Hera, la sostenibilità di una delle maggiori multiutility italiane

La sfida responsabile di un gruppo che serve circa 4,3 milioni di cittadini



FTA Online News, Milano, 08 Mag 2020 - 18:38

Chi è Hera

Hera è una multiutility, ossia un’impresa che fornisce servizi di pubblica utilità ai territori di riferimento. Si tratta di servizi che spaziano dalla gestione dei rifiuti a quella delle acque all’energia elettrica e al gas. Il gruppo è nato nel 2002 con l’aggregazione di 11 aziende municipali dell’Emilia Romagna e si è quotato l’anno successivo a Piazza Affari. Oggi offre i propri servizi a circa 4,3 milioni di cittadini in 330 comuni tra Emilia Romagna, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Marche e Toscana. A questi numeri si aggiungono i 20 mila clienti della distribuzione del gas in Bulgaria tramite Aresgas. Hera, quotata nel paniere principale di Piazza Affari, il Ftse Mib, registrava a fine 2019 circa 17 mila azionisti che ne facevano una delle maggiori public company del settore.
Sul fronte della compagine sociale, si segnala il Patto di sindacato che vincola poco meno del 38,42% ed è affidato a un Comitato di Sindacato che rispecchia proporzionalmente i comuni principali legati dal patto (Bologna, Modena, Ferrara, Ravenna, Padova, Trieste, Udine, Rimini per citare i principali). E’ un sindacato di blocco (vincola le operazioni sui titoli sindacati "bloccandole") che sarà in vigore fino al 30 giugno 2021. A questo patto si affianca il "Contratto di sindacato fra i soci pubblici modenesi di Hera", un altro patto che vincola il 10,37% dei diritti di voto di Hera detenuti da 20 azionisti pubblici della società. C’è quindi il "Contratto di Sindacato dei Soci pubblici di Hera S.p.A. dell’Area di Bologna", che vincola il 15,05% circa dei diritti di voto complessivi e vede ovviamente tra i propri pattisti il Comune di Bologna. C’è quindi il "Sub Patto", sottoscritto dal Comune di Trieste e da quello di Padova, che vincola il 9,03% dei diritti di voto complessivi di Hera.
Complessivamente di Hera Bologna ha il 12,6% circa, Imola il 7,37%, Modena il 6,86 per cento. Fuori dai patti si nota una quota rilevante del 5,04% del capitale di Lazard Asset Management.

Nel 2019 il gruppo Hera ha registrato una crescita dei ricavi del 12,7% a 6,91 miliardi di euro e una del Mol del 5,2% a 1,08 miliardi. L’utile netto è aumentato del 35,5% a 402 milioni di euro, gli investimenti sono cresciuti del 17,9% a 509 milioni di euro. La posizione finanziaria netta è negativa per 2,69 miliardi di euro (dato adjusted, complessivamente però si è a 3,27 mld), ma la sua crescita del 4,06% è stata inferiore a quella del Margine operativo lordo, con il risultato che il rapporto PFN/Mol (uno dei più importanti criteri per la valutazione della solidità della posizione patrimoniale di un’impresa ndr) si è compresso a 2,48. Il patrimonio netto del gruppo è di circa 3 miliardi di euro, dunque superiore al debito netto adjusted, dato non trascurabile in un settore, come quello delle utility, caratterizzato usualmente da elevati coefficienti di indebitamento.

La differenza di circa mezzo miliardo tra PFN adjusted e PFN complessiva permette di spiegare una importante operazione del 2019, ossia la partnership di Hera con Ascopiave del dicembre 2019 che ha portato a uno scambio di asset e alla creazione di un unico operatore congiunto, EstEnergy, con circa un milione di clienti del settore gas e commerciale energy e attività in Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Lombardia. L’operazione è stata ovviamente complessa, ma al termine dello scambio di asset, EstEnergy risulta controllata al 52% da Hera e al 48% da Ascopiave, che però ha anche un opzione put che le consentirebbe una volta l’anno di vendere in tutto o in parte le quote della partnership entro la fine del 2026. Questa put impone a Hera di contabilizzare come debito il prezzo dell’opzione (quanto pagherebbe se Ascopiave vendesse tutto il 48%) valutato in 396,6 milioni di ero e anche i relativi dividendi futuri attualizzati previsti e pari a 156,7 milioni (che quindi rientrerebbero tra i pagamenti dovuti da Hera in caso di cessione da parte di Ascopiave): la somma fa 553 milioni circa che coprono gran parte della differenza tra PFN adjusted e non.

Il Mol, per la prima volta superiore al miliardo di euro, è stato coperto per il 31,5% dalla divisione Gas, per il 24,3% dall’Ambiente, per il 24,5% dal Ciclo idrico, per il 16,4% dall’Energia elettrica.

