 audit etico-sociali su fornitori e sub-fornitori ha inoltre sviluppato un sistema di vendor rating che a fine 2018 stava integrando con nuovi indicatori socio-ambientali. Le macro-aree nel 2018 valutavano diversi fattori, dalle condizioni di lavoro, alla qualità, al livello del servizio, al costo, all’innovazione.

 

Clienti

Il ruolo del cliente è per Moncler centrale. L’azienda punta all’eccellenza dell’esperienza vissuta dal cliente in ogni momento di contatto, punta all’omnicanalità e alla personalizzazione integrata e omogenea nel rapporto con il consumatore. Nel 2018 il gruppo ha avviato il progetto Digital Excellence 2.0 puntando ulteriormente sulla digitalizzazione. La gestione tecnologica dei negozi punta sia a migliorare il servizio al cliente che a pianificare le attività di vendita, la gestione del magazzino e della rete di distribuzione. Il gruppo cerca inoltre di "ascoltare" i clienti per coglierne l’indice di gradimento e di soddisfazione dell’esperienza vissuta anche tramite una raccolta sistematica dei loro feedback. L’assistenza post-vendita rappresenta ovviamente un aspetto altrettanto importante della "client experience". I test sulla qualità e la sicurezza dei prodotti sono considerati da Moncler un elemento chiave del rapporto di fiducia con il cliente. L’azienda chiede ai fornitori il rispetto delle più restrittive norme internazionali sull’impiego di sostanze chimiche potenzialmente pericolose (dai REACH, ai GB, ai JIS) e impone una Restricted Substances List (RSL) sulle sostanze impiegate. Secondo quanto riportato da Moncler, l’azienda impone a ogni lotto di piuma la corrispondenza a 11 parametri restrittivi verificati prima da un ente indipendente accreditato e dunque da test in un laboratorio interno (circa 990 i test effettuati nel 2018).


Ambiente

Moncler ha formalizzato una politica ambientale dal 2017 e durante lo stesso anno ha ottenuto la certificazione ISO 14001 per la sede produttiva in Romania, per poi estendere l’anno successivo la certificazione alle sedi corporate italiane e al polo logistico di Castel San Giovanni.
Dal 2017 in Italia Moncler acquista il 100% dell’energia da fonti rinnovabili e nel 2018 il gruppo ha introdotto nella flotta circa 30 vetture "a basso impatto ambientale". Per compensare le emissioni di CO2 dovute agli spostamenti professionali dei dipendenti, il gruppo ha avviato una collaborazione con AzzeroCO2 e compensato, tramite la piantumazione di circa 2.600 alberi a Gaggiano (Milano) tutte le 1.800 tonnellate di anidride carbonica associate agli spostamenti in aereo, treno e auto della flotta aziendale dei dipendenti italiani e dei 400 internazionali che hanno partecipato al summit svizzero del 2018 di Zermatt.

In valore assoluto Moncler ha registrato nel 2018 6,8 milioni di kWh di consumi energetici diretti (meno del 2017, ma più del 5,54 mln del 2016), di cui 4,1 milioni da gas naturale, 2,46 mln da diesel e 251mila di benzina. I consumi indiretti sono stati di 16,37 milioni di kWh dei quali 10,81 mln da fonti non rinnovabili.

In termini di emissioni di anidride carbonica le scope 1 ammontano a 1.735 tonnellate nel 2018 (in crescita costante dal 2016), le emissioni indirette (scope 2) sono state parti a 5.582 tonnellate circa (anch’esse in crescita da due anni almeno a questa parte).
Moncler ha però avviato un efficientamento dei sistemi di illuminazione coprendo con LED il 96% dei punti vendita nel mondo; ha avviato inoltre un’analisi valutativa dei sistemi di climatizzazione nei negozi di proprietà.

Dal 2017 tutta la carta di uffici e negozi è prodotta senza cloro elementare (ECF), proviene da "fonti responsabili" come la carta o il cartone delle confezioni e le shopping bag. Queste ultime sono al 40% prodotte con materia prima riciclata e il cartoncino di rinforzo proviene anch’esso da fonti responsabili di cui il 90% derivato da materia prima riciclata (nelle borse è presente anche cotone). Di che cifre parliamo? Nel 2018 la carta, tra stampanti, materiale logato e altro impiegata dal gruppo è stata pari a 121,2 tonnellate; il packaging (cartoni per spedizioni, scatole di confezionamento, veline e shopping bag) ha raggiunto 1.678 tonnellate.

I rifiuti non pericolosi prodotti dal gruppo sono cresciuti tra 2017 e 2018 da 499 a 605 tonnellate (in massima parte carta e cartone, ma anche imballaggi misti, legno e tessuto). I rifiuti pericolosi sono scesi da 5,2 a 1,3 tonnellate. Lo smaltimento ha avviato a recupero ben 546,2 tonnellate di rifiuti, al riciclo altre 47 tonnellate circa, il resto a incenerimento, niente a discarica.

A Trebaseleghe è stato incentivato lo smaltimento corretto della plastica con un sistema che restituisce 2 centesimi per ogni prodotto in plastica (per esempio bottiglie o vasetti di yogurt) smaltito correttamente. Alla mensa della sede corporate di Milano sono state inoltre adottate le bottiglie di vetro riutilizzabil9i al posto di quelle di plastica con 2 colonnine d’acqua filtranti: in soli quattro mesi si è ridotta così la plastica di circa 140 chilogrammi. Il polo logistico da circa 20 mila metri quadrati di Castel San Giovanni è sempre più automatizzato e il gruppo studia costantemente la sua ottimizzazione anche dal punto di vista ambientale e di efficientamento degli spazi. E’ stato avviato in collaborazione con i partner logistici anche un monitoraggio della CO2 emessa dal trasporto su gomma in partenza dal polo verso i negozi: nel 2018 sono state stimate emissioni di CO2 di questo tipo pari a circa 1.800 tonnellate equivalenti.

 

Comunità

A supporto delle comunità Moncler ha destinato nel 2018 2,7 milioni di euro circa. Nell’anno la società ha sostenuto due ricercatori della Fondazione Umberto Veronesi impegnati nella ricerca contro i tumori. Sostegni sono stati inviati anche ad associazioni e fondazioni di sostegno e assistenza ai giovani (Francesca Rava – N.P.H. Italia Onlus, UNICEF, Comunità San Patrignano, I Bambini delle Fate e Amici di Cometa Onlus) e ad iniziative di tutela dell’ambiente (Keep Karakorum Clean e Keep K2 Clean dell’Associazione Ev-K2-CNR). Rinnovato anche l’impegno di Warmly Moncler for UNICEF con oltre un milione di euro per medicinali, beni di prima necessità, kit neonatali e coperte per l’inverno a 25 mila neonati e bambini in due anni in Nepal e Mongolia.

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