 

La sostenibilità di Hera


Come tutte le multiutility, Hera rappresenta un esempio di responsabilità sociale d’impresa capillare e organizzata insieme. La fornitura di servizi essenziali (energia, acqua, rifiuti) la pone come riferimento nella gestione dei territori e la matrice politica della governance, che rispecchia un azionariato diffuso ma composto sostanzialmente di enti pubblici, le impone una accountability profonda a diversi livelli. Questo si traduce in quel rapporto biunivoco e costante con cittadini, policy maker e operatori economici e finanziari che caratterizza le maggiori multiutility come A2A, Iren o Acea. Il discorso sulla sostenibilità di Hera è però strutturato ed evoluto da molti anni.

Il bilancio di sostenibilità sui dati del 2019 è stato redatto mentre già emergeva l’emergenza Covid-19 nel Bel Paese, mentre le attività del gruppo venivano confermate come essenziali (dunque mantenute in opera) e già si promuoveva ulteriormente lo smart working tra le attività amministrative della società.
Interessante notare che Hera calcola un "Mol a valore condiviso", che in pratica disseziona il margine operativo lordo e ne estrae la parte rispondente all’Agenda Globale, sintetizzabile come "le cose da fare per rispondere alla sfida della transizione energetica in particolare e del cambiamento climatico e della sostenibilità più in particolare". Ma cos’è quest’agenda globale? In pratica è un’estrapolazione delle policy del cambiamento, delle call to action (esortazioni all’intervento, in termini più prossimi al marketing) implicite o esplicite in tutta una serie di politiche internazionali, europee, nazionali e locali. Hera ha analizzato 75 politiche, per individuare le direttive di responsabilità, nel triennio 2016-2018 (Agenda Onu 2030 compresa) e ne ha aggiunte 14 lo scorso anno. Incrociando gli spunti si è arrivati a nove aree di impatto raggruppate in tre driver del cambiamento successivamente collegati agli 11 obiettivi dell’Agenda Onu al 2030 per lo sviluppo sostenibile declinati complessivamente nei 52 obiettivi riportati nel bilancio di sostenibilità di Hera. Tutto ciò porta Hera a calcolare un Mol a valore condiviso di 422,5 milioni di euro, circa il 38,9% del totale, ma in crescita del 12,6% rispetto al 2018 e con l’obiettivo di coprire il 42% circa del Mol complessivo nel 2023, come fissato nello stesso Piano Industriale del gruppo. L’analisi di questo Mol fornisce ulteriori informazioni sulla sostenibilità di Hera: 287,6 milioni sono collegati all’uso efficiente delle risorse, 82,5 milioni all’innovazione e al contributo allo sviluppo del territorio e 75,2 milioni sono dedicati all’uso intelligente dell’energia.

Proseguendo in questo approccio deduttivo, si può evidenziare che il gruppo ha già posto degli obiettivi più specifici che permettono di fornire degli esempi di questi risultati. Nell’ambito dell’uso intelligente dell’energia, Hera punta nel 2023 a raggiungere il 22% di quota clienti che aderisce a servizi di efficienza energetica, nello stesso orizzonte temporale dovrebbero crescere i servizi di efficientamento energetico offerti a PA, aziende e condomini, dovrebbero inoltre crescere ancora i punti luce LED dei Comuni gestiti fino al 40% del totale nel 2023.

In tema di investimenti in iniziative e progetti per la creazione di valore condiviso, Hera sottolinea per il 2019 gli investimenti da 3,3 mln per il completamento dell’impianto di biometano di Sant’Agata Bolognese e per 5,1 mln in altri impianti di biodigestione anaerobica. Circa 19,5 milioni sono stati investiti nell’illuminazione pubblica, nell’efficientamento energetico degli edifici della PA, dei condomini e delle imprese, anche con impianti di cogenerazione industriale: tra Hera Luce, Hera Servizi Energia e AcegasApsAmga Servizi Energetici sono stati investiti circa 19,5 mln in promozione dell’efficienza energetica.

L’"uso efficiente delle risorse" ha soprattutto visto 57,2 mln dedicati all’adeguamento fogniario e depurativo sia urbano, che rurale. Il resto è stato rivolto a raccolta differenziata, a recupero o riciclo dei rifiuti soprattutto tramite Aliplast, Hasi e Waste Recycling.

L’"innovazione e contributo allo sviluppo" ha assorbito investimenti da 70,8 milioni in tecnologie per le smart city, economica circolare, Utility 4.0 e customer experience. Altri 13,1 milioni hanno incentivato il teleriscaldamento e l’acquisto di mezzi a minore impatto ambientale. Nel periodo 2019-2023, che ospita il Piano industriale in corso, Hera programma investimenti che mirano alla creazione di valore condiviso per 750 milioni di euro circa (il 35% del totale previsto). In particolare 320 mln dovrebbero andare a "Innovazione e contributo allo sviluppo", 330 mln all’"Uso efficiente delle risorse" e il resto all’"Uso intelligente dell’energia".

 

Energia ed efficienza energetica


Prima di affrontare l’istanza strategica dell’efficientamento energetico di Hera occorre tracciare un breve perimetro delle sue attività in questo campo. Nel 2019 il gruppo ha prodotto 2,29 milioni di Mwh complessivamente. Le centrali termiche ne hanno coperto il 24,6% circa. I termovalorizzatori sono impianti chiave del sistema industriale di Hera e l’energia che producono è conteggiata per il 51% come rinnovabile (420 mila MWh, il 18,36% del totale energetico prodotto nell’anno) e per il 49% come non rinnovabile (564 mila Mwh, il 17,64% del totale). Gli inceneritori insomma coprono il 36% circa della produzione complessiva di energia del gruppo. Si tratta di 9 impianti fra i quali quellli di Bologna, Padova, Modena, Rimini, Trieste e Faenza. La cogenerazione e la turboespansione arriva al 32% del totale della produzione. La geotermia produce per Hera 67.415 MWh nel 2019 (2,94% del totale). Fotovoltaico, biogas da depuratori, da digestori , da discariche di terzi hanno tutti percentuali da zero-virgola sul totale, pesa invece il 2,08% dell’energia prodotta complessivamente dal gruppo la combustione di biogas da discarica.

In questo contesto si inseriscono le politiche di promozione dell’efficienza energetica, una delle istanze strategiche del gruppo, almeno sotto il profilo della sostenibilità.

Hera ha conteggiato nel 2019 i consumi di energia primaria del gruppo in 690.026 tep (tonnellate equivalente di petrolio) impiegate per la produzione di energia elettrica consumata (+1,62% sul dato del 2018). Di queste 537.165 tep afferiscono all’energia consumata in impianti di generazione elettrica o termica (+2,15%). Nel conteggio delle altre quantità di energia elettrica si includono quella elettrica per illuminazione pubblica (29.514 tep, -4,63% a/a), quella collegata al metano e altri vettori per il riscaldamento delle sedi (2852 tep, +1,17%) e quella dei carburanti per mezzi di trasporto (9377 tep, -5,17%). Il resto dell’energia elettrica per usi diversi dalla produzione energetica consumata per scopi diversi dai tre su elencati ammonta a 111.118 tep (+1,45%). Complessivamente il consumo di energia, esclusa quella per la generazione, flette dunque di 0,2 punti percentuali a 152.861 tep. Sul saldo generale del consumo di energia primaria pesa però nel 2019 – avverte il Bilanco di sostenibilità di Hera – pesa una variazione del perimetro di rendicontazione e in particolare l’inclusione dei consumi di metano di Hera Servizi Energia e dei consumi di biogas della discarica Marche Multiservizi.

Se si guarda ai consumi interni specifici dell’organizzazione di Hera, i consumi energetici passano dai 19,509 milioni di GJ del 2018 a 18,511 milioni di GJ nel 2019 (-5,1%) con un aumento soprattutto dei combustibili da fonti non rinnovabili consumati (14,961 mln GJ, +182 mila GJ), ampiamente bilanciato dai saldi più negativi dell’energia elettrica prodotta da combustibili consumati (-4,601 mln GJ) e soprattutto dell’energia termica prodotta da combustibili consumati (-3,902 mln GJ) che si avvantaggia dell’inclusione della produzione delle centrali termiche di AcegasApsAmga Servizi Energetici non considerate negli anni precedenti.

Il gruppo Hera registra nel 2019 un minor rapporto di energia consumata sui volumi depurati e un minor rapporto tra energia primaria e acqua immessa in rete nel settore idrico. Peggiora invece il rapporto tra consumi ed energia termica immessa in rete per il teleriscaldamento (+4,6%) per via del maggior funzionamento dell’impianto di cogenerazione di Imola nell’estate del 2019 rispetto a quella del 2018. Migliora l’indice relativo all’illuminazione pubblica con un rapporto tra energia primaria (kWh) e punti luce che scende da 336,4 a 303,8 (-9,7%). Al riguarda va ricordato che Hera gestisce poco meno di 550 mila punti luce, in 181 comuni di 10 regioni. Gli interventi di efficientamento energetico sono stati 299 nel 2019 e hanno permesso di risparmiare 11.748 tep nell’anno, il 5,1% dei consumi 2013 con un anticipo dell’obiettivo posto per il 2020 (era il 5% dei consumi 2013). Più della metà degli interventi ha riguardato il settore idrico, seguito dagli interventi sulle sedi e nel teleriscaldamento. In tep risparmiate si contano 6.059 nel servizio idrico integrato e 3.052 nel teleriscaldamento. Hera ha lanciato nel 2019 con il supporto del Politecnico di Milano e di esperti di matematica, statistica e psicologia comportamentale il nuovo Diario dei consumi, un servizio gratuito che permette ai clienti di confrontare i propri consumi con quelli di una famiglia tipo e di ottenere consigli per l’ottimizzazione dell’utilizzo di energia. Nel 2019 i clienti con servizi di efficienza energetica hanno coperto il 20% del totale (+36% rispetto al 2018). Il gruppo Hera ha inoltre proseguito nelle attività di promozione dell’efficientamento energetico a favore di condomini, grandi clienti industriali e pubblica amministrazione.

 

Emissioni e gas serra

Un colosso integrato dei servizi al cittadino come Hera comunica ovviamente dati accurati sulle emissioni. Un’analisi dettagliata delle emissioni di gas serra appare fondamentale data l’importanza del tema del cambiamento climatico nell’equilibrio complessivo di ogni discorso sulla sostenibilità. Le linee guida del Greenhouse Gas Protocol (il protocollo GHG) dettano legge in materia di misurazione dei gas serra a livello mondiale e appaiono quantomai rilevanti per le utility di questo tipo.

Il protocollo GHG separa sostanzialmente le emissioni di gas serra di un’impresa in tre tipi principali:

  • Scope 1: sono le emissioni dirette dell’impresa e delle sue controllate, comprendono ad esempio le emissioni di discariche, il consumo di metano per teleriscaldamento o del carburante degli automezzi. Hera nel 2019 ha aumentato le emissioni dirette Scope 1 a 1,519 milioni di tonnellate di anidride carbonica dagli 1,35 mln del 2018: sono il 13% del totale.
  • Scope 2: sono essenzialmente le emissioni collegate al consumo di elettricità di Hera, sono calate da 148 a 94 mila tonnellate di CO2 e rappresentano l’1% circa delle emissioni totali di gas serra.
  • Scope 3: questa voce, introdotta dal 2017, conteggia tutte le altre emissioni indirette e si attesta a ben 10,15 mln t CO2e, in calo dai 10,74 mln del 2018. Da sole le emissioni Scope 3 coprono l’86% delle emissioni totali di Hera. A monte della filiera produttiva conteggiano le emissioni collegate alla produzione di metano ed energia elettrica (compreso il gas consumato nella cogenerazione industriale) e altre voci collegate. A valle della filiera comprendo le emissioni di gas serra che derivano dall’impiego del gas venduto ai clienti, dalla produzione di energia da impianti in joint venture, dal riciclo della raccolta differenziata. In particolare nelle Scope 3 rientrano 4,86 mln t CO2e da vendite di metano e 4,12 mln t CO2e da vendita di energia elettrica (due valori entrambi in calo).

Utile evidenziare che le emissioni totali di gas serra Scope 1 e 2, pari a circa un sesto delle Scope 3, registrano la quota più rilevante, il 28% ossia circa 455 mln t CO2e, nelle perdite della rete gas. Il 25% è legato ai termovalorizzatori.


Le emissioni Scopo 3 sono al netto delle compensazioni di emissioni di CO2 acquistate o dell’energia elettrica rinnovabile acquistata.

Se si guarda ai risparmi di emissioni ottenuti, ossia alle emissioni di gas serra evitate, si nota un passaggio da 2,31 mln t a 2,33 mln tCO2 nel 2019. Hera sottolinea la riduzione del gas venduto, la riduzione dei coefficienti di emissione, l’effetto della compensazione di emissioni da vendita di gas grazie all’offerta "Hera Impronta Zero". Senza dubbio hanno un ruolo di peso i certificati bianchi comprati da Hera nel 2019: sono cresciuti fino a coprire 662.800 t CO2e circa contro le 515,9 t del 2018 e sono state una componente fondamentale delle tonnellate di gas serra evitate dal gruppo lo scorso anno, insieme all’energia da fonti rinnovabili venduta (927 t circa). Vanno ricordate anche le incentivazioni a un impatto ridotto derivante dai consumi della clientela con le offerte "Pacchetto Natura" ed "Hera Impronta Zero" che hanno coperto 395 mila tonnellate di CO2 risparmiata grazie al ricorso a fonti di energia rinnovabili.

Un indicatore utile riportato da Hera è senz’altro l’indice di intensità di carbonio della produzione di energia, ossia la quantità – in chilogrammi – di CO2 emessa per la produzione di ogni MWh di energia. E’ sceso da 482 Kg/MWh nel 2018 a 453 Kg/MWh e rapporta le 826 mila t CO2e circa emesse da termovalorizzatori (400 mila t circa), da teleriscaldamento (201 mila t CO2e) e discariche e biogas da biodigestione (224 mila t) agli 1,82 milioni di MWh di energia prodotti. Il calo è stato del 6% sul 2018 e del 22% sulla baseline del 2013 e conferma un efficientamento in campo di emissioni a livello di produzione energetica.

Utile dire che il Sistema europeo di scambio di quote di emissione (European Union Emissions Trading Scheme - EU ETS) copre nove impianti di Hera, tutti collegati a reti di teleriscaldamento, che in totale hanno emesso oltre 162 mila tonnellate di CO2 equivalente contro le 159 del 2018 per via soprattutto della maggiore produzione elettrica dell’impianto più grande tra loro, l’impianto di cogenerazione alimentato a metano di Casalegno Imola.

Questi numeri generali sono comunque il frutto di strategie di ampio respiro come di singoli progetti ed esperienze. Ad esempio i circa 3.600 punti luce led del Comune di Tortoreto (Te) e quelli di tanti altri comuni. A Modena Hera ha vinto una gara con la proposta di una riduzione del 18% dei consumi di energia termica rispetto alla media degli ultimi 5 anni. Nel 2019 il gruppo ha immesso in rete circa 6,5 mln metri cubi di biometano, trattando circa 94 mila tonnellate di rifiuto organico.

 

Rifiuti ed economia circolare

Hera gestisce i rifiuti urbani di 187 comuni in 4 regioni, per un totale di 3,2 milioni di abitanti serviti. Complessivamente sul sito di Herambiente, che fornisce una panoramica accurata delle attività del gruppo in questo campo e dei relativi impianti (compostaggio; rifiuti industriali, termovalorizzatori; discariche; selezione e recupero; stoccaggio, trattamento e recupero), si contano 19 discariche, che rappresentano solo una parte dell’articolato sistema dell’economia circolare di Hera. La sfida è importante anche perché la produzione annua pro capite dei suoi territori è di 636 kg di rifiuti prodotti da ogni abitante contro una media nazionale di 500 kg nel 2018 (dati Ispra). Il sistema capillare di raccolta comprende le raccolte territoriali, quelle domiciliari e i centri di raccolta differenziata. Il bilancio di sostenibilità segnala che nel 2019 la raccolta differenziata ha raggiunto 1,36 mln t (+6% a/a) con una percentuale di raccolta differenziata (rifiuti differenziati su totali) è passata, a livello di gruppo dal 62,5% al 64,6% del 2019. La media nazionale nel 2018 era al 58,1% (Ispra). E’ importante ricordare che Hera si sta già orientando verso un servizio per la tariffazione puntuale, spinge in quella direzione la Regione Emilia Romagna: l’obiettivo è una tariffa che aggiunga ai criteri di superficie dell’abitazione e di numero degli inquilini quello della quantità di rifiuti prodotti. Nel 2019 Hera ha registrato crescite a due cifre per la raccolta di RAEE (+14%) e ingombranti (+10%), in lieve calo carta e cartone (-1%). Hera sottolinea che nel 2019 la quota di rifiuti urbani smaltiti in discarica (a valle dei pretrattamenti) è stata pari al 3,4% contro una media italiana del 2018 al 23% (fonte: Eurostat) e dunque inferiore all'obiettivo al 2035 previsto dalle nuove direttive europee del pacchetto sull'economia circolare. Il bilancio di sostenibilità distingue per destinazione i rifiuti urbani raccolti da Hera nel 2019. Una quota del 39% (in calo dal 41,1% del 2018) afferisce a termovalorizzazione e biomassa, un altro 22,1% va al compostaggio (vs. 20,2% del 2018) e il rimanente 35,5% è destinato ad altri sistemi come la selezione e il riciclo. In definitiva la termovalorizzazione per Hera si dimostra ancora fondamentale, ma le dinamiche di compostaggio, selezione e riciclo sono complessivamente positive e sono passate da un peso del 50,5% nel 2017 al 57,6% nel 2019. Herambiente conta ben 90 impianti di trattamento per recupero e smaltimento sia di rifiuti urbani, che di speciali pericolosi e non (compresi 10 termovalorizzatori, 11 impianti di compostaggio/digestori, 15 impianti di selezione, 16 impianti chimico/fisici e di inertizzazione).

Nel perimetro delle attività di Hera rientra comunque l’essenziale gestione del servizio idrico che copre 228 comuni e oltre 3,6 milioni di abitanti. E’ un sistema integrato che copre consumi civili e industriali e risale dalla distribuzione, alla potabilizzazione e al prelievo. Nel 2019 Hera ha contato 418.155 migliaia di metri cubi di acqua prelevata e immessa nella rete con un leggero calo dello 0,9% sul dato del 2018, il 52,9% è provenuto da falda, il 38,9% da acque superficiali e il resto da sorgenti e fonti minori. La rete di distribuzione dell’acqua si sviluppa per oltre 35 mila chilometri ed è costituita al 54,3% da materiale plastico, quindi al 20,3% da cemento-amianto (in lieve flessione sul 20,5% del 2018), quindi in acciaio, ghisa o altri materiali. Il gruppo è attivamente impegnato nella prevenzione del rischio siccità e adotta sistemi di analisi dei dati per orientare la ricerca delle perdite e i piani di sostituzione, ha inoltre svolto con l’Università di Bologna uno studio sui fattori che influenzano le rotture. Nel 2018 è stato anche siglato un accordo di programma triennale con Regione Emilia-Romagna, Arpae, Atersir e Consorzio Bonifica Renana per il recupero delle acque reflue dall’impianto di depurazione di Bologna, Idar: al 2019 la portata di acqua trattata recuperata ha raggiunto i 966.158 mc. Gli ultimi dati a consuntivo 2018 riportano perdite di rete del 31% contro una media nazionale del 42,4% nel 2016 (fonte Arera). Hera ha inoltre pianificato azioni di risparmio, riuso e recupero dell’acqua ponendosi l’obiettivo di ridurre nel 2020 del 10% i consumi d’acqua rispetto al valore di riferimento del 2017. Nel 2019 i consumi si sono attestati a circa 1,26 milioni i metri cubi con un calo del 5,5% sul 2017. Sul fronte dei consumi di acqua per usi domestici Hera ha calcolato nel 2018 un consumo medio annuo pro-capite di 50 mc nel 2018 e fissato l’obiettivo di ridurlo del 5% al 2023. Diverse altre iniziative coinvolgono il settore della depurazione e della gestione della rete fogniaria, fra di esse si segnala l’impegno nel campo della fitodepurazione, che non prevede l’impiego di sostanze chimiche: Hera gestisce già 18 impianti di fitodepurazione in varie province.Lo sviluppo del valore condiviso di Hera fa però leva anche sull’innovazione e la digitalizzazione. Hera ha l’obiettivo di raggiungere nel 2022 una quota del 41% di clienti con bolletta elettronica e del 27% con iscrizione ai servizi online. Nel 2019 i due valori si attestano al 30,1% e al 23,7% rispettivamente. Prosegue intanto lo sviluppo di progetti di business intelligence e data analytcs: si segnalano il nuovo contatore NexMeter , l’analisi dei big data per l’ottimizzazione del servizio di raccolta rifiuti e l’applicazione delle logiche predittive per la gestione dei depuratori. Nel 2019 a Castel Bolognese è stato sperimentato il primo prototipo di centro di raccolta rifiuti urbani differenziati automatizzato. Hera compie inoltre ricerca sulla produzione di bioplastica.

Il bilancio di sostenibilità evidenzia anche alcune iniziative per l’inclusione sociale, come le agevolazioni tariffarie, il supporto a clienti in difficoltà economica, l’esternalizzazione alle cooperative sociale di alcuni servizi che ha supportato nel 2019 875 persone svantaggiate. Nell’ambito del piano di riutilizzo di 700 mila mq di suolo tra il 2019 e il 2022 nella progettazione di infrastrutture, si segnala il riutilizzo del 77% del suolo in nuove infrastrutture lo scorso anno. Nel 2022 Hera punta a un incremento dell’8% delle volumetrie servite dal teleriscaldamento rispetto al 2018: nel 2019 la crescita è stata dell’1,1 per cento. Attualmente il 22,7% degli automezzi ha ridotto impatto ambientale, in calo rispetto al 22,8% del 2018 e con l’obiettivo di raggiungere il 31% nel 2022. Lo scorso anno Hera Comm ha sottoscritto 14 protocolli d’intesa con diversi comuni per la realizzazione di oltre 130 colonnine pubbliche di ricarica nei prossimi anni: l’obiettivo è superare le 270 colonnine nel 2023.

 

Governance e persone

Governance

Hera segue i principi del codice di autodisciplina elaborato da Borsa Italiana e ha un sistema di governance basato su un consiglio di amministrazione, su un comitato esecutivo e altri comitati interni, sul collegio sindacale e sull’assemblea degli azionisti. E’ previsto un organismo di vigilanza ai sensi del D.Lgs 231/2001 (regime di responsabilità amministrativa a carico degli enti) e un Comitato etico e sostenibilità che sorveglia l’adozione dei principi del Codice etico e supervisiona gli aspetti di sostenibilità formulando anche pareri specifici in materia su richiesta del cda. Il Comitato etico e sostenibilità esamina anche le procedure aziendali dal punto di vista sociale e ambientale oltre al rapporto di sostenibilità in via preventiva prima che sia sottoposto al consiglio. Il Comitato è composto da quattro membri fra quali deve essere presente almeno un consigliere indipendente. Nel 2019 ha ricevuto 15 segnalazioni provenienti da clienti, fornitori, PA e lavoratori. In particolare le 4 riguardanti dei lavoratori coinvolgevano rapporti tra colleghi o tra responsabile e collaboratori, la valorizzazione delle risorse umane e la tutela delle pari opportunità: nessuna violazione del Codice etico nelle tre istruttorie concluse. I clienti hanno fatto riferimento a tempi di comunicazione o esecuzione di prestazioni, alle informazioni fornite, alla condotta commerciale. Due segnalazioni anonime di fornitori denunciavano presunte irregolarità nei servizi di raccolta differenziata , nei servizi di spazzamento o nei comportamenti verso i dipendenti del fornitore. Le istruttorie concluse non hanno riscontrato violazioni del Codice Etico né sul fronte clienti, né su quello fornitori. I vertici aziendali di Hera tratteggiano il profilo di rischio di medio e lungo termine del gruppo che viene poi gestito e misurato con strumenti adeguati. Nel 2019 la società ha ottenuto la certificazione Iso 37001 del sistema di gestione per la prevenzione della corruzione arricchendo la politica di "tolleranza zero" in materia ribadita dal Codice etico e dal Modello per la prevenzione della corruzione che integra il "Modello 231". Dallo scorso aprile è anche operativa la procedura 231 per le segnalazioni nell’ambito di un sistema di "whistleblowing".

Hera ha sviluppato un modello di calcolo del valore aggiunto che viene proposto come strumento di interpretazione dei bilanci dal punto di vista degli stakeholder. Nel 2019 il valore aggiunto globale lordo generato per loro è cresciuto del 12,6% a 1,73 miliardi di euro circa. Il 32,3% è andato ai lavoratori (retribuzioni, benefit e altro), il 38,4% è stato reinvestito nell’azienda, il 9,5% è andato agli azionisti (dividendi ai soci e quote di utile di competenza dei soci di minoranza), quindi alla Pubblica amministrazione (11,6%), alle banche (8%) e alla comunità locali (0,2%).

Hera è inoltre sottoposta a diversi rating ESG, dal Dow Jones Sustainability Index (che l’accoglie dal recente ingresso nel Ftse Mib e le assegna un punteggio di 68 contro una media di settore posta a 48) al CDOP, al Sustainalytcs al Bloomberg Gender Equality Index.
E’ importante ricordare che nel 2014 Hera è stato il primo operatore a lanciare in Italia un green bond e che un secondo è stato lanciato proprio nel 2019: i proventi dell’emissione sono destinati a supportare efficienza energetica, economia circolare e gestione sostenibile del servizio idrico. Sul fronte della finanza sostenibile Hera è stata pioneristica anche nella sottoscrizione nel 2018 della prima linea di credito sostenibile, la "ESG Linked RCF Facility" da 200 milioni, che introduceva meccanismi premianti sulla base di obiettivi ESG.

Il rapporto con i clienti prevede anche indagini annuali sulla soddisfazione dei clienti (l’indice complessivo relativo è cresciuto di 2 punti lo scorso anno fino a 73). Ogni due anni inoltre il gruppo indaga sul clima interno: con un punteggio ESI di 68 punti sull’80% dela popolazione aziendale, Hera ha battuto i target prefissati per questi parametri. Il canale internet è ovviamente essenziale per il gruppo e il suo sito ha raggiunto 159.755 visitatori unici mensili nel 2019. Vengono anche monitorati la visibilità online (in calo del 12% nel 2019), l’account Twitter (6.250 follower, +31%), il canale Linkedin (+37% a 61.416 follower), Instagram (2.793 follower), la pagina Facebook (oltre 3.500 fan), senza considerare i rapporti con mezzi di informazione locali, regionali e nazionali.

A fine 2019 Hera registra 534 contenziosi pendenti collegati principalmente alla disalimentazione della fornitura di gas a clienti morosi, a questi se ne aggiungono altri più specifici. E’ in corso per esempio la fase istruttoria di un procedimento che coinvolge un dipendente di Hera e due soggetti esterni cui sono contestati i reati di disastro e omicidio colposo in relazione all’alluvione del giugno 2013 che sommerse una via di Rimini allagandone la Casa Circondariale e altre abitazioni limitrofe (un cittadina coinvolta morì il giorno stesso per un malore). Nel 2017 sono inoltre stati rinviati a giudizio due dirigenti di Herambiente pr via delle emissioni odorigene e rumorose di un impianto di recupero e messa in riserva di Rimini: la fase di istruttoria è ancora in corso. Si segnalano inoltre i ricorsi di WWF, Italia Nostra e del Comune di Campi Bisenzio contro il progetto di un termovalorizzatore della società Q.tHermo al servizio della città metropolitana di Firenze: sono stati accolti al TAR e confermati dal Consiglio di Stato. Contestato anche il progetto di ampliamento della discarica di Imola (Tre Monti), il TAR ha accolto il ricorso di WWF, Panda Imola - Associazione di volontariato onlus e Legambiente Medicina, il Consiglio di Stato ha rigettato l’appello di Herambiente e Regione Emilia-Romagna.

 

Dipendenti

A fine 2019 Hera conta 9,171 dipendenti in crescita rispetto agli 8,777 dell’anno 2018. Complessivamente 8.982 hanno un contratto a tempo indeterminato e 189 un contratto a tempo determinato. Sono oltre 3.300 gli operai e quasi cinque mila gli impiegati, 565 i quadri e 156 i dirigenti. Il 64% dei dipendenti ha sede in Emilia-Romagna, il 73% ha un diploma o una laurea. L’età media è di 47,7 anni. Hera ha calcolato nel 2019 244.275 ore di formazione professionale, circa 75 mila afferivano a qualità, sicurezza e ambiente e oltre 81 mila all’area tecnico-operativa. Calcolate 28,6 ore di formazione medie pro capite, in calo dalle 29,8 del 2018, ma che fanno comunque di Hera la prima tra le maggiori sei multiutility italiane alla luce di questo parametro. Il gruppo attribuisce alla valorizzazione del capitale umano una rilevanza strategica. Tutti i lavoratori del gruppo sono inquadrati in un contratto collettivo nazionale di lavoro. Hera inoltre sottolinea che lo stipendio medio applicato ai dipendenti è superiore al minimo contrattuale in tutte e tre le qualifiche: +57% per i quadri; +89% per gli impiegati; +90% per gli operai (differenze collegate anche all’anzianità aziendale media di 17,3 anni, ma non solo). Hera segnala anche che gli iscritti ai fondi pensione al dicembre 2019 sono 5.502 (il 63% dei lavoratori totali): Pegaso per i lavoratori dei contratti gas-acqua ed elettrici, Previambiente per il contratto Federambiente e Previndai per i dirigenti.
Hera ha anche un sistema di welfare aziendale denominato Hextra e che prevede una quota flessibile di 385 euro per dipendente in proposte del sistema. E’ stato inoltre possibile convertire una parte del premio 2018 in ulteriore welfare. A Hextra è iscritto il 98,8% della popolazione potenziale e il programma comprende borse di studio, percorsi di approfondimento linguistico, centri estivi e quote istruzioni per i figli dei dipendenti, servizi di asili nido. Si segnalano, fra l’altro, anche le collaborazioni ANT e LILT per visite di prevenzione gratuite o a prezzi agevolati per dipendenti e familiari. Diverse iniziative coinvolgono inoltre la promozione della parità di genere, nel 2019 il 26,6% dei dipendenti a tempo indeterminato è donna. Hera è stata inoltre la prima delle maggiori sei utility per quota di donne dirigenti nel 2018 (il 19,5%).
L’indice di frequenza degli infortuni al 15,7 la pone al secondo posto sullo stesso benchmark di Utilitatis (Utilitatis, Benchmarking della Sostenibilità 2019). L’indice sale però a 28,6 per gli operai e a 47,5 per gli operai dei servizi ambientali. Il 41% dei lavoratori a tempo indeterminato aderisce comunque a un’organizzazione sindacale (5 punti in meno del 2018). Si segnalano 4 iniziative di sciopero nel 2019 per 32 ore e collegate a tematiche politiche, economiche o sociali. Sono scese da 30 a 23 le cause pendenti nei confronti dei lavoratori, ma nel 2019 sono stati erogati 220 provvedimenti disciplinari. A gennaio 2019 il gruppo aveva estero il progetto Smart Working al 26% dei dipendenti.

 

Fornitori

Nel 2019 Hera ha registato 5.401 fornitori presenti nell’unico elenco che li raccoglie. Hera esternalizza soprattutto nell’ambito dei servizi ambientali (raccolta rifiuti, spazzamento, lavaggio strade etc.). Esiste al riguardo comunque un apposito sistema di qualificazione e valutazione dei fornitori.

Il gruppo segnala nel 2019 20 audit per il monitoraggio della responsabilità sociale d’impresa dei fornitori in sede e nei cantieri e oltre 90 questionari di valutazione. Raggiunto dunque l’obiettivo prefissato per l’anno.
Nelle gare dell’anno è stato di 34/100 il punteggio medio riservati alla sostenibilità nelle gare con criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Il 77% del valore delle forniture di servizi e lavori proveniva da imprese con monitoraggio degli infortuni, l’obiettivo era del 75% quindi è stato superato. Hera indica anche 87% del valore delle forniture da fornitori con Iso 9001, il 62% con Emas/Iso14001, il 57% con Ohsas 18001, il 38% Sa 8000.

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